Home » La parabola del figliol prodigo: Mandorlini ritorna a Ravenna dopo 32 anni

La parabola del figliol prodigo: Mandorlini ritorna a Ravenna dopo 32 anni

I tifosi del Ravenna - credit: Ravenna FC - www.lacasadic.com

I tifosi del Ravenna - credit: Ravenna FC - www.lacasadic.com

Formalizzato l’esonero di Marchionni, il Ravenna ha deciso di affidare la panchina ad Andrea Mandorlini. E si tratta di un ritorno.

Partì con entusiasmo, quel treno al sapor di Romagna destinato alla grandezza. Investimenti, ambizione, obiettivi dichiarati: insidiare, da neopromossa, le alte cariche della Serie C. Difficile, certo, ma non impossibile. Difatti, la tanto auspicata impresa stava parzialmente riuscendo. Evidentemente, però, quel treno non andava abbastanza forte per chi ha sogni più intensi. Il Ravenna, nonostante il secondo posto in classifica, ha quindi scelto di esonerare l’allenatore Marco Marchionni. Dovrà ripartire da zero, o quasi.

Il classe 1980 paga la sconfitta incassata nella serata di giovedì 12 febbraio contro la Ternana. La sesta stagionale, la quarta nelle ultime otto. Quelle che, a conti fatti, hanno minato la posizione di Marchionni: ha toccato la vetta, l’ha anche fatta propria, poi si è progressivamente allontanato dalla mira. L’Arezzo, adesso, ha dieci punti di vantaggio. Ma rimarrà sicuramente impressa la promozione dalla D, così come la vittoria della Coppa di categoria, in egual misura (nonostante il finale) questa parte di stagione professionistica fatta di alti altissimi e qualche momento no.

Pochi, ma comunque sufficienti per ribaltare le fondamenta del club, che ha presto virato su un altro profilo per andare di gas sin dalla prossima domenica. Ed è un nome che l’ambiente giallorosso conosce molto bene. Si chiama Andrea Mandorlini, è nato a Ravenna e, nella stessa città, ha mosso i primi passi della sua traiettoria calcistica. Otto anni di settore giovanile romagnolo, poi il pronto approdo in Serie A tra Torino, Atalanta e Inter, sua vera dimora sportiva. Infine l’Udinese, di seguito l’inizio della carriera da tecnico.

Esordisce sulla panchina della Manzanese, nel vecchio CND, ma si volta presto indietro. Nel 1994, infatti, tornerà al Ravenna, questa volta in veste di vice allenatore. Al secondo anno, ironie del destino, conquisterà la promozione in Serie B sotto l’egida di Giorgio Rumignani e spinto su dai 21 gol di Stefan Schwoch. Nei due anni seguenti preserva la categoria insieme a Novellino e Santarini, mantenendo l’incarico fino al 1998. Da lì in avanti, avanzerà come solista, toccherà tanti angoli di cielo e non con poche soddisfazioni. Ma, in fin dei conti, la Romagna ha più bellezza da sfoggiare. E il terzo ritorno è inevitabilmente dolce, ancor prima che inizi effettivamente.

Ravenna, ecco Mandorlini: le sue esperienze da allenatore

Prima, però, passo indietro. Mandorlini ha ben 28 anni di panchine alle spalle. Alcuni da raccontare, altri da riscattare. Esempi: ha portato in C1 lo Spezia, ha riportato in A l’Atalanta e compiuto un doppio balzo dalla C alla massima serie con l’Hellas Verona, poi salvato e fatto crescere. Ha anche allenato all’estero, vincendo un campionato e una coppa nazionale alla guida del Cluj. Club romeno che ha allenato anche nel 2023/2024 e nel 2025, venendo esonerato lo scorso ottobre.

In Italia, invece, l’orologio è fermo ai cinque mesi (febbraio-giugno 2023) passati alla guida del Mantova, conclusi con la retrocessione in Serie C. Categoria che ha affrontato anche a Padova, terminando secondo nel 20/21 e perdendo la conseguente finale playoff-promozione contro l’Alessandria. Ultima Serie A? Bisogna risalire al 2016/2017: prese il posto di Ivan Juric al Genoa per sole 6 partite, prima di essere esonerato.