Rimini, le tappe del fallimento di un club che 235 giorni fa alzava la Coppa Italia Serie C

Rimini, stadio Romeo Neri - credit: Rimini FC - www.lacasadic.com
Rimini, cosa è accaduto al club dalla vittoria della Coppa Italia Serie C?
Sono passati solamente 235 giorni da quando l’8 aprile 2025 il Rimini alzava al cielo la prima Coppa Italia Serie C della sua storia. Una vittoria importante, ottenuta in una combattuta finale contro la Giana Erminio che aveva garantito al club romagnolo un posizionamento nei playoff, ottenuto poi anche attraverso il campionato dove la squadra era arrivata nona. Qualche settimana prima la Presidente Di Salvo aveva anche presentato uno studio di fattibilità, affiancato da Aurora Immobiliare, per la presentazione di un nuovo stadio e di un centro sportivo polifunzionale. L’opera aveva l’intento di portare nuovi servizi non solo al club ma a tutta la città romagnola.
Oggi dell’entusiasmo di quella finale e delle ambizioni attorno al nuovo impianto che avrebbe dovuto ospitare le gare dei biancorossi, non è rimasta più traccia. Una vittoria che i tifosi si sono potuti godere solamente per qualche manciata di settimane, fino a quando non sono emerse le prime scadenze burocratiche a cui adempiere, dovute alla mancanza di pagamenti avvenuti nei tempi prestabiliti.
Il 31 luglio successivo infatti il club trovò un contratto preliminare con Building Company, azienda che fino a poche settimane prima era determinata all’acquisto di un’altra compagine di Serie C, il Foggia. Il club della Presidente Di Salvo annunciava così l’avvio del passaggio di proprietà della squadra all’azienda brianzola, che aveva superato negli ultimi giorni di luglio l’interesse della Durant Wyot Capital.
Sembrava essere arrivata una scialuppa di salvataggio nei confronti del Rimini, eppure, era solamente un miraggio. 8 giorni dopo, l’8 agosto, la Presidente di Building Company Anna Scarcella rinunciò all’acquisizione del club, prelevato pochi giorni prima da Di Salvo. Una situazione terribile quella in cui rimase “impantanato” il Rimini, con l’incubo di una possibile penalizzazione in classifica a incombere sui biancorossi.
L’appello dei giocatori e il rischio di non giocare nel proprio stadio
Il surrealismo dell’annata del Rimini ha toccato, forse, i suoi picchi più alti quando a poche ore dal calcio d’inizio del match contro la Ternana il Comune ha revocato al club l’autorizzazione per disputare i proprio impegni nello Stadio Romero Neri. La situazione è poi rientrata temporaneamente grazie al TAR, il quale ha accolto la richiesta di sospensiva, avanzata dalla società nei confronti del Comune.
Si è parlato molto di tutto il caos che ha circondato la piazza in questi mesi. Forse, ci si è dimenticati che dietro a tutto questo ci sono dei giocatori che hanno subito tutti questi stravolgimenti. Lo ha voluto ricordare nella conferenza post partita, della gara persa proprio contro la Ternana per 4-1, Alessandro De Vitis. Il difensore, seguito da una delegazione composta dai giocatori più esperti del club ha ribadito la necessità di chiarezza verso il gruppo squadra : “Chiediamo chiarezza, vogliamo capire con chi dobbiamo rapportarci”.

La penalizzazione e il caos tra le figure di vertice
Sin dall’inizio di questa stagione si ha avuto la percezione che l’annata del Rimini sarebbe stata travagliata per svariate ragioni. Da un punto di vista “legato al campo” le prime avvisaglie di difficoltà, oltre alla penalizzazione di 11 punti giunta il 2 settembre, arrivano anche nella gestione della scelta dell’allenatore. È Piero Braglia infatti l’uomo selezionato per guidare la squadra, subentrato in panchina a Filippo D’Alesio (l’ultimo allenatore dei biancorossi era stato una soluzione interna scelta dalla precedente società già a giugno, per sostituire Buscè). Il contratto dell’allenatore toscano però rimarrà in stand-by a causa del mancato deposito in Lega della fidejussione. L’ex allenatore di Campobasso e Gubbio infatti seguirà le prime tre gare della stagione dalla tribuna, non potendo sedere in panchina, fino a presentare in maniera ufficiosa le sue dimissioni il 5 settembre, giorno in cui viene ufficializzato anche il ritorno in panchina pdi D’Alesio.
La stagione del Rimini prosegue, tra possibili ulteriori penalizzazioni e dubbi su quello che sarà il futuro del club. Il 6 novembre arriva un altro addio in casa Rimini, quello del ds e dg Stefano Giammarioli (doppio ruolo rivestito causa di altre dimissioni, quelle di Luca Nember, avvenute solo una settimana dopo il suo arrivo a Rimini) secondo il quale “non ci sono più i presupposti per proseguire insieme in questo percorso” come scritto nel suo comunicato di addio al club. Lo stesso giorno la società ufficializza il passaggio di proprietà del 100% delle quote societarie dalla Building Company a un gruppo guidato dall’imprenditore edile e immobiliare di origine Nicola Di Matteo.
Cosa è successo nelle ultime ore prima dell’esclusione ufficiale?
Già da mesi, anche in virtù di quella che era stata la penalizzazione sul campo della squadra, la speranza e l’ottimismo per un cambio di rotta sono venuti sempre di più a mancare. Mercoledì 26 novembre sarà ricordata come un crocevia decisivo per quella che è stata la storia del club. In mattinata infatti con un comunicato stampa Nicola Di Matteo e Daniele Ferro, possibili acquirenti del club, hanno confermato di fare un passo indietro e di recedere il contratto sottoscritto:
“Purtroppo a oggi, le quote della Rimini Football Club s.r.l. risultano ancora bloccate dal Tribunale di Milano, a differenza di quanto ci era stato garantito nella sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita. Amareggaiti, delusi e sconcertati da quanto accaduto, ma soprattutto consapevoli di aver subito un grave danno da tutta questa spiacevole vicenda, ci ritroviamo dolorosamente costretti ad arretrare, consapevoli del fatto che provvederemo a tutelare tutti i nostri diritti presso le opportune sedi competenti”. Queste le parole con cui termina la nota.
Sempre nel corso di questa giornata, che occuperà un capitolo molto buio della storia del club, è arrivata la decisione del Tribunale Federale Nazionale. Il club è stato deferito per violazioni amministrative per non aver provveduto al pagamento delle somme stabilite precedentemente entro le date limite stabilite. Nel pomeriggio, l’assemblea dei Soci ha formalmente avviato la procedura di liquidazione della società presso la Camera di Commercio. Stando all’articolo 16 delle Normative organizzative Interne della FIGC questa situazione ha portato al triste epilogo finale con l’esclusione del club dalla Serie C.
