Lionel Messi ha giocato in uno stadio della Serie C. Può sembrare strano, ma basta riavvolgere il nastro fino al 30 maggio 2006, quando l’Argentina affrontò l’Angola in amichevole proprio all’Arechi di Salerno. L’albiceleste vinse 2-0 e, nella ripresa, al posto di Javier Saviola entrò un Messi ancora diciannovenne, pronto a disputare il suo primo Mondiale. Anche il futuro campione del mondo ha lasciato una traccia sul prato che accompagna da oltre trent’anni la storia della Salernitana.

È da qui che parte il viaggio de “Le case della C” nell’Arechi, tra grandi protagonisti, curiosità e un futuro che potrebbe riportare il calcio internazionale a Salerno. La città figura infatti tra le 13 inserite nei dossier trasmessi dalla FIGC alla UEFA per Euro 2032. Un passo avanti nel percorso di candidatura, in attesa della scelta definitiva delle sedi italiane che ospiteranno il torneo.

Per capire il legame tra questo stadio e Salerno, però, bisogna partire dal suo nome. L’impianto è intitolato ad Arechi II, principe longobardo dell’VIII secolo: un richiamo alla storia cittadina da cui deriva il soprannome “Principe degli stadi”. Una denominazione arrivata soltanto nel 1991, quando il nuovo campo della Salernitana aveva già cominciato a ospitare le prime partite. Al debutto, insomma, l’Arechi non si chiamava ancora Arechi.

La prima gara risale al 9 settembre 1990: Salernitana-Padova, prima giornata del campionato di Serie B, terminata 0-0. Le curve erano ancora incomplete e il pubblico si sistemò tra tribuna e distinti. A rendere speciale quella giornata fu anche una coincidenza: entrambi i capitani erano salernitani. Da una parte Marco Pecoraro, con la fascia dei granata; dall’altra Giuseppe “Nanu” Galderisi, alla guida dei biancoscudati. Due figli della stessa città ad aprire un nuovo capitolo della sua storia calcistica.

La pagina nera di Fiorentina-Grasshopper

Da allora, l’Arechi ha accompagnato promozioni, cadute e ripartenze. Dalla conquista della Serie B nel 1994 al ritorno in Serie A nel 1998, fino alla nuova promozione nella massima serie del 2021 e alla salvezza del 2022. Pagine diverse, legate dallo stesso tifo, che ha continuato a riempire di significato gli spalti anche nelle stagioni più difficili.

Nella storia dell’impianto trova spazio anche una serata europea dal finale amaro. Il 3 novembre 1998, con il Franchi squalificato, la Fiorentina ospitò a Salerno il Grasshopper in Coppa UEFA. I viola erano avanti 2-1 quando, al termine del primo tempo, una bomba carta ferì il quarto uomo. La partita venne interrotta e non riprese: seguirono lo 0-3 a tavolino e l’eliminazione della squadra di Giovanni Trapattoni. Un episodio che trasformò una serata di calcio internazionale in una delle pagine più buie vissute all’Arechi.

La stagione 2026/27

Ora questo stadio continua a ospitare una Salernitana alla ricerca del salto di categoria, al secondo anno di Serie C dopo la retrocessione della stagione 2024/25. La società ha affidato la guida a Serse Cosmi, che sta guidando i granata in un avvio di stagione sottotono, con soli nove punti conquistati fin qui e il dodicesimo posto in classifica.

Il passaggio di Messi, le feste granata e quella notte di Coppa UEFA raccontano quanto calcio sia passato da questo prato. Ora la candidatura a Euro 2032 offre la possibilità di aggiungere un altro capitolo. Nell’attesa, l’Arechi resta la casa della Salernitana: il luogo in cui ogni generazione di tifosi conserva una partita, un’emozione e un ricordo da tramandare.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 15:30
Autore: Martin Shira
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