Il ritorno a casa ha spesso un sapore piacevole e amaro. Ritrovare le proprire abitudini, accarezzare le proprie origini, ma riscoprirsi diversi. Più maturi, o più consapevoli. Un lungo percorso, fatto di attese e speranze, che riporta poi tutti verso la propria Itaca. Per Alessio Rizza la casa tanto desiderata è Livorno, il posto in cui tutto è iniziato. Lì dove, rigorosamente dalla curva, osservava i suoi idoli in maglia amaranto. Coltivando un sogno che ora ha finalmente realizzato. Il classe 2003, infatti, è uno dei protagonisti del gruppo guidato da Cristiano Lucarelli nel girone B di Serie C. E proprio pochi giorni fa ha esordito allo stadio Picchi: "Per me è stata una bella emozione, fino a diversi anni fa nello stesso posto facevo il tifo per i miei idoli. È un ritorno a casa, ma è anche una prima volta". 

La prima volta in mezzo alla propria gente, insieme a quegli stessi volti con cui magari, in passato, ha esultato e gioito: "Quando ero più piccolo chiedevo spesso a mio papà di accompagnarmi in curva, anche se alla fine mi portava in gradinata. Sono riuscito a convincerlo dopo un po' di tempo". Già, perché in famiglia sono profonde le radici sportive. Il papà di Alessio ha alle spalle una carriera da rugbista, mentre la mamma da ginnasta: "Da piccolo ho iniziato a fare ginnastica nella palestra di mia mamma, mentre mio papà ha provato a trasmettermi la passione per il rugby. Per me, però, la palla era solo rotonda e non ovale. Alla fine si è rassegnato e così, grazie a me, si è passionato al calcio". 

Da Livorno, dunque, inizia un viaggio che, a circa otto anni, lo porta a Empoli: "È stata la mia casa calcistica, sono cresciuto e maturato sotto tanti punti di vista, per un giovane è un posto perfetto. Ho costruito tante amicizie fuori dal campo, che coltivo ancora oggi. Porto nel cuore soprattutto la vittoria del campionato Primavera". Un successo arrivato sotto la guida di un allenatore che sfidato di recente, in ocassione della gara con il Pescara: "Con Buscè ho vinto due scudetti, uno con l'Under 16 e l'altro in Primavera. Da calciatore faceva il mio stesso ruolo, mi ha dato tanti consigli. Ho un ottimo ricordo di lui, sia dal punto di vista umano che professionale. È stata una bella emozione ritrovarlo da avversario". 

Da una casa che parla di origini a una calcistica. Punti di partenza fondamentali quando ci si mette alla ricerca della strada giusta e definitiva. Come la chiamata del Piacenza e i primi momenti difficili, che portanto Alessio a trovare nuove consapevolezze: "Per me è stata la prima vera esperienza lontana da casa. All'inizio è stata dura, anche perché poco prima dell'inizio del campionato mi sono fatto male al ginocchio e sono stato fuori per tre mesi. La mia famiglia è stata un vero punto di riferimento. Venivano spesso a trovarmi, mi hanno dato tanta forza". 

Legami 

Un rapporto intenso con la famiglia, ricordato anche attraverso i numeri di maglia: "Scelgo spesso il numero 28 perché è il giorno in cui è nata mia sorella, da sempre la mia prima tifosa". Non l'unica, ovviamente. "Tornare a Livorno è stata una cosa bella per me, ma soprattutto per i miei genitori. In particolar modo per mia mamma (ride, ndr). Avere il proprio figlio vicino è una gioia grande, prima trascorrevamo anche diversi mesi senza vederci". Mesi, o meglio anni, in cui è arrivato anche l'esordio in Serie B, con la maglia del Cittadella: "Ho colto al volo questa opportunità, avevo poco più di 20 anni ma sono riuscito comunque a ritagliarmi uno spazio". 

Tornando invece alle origini, e quindi agli idoli, le idee sono chiare: "Impazzivo per Diamanti e Paulinho, che ho visto giocare qui a Livorno. Lucarelli invece l'ho vissuto poco da calciatore perché ero piccolo, insieme a Protti è uno dei due simboli più iconici della storia del Livorno calcio. Da allenatore ci trasmette quotidianamente l'affetto e l'attaccamento che la gente ha per la maglia, e ci spinge a dare tutto in campo per provare a regalare una gioia a questa piazza". E proprio durante ogni gara dell'attuale campionato c'è un altro legame che risuona forte e conferma, in modo solenne, la sua integrità. Quello tra i tifosi e, appunto, Igor Protti: "Scendiamo in campo anche per lui, lo capiamo dalla curva quanto sia stato importante per questa maglia, per questa piazza". 

Sogni 

Tra un sogno appena realizzato e altri che attendono di trasformarsi in realtà. È così che il cammino dell'esterno del Livorno ha iniziato a seguire nuove traiettorie: "Il mio desiderio più grande è quello di riuscire a riportare il Livorno nelle serie che merita. Scendere in campo in Serie A con questa maglia sarebbe qualcosa di indescrivibile". 

Intanto la vita di Alessio è ripartita dalle vecchie abitudini. Gli amici: "Che ho ritrovato con più frequenza dopo essere stato tanto lontano da casa", e anche qualche insospettabile novità. "Papà adesso va in tribuna durante le mie partite, gli ho proibito di andare in curva o in gradinata (ride, ndr)". Orientarsi tra i ricordi per costruire il presente. In attesa di scrivere altri capitoli di una storia infinita. 

Sezione: Interviste e Storie / Data: Lun 05 ottobre 2026 alle 12:49
Autore: Rocco Cristarella
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