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Cerignola, Di Toro: “Prepariamo il futuro riequilibrando l’aspetto economico. Mercato? Un anno fa sondammo Lescano”

Dal modus operandi agli obiettivi, passando per la simpatia per l’Inter, la stima nei confronti di Tony D’Amico e alcuni retroscena: il ds si racconta ai nostri microfoni.

“Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”. Titolo di un celebre brano di Ligabue, nonché una frase forte di significato che potrebbe riassumere in estrema sintesi sia a livello umano che professionale, le idee, l’incipit, il modo di essere e soprattutto il percorso lavorativo di Elio Di Toro in quella che è ormai anche la “sua” Cerignola. Dal sogno poi divenuto realtà di agguantare la tanto agognata Serie C all’aver contribuito a far diventare l’Audace una solida realtà tra i pro, passando per risultati a dir poco inimmaginabili che hanno portato il club a sognare ad occhi aperti contro una squadra di Serie A quale il Verona, fino ad arrivare a dei sogni che, nonostante tutte le difficoltà che ci possono essere, tuttavia sono ancora nel cassetto.

Quel cassetto che ha una chiave ben precisa denominata “umiltà”, ma pieno di ricordi, emozioni, pensieri, esperienze e curiosità, e che lo stesso direttore sportivo dell’Audace Cerignola ha fatto conoscere senza filtri a LaCasadiC.com nel corso di una lunga chiacchierata. “Bisogna continuare a lavorare con umiltà, qui credo ci sia quell’orgoglio di aver creato un modo di essere. La soddisfazione più grande è rappresentare una città e una società che vede in te la volontà di sacrificarsi”. Così Elio Di Toro ai nostri microfoni, intento a restare con i piedi per terra, ma con quel pizzico di ambizione che nel proprio piccolo non guasta mai: “Quest’estate ho rinnovato perché non me se la sono sentita di tirarmi indietro considerando anche il senso di appartenenza con la piazza e con il club. Sento quello stimolo di voler dimostrare per consacrare ancora di più quello che è stato fatto”.

Fame, professionalità, impegno, continuità e determinazione. C’è questo nel modus operandi del ds gialloblù, che ormai a Cerignola è una vera e propria icona e certezza. Un punto di riferimento a tutti gli effetti, diventato tale in questi 6 lunghi anni grazie anche e soprattutto alla sua instancabile voglia di fare e di dimostrare: Impegno e dedizione al lavoro sono le cose che sento di trasmettere ogni giorno, credo bisogni sempre lottare nella vita. Sul mio profilo Whatsapp ho una foto di mia figlia che mi tiene la mano, con una frase che recita “Si lotta sempre” e che porto sempre con me”.

Lottare, dunque. In campo e fuori, al lavoro e nella vita di tutti i giorni. E chissà, smorzando un po’ gli animi, in quale altra maniera avrebbe anche lottato il suo Cerignola nel corso della passata storica stagione, fosse andata in porto un’operazione che sarebbe stata quasi clamorosa. Già, perché il ds Di Toro ha anche rivelato un retroscena di mercato: “L’anno scorso abbiamo sondato Lescano. C’è stata una chiacchierata con il suo procuratore, e il presidente aveva fatto una valutazione ed una proposta. Poi, però, dalla Triestina andò Trapani per via di un contratto importante”. Questo e molto altro ancora è stato evidenziato dal ds, che ha fatto il punto sul prossimo campionato, spaziando anche tra mercato, obiettivi e aneddoti personali, tenendoci a ribadire come il progetto Audace debba continuare a reggersi su un equilibrio tecnico ed economico-finanziario.

Cerignola, Di Toro: “Abbiamo voluto ringiovanire, cedere i big è stato doloroso”

Nell’intervista ai nostri microfoni, il direttore sportivo dell’Audace Cerignola Elio Di Toro parte innanzitutto dalla linea di mercato che il club ha deciso di seguire: “Abbiamo deciso di operare in un certo modo, pensando che il massimo possibile che avevamo raccolto l’anno scorso ci mettesse nelle condizioni di ottimizzare delle cessioni, e quindi di riequilibrare anche a livello aziendale l’aspetto economico, preparando un futuro più continuo attraverso delle scelte un po’ più giovani. Delle scelte finalizzate a fare di questa stagione, un’annata propedeutica per riproporre un percorso nuovo attraverso scelte forti ma allo stesso tempo giuste dal punto di vista tecnico ed economico. In questo restyling abbiamo fatto scelte di mercato che tendessero a ringiovanire l’età media. Abbiamo fatto operazioni con ragazzi tutti nati sotto il 2000 tranne Emmausso, cercando di dare un budget economico rispetto alla linea della società. Ora siamo in una fase in cui attraverso le scelte fatte dobbiamo incastrare ancora qualcosa a livello di equilibri e di scelte, mantenendo quest’aspetto economico giusto e corretto”.

