L'avvio di campionato in Serie C ha già regalato la sua prima sorpresa, per alcuni. Per altri invece è solo la conferma di un progetto tecnico e societario che, da ormai 3 anni a questa parte, sta alzando sempre di più l'asticella che li ha portati a diventare, nel bel mezzo della sosta nazionali, la capolista del Girone C e il miglior attacco d'Italia, dal punto di vista realizzativo. Stiamo parlando del Potenza: 16 punti in 7 partite e primato di classifica condiviso con il Bari. Un nuovo capitolo affidato in estate alla regia di Ivan Tisci, capace subito di incidere e di rendere tutti protagonisti: dalla giovane promessa della Primavera fino al titolarissimo, ora spronato dalla competizione di chi scalpita per avere quella maglia da titolare.

Tanti i giocatori sotto i riflettori dopo questa partenza record, e tra questi c'è anche Matteo Ghisolfi. Centrocampista classe 2002, nato a Cremona e protagonista con i rossoblù da ormai tre stagioni, proprio dall'inizio di questo nuovo percorso che voleva lasciarsi completamente alle spalle quanto accaduto nel 2023-24. Un avvio subito coinvolgente per l'ex Audace Cerignola e Giugliano, autore della splendida doppietta contro il Barletta che ha poi tracciato la strada per il definitivo 4-1. Noi de LaCasaDiC.com abbiamo deciso quindi di avvicinarci ancor di più alla realtà lucana, per provare a capire l'atmosfera che si respira, le ambizioni e la voglia di questi giocatori che, come lo stesso Ghisolfi, stanno facendo sognare il capoluogo della Basilicata.

La storia tra il centrocampista e il Potenza comincia nell'estate del 2024. Un momento cruciale per la rinascita sportiva di un club che, soltanto pochi mesi prima, aveva raggiunto la salvezza attraverso i playout: "Il direttore De Vito e mister De Giorgio mi hanno voluto fortemente qui", ha esordito Ghisolfi. "Nei prestiti a Cerignola, Giugliano e Grosseto non avevo avuto molta continuità a causa di alcuni infortuni. Appena arrivato a Potenza son rimasto colpito dall'organizzazione, è da categoria superiore". Un gruppo squadra che, in quelle settimane, viveva una profonda trasformazione affidata all'ex allenatore della Primavera Pietro De Giorgio: "Eravamo una squadra giovane e con tanto entusiasmo, i primi ad accogliermi sono stati Erradi e Ferro, in pochissimo tempo siamo diventati grandi amici e abbiamo mantenuto questo legame anche fuori dal campo".

In poco tempo, la grande duttilità in campo avuta da Ghisolfi fin dalle giovanili, sembra ora aver trovato la sua collocazione definitiva nel 4-3-3 utilizzato anche nella nuova gestione Tisci: "È il mio modulo. Da mezzala penso di aver trovato la mia dimensione, riesco a dare un buon contributo sia in fase difensiva che offensiva. Nelle giovanili alla Cremonese avevo provato tutti i ruoli, dall'attaccante al trequartista, fino anche al mediano". Poi la svolta con Pierpaolo Bisoli, che lo lancia subito titolare in Serie B e proprio nella posizione di mezzala: "È stato il primo a credere in me. Mi ha buttato subito in campo titolare contro il Pisa, lì ho capito che sarebbe stato il mio posizionamento ideale e da lui ho ricevuto una fiducia che non dimenticherò mai. Nelle giovanili ho anche un bellissimo ricordo dei mister Bianchessi e Pozzoni. Non ero uno che correva molto, e loro invece mi son sempre stati addosso, mi hanno aiutato in questo percorso".

L'esordio in B e la chiamata in Nazionale

Dopo l'esordio tra i cadetti, il 2021 ha cominciato a diventare pian piano un anno speciale per Ghisolfi. Ormai in pianta stabile "tra i grandi" alla Cremonese, e con sempre più minutaggio in Serie B: "Ricordo che c'era un'intensità pazzesca, sia negli allenamenti che delle partite. Avevo 18 anni, ero ancora un po' acerbo, però ho davvero un bel ricordo di quell'annata". Di lì a poco sarebbe poi arrivata anche la chiamata della Nazionale U19, in uno stage con vista sugli Europei in Slovacchia. L'emergenza sanitaria dovuta ancora al Covid, però, ha rovinato i piani interrompendo il programma delle giovanili azzurre ma regalando comunque un'esperienza indimenticabile al centrocampista: "Ero già stato in Nazionale, prima con la Lega Pro quando la Cremonese era ancora in Serie C, poi ho fatto U15 e U16. Era successo tutto in fredda, c'era stato il Covid ma quei 3-4 allenamenti a Coverciano son riuscito a farli. È stata un'esperienza incredibile, penso che la maglia azzurra sia l'apice di tutto, l'obiettivo di ogni calciatore".

