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Braglia torna a Pontedera dopo 30 anni: quali allenatori come lui nella storia?

Piero Braglia - credit: IMAGO - www.lacasadic.com

Piero Braglia è ritornato al Pontedera dopo 30 anni. Un ritorno che scalda i cuori della piazza. E che, al contempo, sposta il focus sui tanti allenatori che, nella storia, sono ripartiti dal punto zero.

Ci sono storie destinate a restare libri aperti. In attesa di un altro capitolo. O di un’altra riga. O, ancora meglio, di un finale vero e proprio che leghi il passato con quello che sarà. E viceversa, chissà. Di mezzo, però, c’è un presente che scrive. Permeato della fantasia che anima i grandi racconti. Dal campo, alla panchina. Dal Pontedera di Braglia…al Pontedera di Braglia. Connubio squadra-tecnico che, dopo 30 anni di distanza, è tornato a battere forte.

Era il 1996 quando l’allenatore classe ’55 prese per la prima volta le redini del club toscano. Ingabbiato nelle impervie della C2 e affidatosi dunque a un purosangue per brillare. In erba, ma già iperattivo sui campi di provincia. Conclusa la carriera da calciatore, infatti, Braglia formò spirito e conoscenze tra Interregionale e CND, conquistando anche una promozione in C1 alla guida del Montevarchi. Poi, come detto, l’arrivo a Pontedera. E l’inizio di una complicità breve, eppure intensa.

Difatti non dimenticata, dato il ritorno appena formalizzato. Riavvolgiamo però il nastro. Braglia “indossò” il granata una sola stagione, terminando il campionato al quindicesimo posto. Vinse i playout, quindi si salvò, spinto oltre i limiti dai 12 gol dell’attaccante Andrea Bagnoli. Ma il viaggio dell’allenatore proseguì altrove, tra Serie C e B, tra Nord e Sud, toccando tutti i punti cardinali della geografia sportiva. Fino ai giorni nostri. Fino all’ultimo trittico di esperienze.

Difficili, da archiviare rapidamente. L’esonero con il Campobasso, la fuga da Rimini e l’addio anzitempo di Perugia: tre tappe brevi e incolori che, adesso, vogliono essere riscattate. Anche dopo 30 anni, del resto, c’è sempre tempo per sognare un domani di conquiste. Braglia e il Pontedera insegnano. E il bello è che non sono gli unici ad essersi riuniti a distanza di così tanti anni.

Braglia, non sei solo. Zeman, Galeone e gli altri che “al cuor non si comanda”

Restiamo entro i nostri confini. L’Italia è stata storicamente terra di grandi ritorni. A partire da Foggia e dal Foggia, che negli anni ’90 conobbe Zdenek Zeman senza mai riuscire a discostarsi dal suo fascino. Il Boemo, che allenò i rossoneri (s’intende continuamente) dall’89 al ’94, venne richiamato nel 2010, 14 anni dopo. Per poi tornarvi ancora nel 2021, coronamento di un rapporto etereo. Come quello tra Giovanni Galeone e il Pescara: prima esperienza nel 1986, seconda nel 1993, terza e quarta a cavallo tra il 2000 e il 2001. Con due promozioni in bacheca e con tante emozioni impresse sul rettangolo verde.

Non sono però casi isolati. Tra i più recenti ritorni di fiamma spicca anche la simbiosi ritrovata tra la Carrarese e Silvio Baldini. L’attuale selezionatore della nostra Nazionale U21, infatti, allenò i giallazzurri dal 1995 al 1997 e, infine, dal 2017 al 2021 (per giunta a costo zero). Altro? Sì, decisamente. Il barone Niels Liedholm allenò il Milan dal ’64 al ’66, vi tornò nel ’77 fino al ’79 e chiuse con un triennio dall’84 e all’87. Nel mezzo ha allenato due volte la Roma, che ha poi ripreso una terza e una quarta volta. L’uomo-copertina dell’Album Panini Carlo Parola, invece, guidò la Juventus dal 1959 al 1962, tornandovi solamente nel lontano 1974. Mentre Pietro Carmigiani diresse il Parma da capo-allenatore nell’85, nel 2001/2002 e, infine, nel 2005. Il più simbolico? Ovviamente, Claudio Ranieri: lasciò il Cagliari nel ’91, lo riprese nel 2023 e scrisse pagine uniche tra promozioni e salvezze. Come solo lui sa fare.

Zdenek Zeman, allenatore di Pettinari nel 2017
Zeman alla guida del Pescara – credit: Massimo Mucciante – www.lacasadic.com

Dall’estero: ecco chi è tornato a casa

Non solo calcio tricolore, ma anche sfumature estere in questa speciale raccolta. Un esempio tangibile? Martin O’Neill, il caso più recente. Allenatore del Celtic dal 2000 al 2005, è tornato sulla panchina biancoverde proprio a fine 2025. Rimpiazzato, venne richiamato a inizio 2026.

Come lui, altri due nomi abbastanza importanti. Il primo, Jupp Heynckes: guida del Bayern Monaco dal ’87 al ’91, poi ad interim nel 2009, successivamente stabile dal 2011 al 2013 e infine traghettatore nel ’17/18. Titoli in bacheca, 9 (con Champions annessa). Ultimo, non per importanza, Kenny Dalglish. Leggenda del Liverpool (172 reti in 515 partite) e uomo cardine anche in panchina: diresse i Reds dal 1985 al 1991, vincendo 4 campionati e 2 coppe di lega. Che divennero addirittura tre: lo scozzese tornerà ai piedi della Kop nel 2011/2012, conquistando un ulteriore trofeo nazionale.