Dal primo pallone preso in mano ai sacrifici del mondo dei grandi. Justin Oboavwoduo, attaccante della Juventus Next Gen in Serie C, si è raccontato ai microfoni del club in occasione della rubrica mensile We Are Youth. Sono state le pause a scuola che hanno fatto iniziare la sua storia: "Quando ero molto piccolo - dichiara -, all'asilo, ho semplicemente preso in mano un pallone. Giocavo a calcio durante la ricreazione e la mia maestra disse a mia madre che ero piuttosto bravo. Da allora, tutto ciò che ricordo di me da bambino è legato al calcio. È il mio ricordo più lontano. La mia famiglia ha fatto molti sacrifici per me. Vengo da una famiglia di quattro figli e siamo sempre stati tutti molto attivi e sportivi. Trovare il tempo per accompagnarmi agli allenamenti e alle partite, riuscendo allo stesso tempo a gestire il lavoro, è stato fondamentale. Hanno fatto un lavoro enorme per aiutarmi ad arrivare dove sono oggi e senza di loro non sarebbe stato possibile".

Il classe 2006 è uno dei talenti che il Manchester City ha formato fin da piccolo: "A Manchester si lavora molto sullo sviluppo individuale, cercando di capire ogni giorno dove puoi migliorare, quali sono i tuoi punti di forza e come potenziarli fino a trasformarli in caratteristiche distintive. È una filosofia che riguarda sia la prima squadra sia le giovanili e questo rende più semplice il passaggio da una fascia d'età all'altra. Mi ha aiutato molto a costruire le basi del calcio, a sviluppare una buona tecnica e una buona intelligenza calcistica".

L'impatto con il mondo dei grandi, nel calcio e nella vita quotidiana: "A inizio 2026 è arrivata la chiamata della Juventus e l'impatto con una realtà completamente nuova. La lingua è stata una delle sfide più grandi, perché non parlavo italiano. Inoltre, era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia. Fare le cose per conto mio, comprare per la prima volta tutti i generi alimentari o anche una televisione sono tutte cose semplici della vita a cui non pensi finché non vai a vivere da solo. La distanza da casa e dalla famiglia, rispetto a Manchester, è stata la difficoltà maggiore".

Un'opportunità colta al volo: "Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d'Italia e ha una storia straordinaria. Quando mi ha chiamato e ha mostrato concretamente di essere interessata a portarmi qui, non è stata una decisione difficile da prendere, soprattutto per il modo in cui mi vedeva inserito nel sistema e per quello che avrebbe potuto essere il percorso per me, se mi fossi impegnato e avessi giocato bene. Per me e per tutta la mia famiglia è stato motivo di enorme gioia e orgoglio. Il progetto Next Gen è ottimo perché giochi ogni settimana contro adulti, mentre in Inghilterra le seconde squadre giocano contro altre seconde squadre. Affrontare ogni settimana professionisti esperti ti aiuta a crescere e a farti trovare pronto per qualsiasi sfida futura. Con Mister Brambilla e lo staff ho un ottimo rapporto, basato sull'onestà. Pretendono molto da me perché sanno cosa posso offrire alla squadra e vogliono che mostri le mie qualità in ogni allenamento e in ogni partita. Se c'è qualcosa che non faccio bene, ci sediamo, analizziamo la situazione e vediamo come posso migliorare. Con i compagni vado d'accordo con tutti, ma ho legato molto con Owusu, con Guerra, che essendo il più esperto mi ha aiutato molto ad adattarmi nei primi mesi e siede vicino a me nello spogliatoio, e con Elimoghale, con cui condivido le origini nigeriane e che parla un po' di inglese".