E come tanti giocatori, dediti alla cura dei particolari e di ogni dettaglio per performare meglio del proprio compagno di squadra, non può che esserci un solo nome dietro la filosofia sportiva dello stesso Ghisolfi: "Anche se non ero tifoso del Real Madrid, ricordo che davanti alla tv esultavo come un matto per ogni gol di Cristiano Ronaldo. Lo ammiro tantissimo per quello che fa fuori dal campo, cura tutti i dettagli, dall'alimentazione all'allenamento e penso sia fondamentale per un atleta al giorno d'oggi". Ruolo su ruolo, invece, gli occhi si illuminano per chi, come lui, riesce a coniugare perfettamente la fase offensiva a quella difensiva: "Mi piaceva molto Milinkovic-Savic, così come tutti quei centrocampisti più fisici e moderni, come anche McTominay o Bellingham". 

Entrare e spaccare la partita

Negli anni, la grande competizione a centrocampo e alcuni problemi fisici hanno costretto spesso Ghisolfi a ritagliarsi un ruolo da protagonista partendo dalla panchina. Una condizione che il 24enne sembra aver assimilato nel migliore dei modi, cercando di risultare decisivo in ogni occasione, proprio come accaduto in questo inizio di campionato contro il Casarano e il Barletta. "Per entrare dalla panchina, l'ho imparato negli ultimi anni, devi acquisire la mentalità per cui anche entrando a gara in corso devi dimostrare al mister che aveva sbagliato. È un attimo entrare e spaccare la partita, e comunque ricevi visibilità, se ogni volta che lo fai vai in gol o fai assist". Una fame sportiva che, col tempo, il ragazzo ha saputo trasformare: "Devi essere arrabbiato, devi voler giocare tutte le partite e far diventare quella rabbia in energia da portare in campo. Abbiamo una squadra di tutti titolari, in panchina cerchi di vedere come sta giocando il compagno al tuo posto e guardi gli spazi da poter attaccare quando entrerai".

Una condizione numerica e qualitativa, quella a centrocampo, che ha portato anche con Tisci un altissimo livello in allenamento, oltre che altre similitudini sul piano gara: "Quando ci si allena con queta intensità e c'è così tanta competizione è lì che si migliora, tutti i giorni. Tisci ci sta mettendo in testa il particolare sulle palle inattive, lui e De Giorgio sono comunque due allenatori giovani e si relazionano bene con il gruppo, conoscono le nostre esigenze. Hanno un approccio simile, stesso modulo ma diverso modo di giocare: Tisci va uomo contro uomo, De Giorgio voleva più palleggio ma ad entrambe piace pressare forte e voler fare la partita contro qualsiasi squadra". Un pensiero in particolare soprattutto per l'attuale allenatore della Juve Stabia, tra i primi a credere in Ghisolfi e a volerlo a Potenza, come base per quella già citata rinascita sportiva: "Devo ringraziare innanzitutto De Giorgio e il suo staff, mi sento un giocatore totalmente cambiato e migliorato su tanti punti di vista in quei due anni. Ho avuto qualche infortunio, che mi ha tolto un po' di continuità, ma per migliorare servono anche altri dettagli. Guardi te stesso e cerchi di portare le tue capacità al massimo, dall'alimentazione a quei dettagli che ti dicevo prima. Fa tutto parte del processo, l'importante è mantenere sempre la stessa costanza".

