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Un gradino alla volta, Lorenzo Malagrida: “Samp nel cuore, ora nuovi obiettivi con il Livorno”

Lorenzo Malagrida con la maglia della Sampdoria (credit: Martina Cutrona) - www.lacasadic.com

Lorenzo Malagrida con la maglia della Sampdoria (credit: Martina Cutrona) - www.lacasadic.com

Dai primi momenti con la maglia della Sampdoria all’esordio in Serie A: Lorenzo Malagrida si è raccontato ai microfoni de LaCasadiC.com. 

A piccoli passi, con ambizione ma senza fretta. La carriera di Lorenzo Malagrida, da pochi giorni nuovo calciatore del Livorno, ha già conosciuto tappe significative. E anche la prima partita con i toscani ha saputo regalare al classe 2003 nuove emozioni: “Mi hanno accolto bene. Diciamo che meglio di così non poteva andare, fare subito gol è stato bello. I compagni e lo staff mi hanno coinvolto fin dal primo momento. Ma ora è tutto passato, bisogna pensare al futuro”, dichiara a LaCasadiC.com.

E nessun pegno da pagare: “Le paste? (ride, ndr) Troverò il modo di offrire qualcosa in futuro, magari una cena”. Razionale, consapevole, anche quando si è trattato di lasciare casa e affetti per una nuova vita sportiva: “Quando sono arrivato alla Sampdoria ero molto giovane, inizialmente viaggiavo quasi ogni giorno, era un grande sacrificio perché abitavo a circa 90 chilometri dal centro di allenamento. Facevo due ore di autobus o treno, ma l’emozione di poter indossare una maglia del genere superava ogni cosa. Era la squadra che tifavo. Poi ho iniziato a usufruire del convitto che metteva a disposizione la società”.

Un percorso che, ben presto, permette a Lorenzo di realizzare uno dei suoi desideri: esordire in Serie A. La sfida è a Bergamo contro l’Atalanta: “Per me è stato indescrivibile, l’ho vissuta con il piglio giusto nonostante fossimo in un momento complicato a livello societario. Era il sogno di una vita“. Un momento importante, prima di ripartire subito: “Non ho avuto nemmeno il tempo di realizzare. Stankovic mi chiese se fossi stanco, io gli dissi di no. Dopo aver fatto la doccia mi misi subito in viaggio con il team manager per raggiungere la Primavera a Firenze”. 

Senza fetta ma senza sosta, guidato da una passione nata già in famiglia: “Ho amato questo sport fin da quando avevo 5 anni e giocavo nella squadra del mio paese. Mio papà è stato sempre un patito di calcio, spesso facevamo anche degli allenamenti singoli io e lui. Mi ha indirizzato verso il calcio”. Punti di riferimento dentro e fuori dal campo, come nel caso di Simone Romagnoli: “Mi è stato vicino in questi ultimi mesi, da lui ho imparato tante cose sia come persona che come calciatore”. 

Prime volte

Tra il blucerchiato e l’amaranto, tra Genova e Livorno, c’è stata però anche una parentesi importante. Rimini e il Rimini come punto di partenza per un nuovo futuro dopo i primi passaggi nel calcio dei ‘grandi’: Quello che è successo durante gli ultimi mesi al club è stato davvero triste. Conserverò sempre dei bei ricordi, ringrazierò sempre la città e tutte le persone che sono state accanto a me in un percorso così importante per la mia crescita”. Un cammino scandito anche dalla vittoria della Coppa Italia di Serie C: “È stata una bella emozione, non dimenticherò mai il mio gol in semifinale. Era un gruppo unito, mi è dispiaciuto assistere al fallimento”. 

Un legame che, nonostante la distanza, non si è mai interrotto: “Il mio pensiero va a persone come il team manager, i magazzinieri, che hanno perso il lavoro e sono rimasti fermi. Mi è capitato anche di sentire tutti i miei compagni di squadra che hanno vissuto male quei momenti, lo stesso Falasco che ora è con me al Livorno. Sono situazioni complicate che intaccano anche la vita personale”.

Malagrida Sampdoria Credit:Martina Cutrone
Malagrida in azione con la maglia della Sampdoria / Credit:Martina Cutrona

Semplicità

“Non amo fare previsioni a lungo termine, cerco di affrontare ogni partita nel modo giusto pensando solo al presente. C’è una scala da percorrere, ma bisogna ragionare un gradino alla volta. Lavoro su me stesso”. Sicuro, deciso, consapevole. Anche quando si parla di idoli o di numeri: “Messi mi piace da sempre, ma come giocatore è inarrivabile. Invece il 31 mi accompagna fin dal mio esordio. Il mio numero preferito resta comunque il 10, ma ormai mi ci sono affezionato. Ha portato bene”. 

Fuori dal campo, invece, tanta semplicità: “Ascolto musica o leggo libri, ma non c’è un’altra passione paragonabile a quella che ho per il calcio”. Focalizzato sul presente ma con una valigia già ricca di ricordi ed emozioni. Scalare e sognare, un passo alla volta.