Dentro il mondo Juventus

Da subito, Oboavwoduo è stato inserito in un altro mondo: "Il primo ricordo - continua - è stato ovviamente il rientro, il primo giorno, e i test fisici, che sono stati molto difficili. Stare con la squadra per un periodo prolungato, però, ti permette di conoscere i giocatori e consente a loro di capire chi sei come persona e come ti muovi in campo. Vivere la pre-season ogni giorno mi ha permesso di imparare, crescere e capire cosa vuole l'allenatore da me, dalla squadra e nelle diverse fasi di gioco. Tra le mie figure di riferimento c'è Pierre Kalulu, perché la maggior parte delle volte io gioco a sinistra e lui a destra, quindi ci affrontiamo spesso in allenamento. Mi sta aiutando molto. Se non capisco qualcosa mi dà una mano, anche perché parla italiano, e mi spiega cosa può dare fastidio a un difensore. In questo modo, se faccio determinate giocate, riesco ad avere più possibilità di successo. E poi c'è Weston McKennie, che è un ragazzo divertente e parla anche inglese. Nel tempo libero piace giocare un po' alla PlayStation e me la cavo a EA FC. Ascolto musica e seguo un po' il basket perché mia sorella gioca a pallacanestro. Torino è una bellissima città, con una ricca storia. È bello passeggiare in centro e mi piace davvero stare qui".

L'approccio con la prima squadra è stato speciale: "Nell'amichevole contro il Nizza, segnare per la Juventus mi ha dato tantissimo orgoglio e molta gioia. È stato un momento felicissimo poter entrare in campo e incidere per aiutare la squadra. Ricordo che dopo la partita ho parlato con la mia famiglia ed erano felicissimi per me. Ho raccontato tutto a mia mamma, mio papà, le mie sorelle, ma anche il direttore e tutto lo staff. Con il Sassuolo è stato un momento un po' agrodolce per come è finita la partita, ma la Serie A è una competizione enorme e fare il mio esordio con la Juventus, sentendo la fiducia di Spalletti che mi ha mandato in campo in un momento difficile, è qualcosa che porterò con me per sempre. Spero che sia solo il punto di partenza per molte altre presenze. Prima di entrare, il mister mi ha detto semplicemente di andare in campo, divertirmi, puntare, dribblare, attaccare il terzino e cercare di incidere sulla partita, infondendomi quanta più fiducia possibile. Al termine della gara ho mandato subito un messaggio ai miei genitori. Avevano seguito la partita sperando che entrassi ed erano felici per me. Hanno anche cercato di tirarmi su il morale per il risultato finale".

Ambizioni grandi

L'inglese è ambizioso e giocare per un club come la Juventus non può che motivarlo: "Il mio obiettivo principale per la stagione è incidere in più partite possibili con la Next Gen, segnare, fare assist, offrire buone prestazioni e aiutare la squadra in entrambe le fasi per vincere le partite, facendomi trovare sempre pronto se il mister riterrà di chiamarmi in prima squadra. Il mio sogno più grande invece è vincere la Coppa del Mondo e la Champions League. Giocare per la propria nazionale significa essere tra i migliori del proprio paese, mentre vincere il Mondiale significa essere la squadra e il gruppo più forti del mondo. Da bambino vuoi vincere tutto e segnare 100 gol. Penso che sognare in grande non sia affatto male".

Velocità e fantasia rientrano tra i punti di forza di Oboavwoduo: "Sono un giocatore a cui piace toccare il pallone, scambiare e combinare con i compagni. Direi di essere abbastanza veloce, quindi penso di poter essere molto pericoloso nei momenti di transizione. Mi piace dribblare, esprimermi in campo, fare gol e assist. È così che voglio giocare, perché penso possa aiutare la squadra. Cercare di essere una minaccia offensiva rappresenta il mio stile di gioco. Tra i calciatori del presente mi è sempre piaciuto e ho sempre amato guardare Kylian Mbappé. È un attaccante molto pericoloso, capace di giocare in posizioni simili a quelle in cui posso giocare anch'io", conclude.

Sezione: Girone A / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 10:00
Autore: Salvo Geraci
vedi letture