Il sogno Coppa Italia

Nel dettaglio, ci sono alcuni aspetti dove l'ex Cremonese, guardandosi indietro, è migliorato nel tempo trascorso in Lucania: "Nei primi anni di Serie C non avevo lo strappo palla al piede, così come gli inserimenti o la rapidità. Erano un po' delle mie lacune". Tutti fattori che, nella passata stagione, la mezzala 24enne ha messo in pratica anche nella Coppa Italia Serie C Regionale, vinta proprio dal Potenza. Una competizione lunga e soprattutto delicata, se pensiamo al secondo turno giocato a fine ottobre, quando la panchina dello stesso De Giorgio sembrava essere più in bilico che mai dopo una serie di risultati non positivi. "Arrivavamo in un periodo non semplice ma nello spogliatoio, tra il mister e i compagni, non c'era mai stata troppa preoccupazione. Sapevamo di essere un gruppo splendido e una squadra forte in campo, e lo abbiamo confermato anche con la nuova direzione sportiva, dopo l'arrivo del direttore Di Bari. Ci allenavamo sempre con un'intensità che non ho mai visto nelle altre società in cui son stato. Sapevamo che sarebbe stato solo un periodo negativo e ci saremmo rialzati". Calci di rigore che si son poi rivelati decisivi nella gara del Veneziani, lucani avanti e anche Ghisolfi tra i marcatori dal dischetto: "Vincere quella gara è stato come togliersi un peso, i rigori li calciavamo sempre a fine allenamento, facevamo a gara con Cucchietti, per cui ci fidavamo molto anche di lui".

Un gruppo squadra sempre più unito e coeso. L'intensità crescente in allenamento e quella voglia di continuare a stupire, migliorarsi, e crescere tutti quanti assieme, verso quel sogno che si è poi concretizzato nella notte del 1° aprile 2026. "Giocavamo tutti, ed è un qualcosa che se vuoi vincere, sul lungo termine, è fondamentale. Anche Mazzeo, non giocava da un po' e ha fatto la doppietta decisiva contro l'Audace Cerignola agli ottavi. È lì che abbiamo capito che ce l'avremmo potuta fare, a inizio anno il presidente Macchia aveva detto di voler vincere la Coppa Italia Serie C, e noi siamo riusciti a farlo". L'ultimo atto del Francioni ha però riservato un finale soltanto per cuori forti. Dopo il 3-1 dell'andata, il gol di Parigi a mezz'ora dalla fine, e al culmine di una gara che aveva visto il Potenza in difficoltà su molti aspetti, l'assedio finale dei nerazzurri ha fatto da preludio alla festa potentina. "Quella partita ha reso tutto ancora più bello, era stata tiratissima su un campo difficile. Mio papà si guarda tutte le partite da quando avevo 5 anni, non ne ha mai persa una, e quella sera lui e la mia famiglia eran venuti da Cremona. È stata un'emozione incredibile".

Un cerchio che si chiude

L'ultima mezz'ora al cardiopalma che ha visto protagonista proprio Ghisolfi, subentrato a Schimmenti pochi minuti prima del gol di Parigi: "Quando entro non sento tanto la pressione della partita, cerco di essere libero mentalmente. Ricordo che ho fatto qualche strappo in avanti e il mister mi chiedeva di tenere alta la squadra, ma eravamo stanchissimi. Non riuscivamo quasi più a muoverci, anche per il campo che era piuttosto pesante". Il momento della festa poi, davanti agli oltre 3000 potentini presenti per l'occasione, rimarrà qualcosa di indelebile nella mente: "Andare dalla nostra gente dopo il triplice fischio è stato bellissimo. Sono andato subito ad abbracciare Erradi, ne parlavamo da un po' di quella coppa e finalmente ce l'avevamo fatta". Un cerchio che si era chiuso nel migliore dei modi: dall'abbraccio al primo allenamento al Viviani, in quell'estate del 2024, entrambi appena arrivati al Potenza, a quello commosso sul prato del Francioni, dopo essere diventati "campioni d'Italia".

Tornando a oggi, però, i numeri parlano chiaro. Con 3 gol segnati in regular season, quella di Ghisolfi è già la miglior annata realizzativa tra i professionisti. Un bottino che potrebbe certamente aumentare, fino magari a superare gli 8 gol segnati in Primavera con la Cremonese, tra il 2020 e il 2021. "Sinceramente non mi son fissato degli obiettivi, però sono un ragazzo molto ambizioso. Cercherò di migliorare sottoporta, voglio trovare continuità perché è quello che mi è mancato più di tutto in questi anni". E allora un obiettivo glielo diamo noi: al prossimo gol segnato, una dedica a LaCasaDiC facendo una "C" con una mano...se l'emozione del momento lo permetterà: "Quando segno non capisco più niente. L'unica esultanza che son riuscito a fare è una L con le dita sulla bocca, che facevo da piccolo e l'avevo promessa a Erradi dopo un suo infortunio. Però se mi ricordo prometto che lo farò".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 18:30
Autore: Marco Gioviale
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