Da Salvemini a Capomaggio, passando per Romano. Il Cerignola è stata la regina delle plusvalenze in C: “L’orgoglio di aver ottenuto dei benefici economici è alto, soprattutto la soddisfazione di aver dato visibilità a dei giocatori che sono partiti con noi e poi sono arrivati a livelli importanti. Noi probabilmente abbiamo raggiunto un livello così alto e importante, che forse non ci rendiamo conto dove siamo arrivati. Io non mi tiro mai indietro, ma il punto è che se il Cerignola vuole continuare ad avere una visibilità e una certa realtà costruita attraverso le cessioni che ci son state, bisogna dargliela nel tempo ed è normale che sono importanti gli investimenti misurati, e non sproporzionati rispetto al livello che abbiamo raggiunto. Gli addii dei big? È stato doloroso cederli da un punto di vista umano, mentre da un punto di vista professionale per me è un bellissimo bigliettino da visita perché mi soddisfa il poter dare risalto a delle scelte che poi si sono rivelate giuste. Questo percorso deve fondarsi sull’equilibrio aziendale, economico-finanziario e tecnico”.

“Puntiamo un difensore e un attaccante. Maiuri? Ha carattere, è uno che incide e valorizza”

Restando in tema mercato, il ds gialloblù ha quindi fornito qualche indicazione: “Vogliamo fare innanzitutto un difensore e un attaccante. Poi, se si intrecciano un po’ di cose si può pensare anche in maniera equilibrata ad altre scelte, come ad esempio un quinto di centrocampo. Il primo input è sicuramente cedere, per poter mettere dentro qualcosa. Parker? E’ un profilo che ci è sempre piaciuto e che ci interessa. Gli under che sono arrivati sono tutti ragazzi che si apprestano a questi livelli, bisogna avere la pazienza di aspettare. Il giovane non è un giocatore pronto, deve crescere attraverso anche esperienze negative o formative. Il giovane deve trovarsi in un sistema diverso e crescere. Giocatori quali Parlato, Cocorocchio, Ballabile e Moreso, ad esempio, devono lavorare e nel tempo e dovranno fare le loro esperienze, mentre noi dobbiamo essere bravi a capire quando arriva il loro momento. Per Dabizas c’è stata una segnalazione, è un ragazzo che deve conoscere bene la lingua, ma molto perspicace. Secondo me ha delle qualità sulla finalizzazione e ha il gol nel dna”.

E poi, sulla scelta di Maiuri e sull’addio di Raffaele: “Sono contento di aver scelto Maiuri, è un allenatore che mi è sempre piaciuto come identità perché riesce ad arrivare ad una valorizzazione superiore rispetto a ciò che magari ci si aspetta. E’ uno che incide, mi è piaciuto il suo carattere, la sua identità aggressiva di squadra, e la sua forma di empatia con l’ambiente di lavoro. In estate dei colloqui con altri allenatori ci son stati. Ho parlato con Donati e Buscè, così come ho chiesto informazioni anche per Troise. Tendenzialmente, però, dentro di me avevo sempre l’idea che la scelta dovesse essere Maiuri in questo momento storico. Raffaele? Ha fatto un gran lavoro sia dal punto di vista tecnico che mentale, dando una spinta ulteriore a un movimento che è cresciuto molto. È ovvio che un allenatore che può avere un’ambizione si può trovare nella condizione di voler considerare altro. Se l’aspettativa è superiore rispetto a quello che un club può dare, allora è giusto che una persona vada. Ora bisogna continuare con umiltà, ma senza superficialità come successo col Picerno. Ben vengano però partite del genere che ci riportano ad un valore molto più profondo di quello che dobbiamo dare, considerando che la squadra ha avuto carattere e personalità”.

