Ascoli, Passeri: “Il calcio è etica, è un fatto sociale”

Passeri - Credits Ascoli Calcio - www.lacasadic.com
Ascoli, il presidente Passeri fa il punto della situazione: bilancio dei primi sei mesi e progettazione futura
Sono passati 180 giorni dall’inizio dell’era Passeri all’Ascoli, un tempo che può sembrare lungo ma che, come sottolineato dallo stesso presidente, rappresenta solo l’inizio di un percorso complesso e ambizioso. Sei mesi vissuti intensamente, tra passione, delusioni e grandi gioie, iniziati con un atto di fede autentico, al buio e spinti dall’amore per una piazza che non poteva accettare un finale diverso. “L’Ascoli è l’Ascoli e non può finire così“, ha raccontato Passeri, ricordando il sostegno immediato della sua famiglia e l’energia unica che solo la città marchigiana sa trasmettere.
Un sostegno che si è manifestato fin da subito anche all’esterno. La fiducia ricevuta ha trovato una delle sue massime espressioni nella campagna abbonamenti, partita dopo appena venti giorni dalla nuova gestione e capace di superare quota settemila tessere. Un dato straordinario per la Serie C, che certifica il legame profondo tra la società e il territorio. In parallelo, la dirigenza ha avviato un’importante ristrutturazione aziendale, resa possibile grazie alla vicinanza di sponsor e tifosi che hanno creduto nel progetto ancora prima che iniziasse il campionato.
La prima fase del lavoro è stata dedicata a rimettere in ordine l’organizzazione societaria, con scelte anche impopolari ma necessarie. Passeri, insieme al figlio e al direttore sportivo, ha deciso di metterci la faccia, ridisegnando i ruoli interni. Una linea chiara che, a oggi, sta trovando riscontro anche nei risultati sportivi, considerati una naturale conseguenza di una struttura finalmente solida.
Alla base di tutto c’è una visione precisa di calcio, distante dalle logiche moderne e più vicina a valori etici e sociali. Per Passeri il calcio è prima di tutto educazione, aggregazione e crescita umana. “Prima vogliamo creare piccoli uomini e poi calciatori“, ha spiegato, annunciando l’avvio di una progettazione fondata sul territorio e sui giovani, con l’obiettivo di rendere Ascoli il miglior centro sportivo d’Italia per il settore giovanile.
Ascoli e Passeri, estero e Picchio Village
Un progetto che va oltre il rettangolo di gioco e che mira a rendere l’Ascoli un punto di riferimento anche fuori dai confini nazionali. Il club, infatti, si propone come vero e proprio testimonial di Ascoli Piceno, esportando un modello organizzativo e una filosofia riconosciuta anche all’estero, come dimostrato dall’esperienza del torneo disputato a Riyadh. Un’occasione in cui il nome dell’Ascoli è stato associato non solo al calcio giocato, ma a un’idea di sport strutturata e sostenibile.
In quest’ottica rientra anche il lavoro sul patrimonio strutturale del club. La società sta cercando di acquisire la totale proprietà del Picchio Village insieme ad alcuni partner, aprendo la possibilità di partecipazione a nuove iniziative. Un passo fondamentale per garantire autonomia, stabilità e sviluppo continuo, mettendo le basi per un futuro che non sia legato solo ai risultati della prima squadra.

Questione Del Duca
Grande attenzione anche al tema stadio, visto non più soltanto come luogo della partita, ma come spazio di aggregazione al servizio della comunità. È allo studio il recupero di tutti gli ambienti attualmente inutilizzati sotto la Tribuna Mazzone, con l’idea di restituirli ai tifosi e ai cittadini. Un modo per riportare lo stadio al centro della vita sociale della città, rendendolo fruibile anche al di fuori dei novanta minuti.
Lo stesso principio che guiderà lo sviluppo del centro sportivo, pensato come un moderno punto di riferimento per i giovani. “Una volta c’erano gli oratori, oggi dobbiamo creare qualcosa per loro“, ha concluso Passeri. Un messaggio chiaro, l’Ascoli non vuole solo vincere, ma costruire. Con pazienza, identità e una visione che mette il territorio e le persone al primo posto.