Dal sogno Serie B accarezzato al rinnovo, passando per le favorite di quest’anno e gli obiettivi

L’Audace nella scorsa stagione ha sognato ad occhi aperti. Due le partite rimaste impresse negli occhi del ds, che svela poi i motivi del rinnovo: “La partita dello scorso anno che mi ha fatto pensare si potesse raggiungere la promozione, è stata quella contro il Monopoli con gol di Cuppone allo scadere. In quel caso non abbiamo fatto una bella partita e siamo stati un po’ fortunati nel finale, quindi ho pensato fosse stato un segnale tutto questo. Invece, quella che mi ha fatto pensare il contrario, è stata la partita pareggiata a Picerno. Quella è stata una gara cruciale perché se l’avessimo vinta poteva darci la “tranquillità” di affrontare il Crotone in modo diverso. Riguardo il mio rinnovo fino al 2027, la cosa che mi ha spinto di più è stato il confronto col presidente. Dal punto di vista umano e personale, non me se la sono sentita di tirarmi indietro considerando anche il senso di appartenenza con con la città e con lo stesso club. Il mio primo obiettivo della chiacchierata con lui era capire cosa volesse fare. All’inizio era un po’ titubante, poi mi ha spiegato meglio e io gli ho dato il mio ok nel voler portare avanti il tutto con dignità e a testa alta, senza perdere di vista la nostra competitività. Ora sento quello stimolo di voler dimostrare per consacrare ancora di più quello che è stato fatto”.

Tre le favorite, ma occhio sempre al suo “spensierato” Cerignola: “Salernitana, Benevento e Catania partono sopra tutte, poi ci sono delle outsider come Potenza, Crotone, Monopoli che hanno lavorato bene, senza dimenticare il Cosenza. Il campionato è difficilissimo, noi dobbiamo pensare a far bene, a mantenere la categoria che è la cosa essenziale, e poi quello che riusciremo a fare di più ben venga. Quindi, dobbiamo salvarci innanzitutto, dopodiché centrare i playoff sarebbe già un grande obiettivo”.

“Simpatizzavo per l’Inter, mentre Tony D’Amico è il ds che ammiro. Per Lescano ci fu un sondaggio”

Un Di Toro che poi si sofferma a 360 gradi tra aspetti personali e modo di pensare: “C’è quell’orgoglio di aver creato un modo di essere. La soddisfazione più grande è rappresentare una città e una società che vede in te la volontà di sacrificarsi. Impegno e dedizione al lavoro sono le cose che sento di trasmettere ogni giorno attraverso tutto il lavoro che viene fatto con tutti gli altri presenti in società. Io da giocatore avevo questa cosa che se non davo non mi sentivo me stesso. Credo bisogni sempre lottare nella vita, sul mio profilo Whatsapp ho una foto di mia figlia che mi tiene la mano, con una frase che porto sempre con me: “Si lotta sempre”. Io mi alzo la mattina e lo so che dura, e se non tiro quella verve, quella voglia di fare e di sacrificio, non vado da nessuna parte. Per la mia dedizione al lavoro, ho tolto molto alla famiglia”.

Infine, curiosità tra passato, presente e futuro. Dall’Inter alla stima per alcuni ds, passando per dei retroscena di mercato: “Da piccolo simpatizzavo per l’Inter, poi, col passare degli anni ciò è svanito. Era l’Inter di Matthäus, Brehme Bergomi e Zenga, con Trapattoni in panchina. Al giorno d’oggi, opto per il bel calcio e per chi merita. Mi piace la meritocrazia, quindi sono del pensiero che chi merita e domina vince. Ds? Ci sono tanti bravi direttori sportivi che operano bene, ad esempio mi piace il lavoro di Giovanni Sartori e Guido Angelozzi, così come anche quello di Ciro Polito, uno che ha tanto coraggio. Poi, sarà un luogo comune, ma a me piace molto come lavora l’Atalanta, e in tal senso un ds che ammiro è Tony D’Amico. Mercato? Due anni fa abbiamo provato a prendere Adorante. L’anno scorso, invece, abbiamo sondato Lescano. Una chiacchierata con il suo procuratore, che è tra l’altro quello di Paolucci, c’è stata e il presidente aveva fatto una valutazione ed una proposta. Poi, però, dalla Triestina andò a Trapani per via di un contratto importante”.