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La Roma di Totti, l’intuito di Stramaccioni e il Napoli: Ciciretti torna a Benevento per essere “Amato”

Sentirsi bene. Appagati e soddisfatti. In pace con sé stessi. Il traguardo di chiunque. Vale anche per gli sportivi come Amato Ciciretti. Un giocatore abituato a viaggiare. A conoscere e sperimentare. Consapevole delle difficoltà. L’intento? Farsi apprezzare per ciò che sa fare. Giocare a calcio. Una vita a inseguire un sogno. Oltrepassando litigate con il padre che non crede nella “favola” del “voglio fare il calciatore” e le critiche di chi non lo ritiene mai pronto. Anche i luoghi e gli ambienti fanno la differenza. Ci sono quelli dai quali non vorrebbe mai allontanarsi, ma spesso non c’è alterativa. Partire, ma con la consapevolezza che lì torneremo. Questo è Benevento per Ciciretti. Una città, una squadra, uno stadio, una famiglia. Dove sentirsi “Amato”.

È arrivato proprio nella mattinata di venerdì 8 settembre in città, pronto per iniziare un’altra avventura con i giallorossi.

Il calcio: una passione nata nel mito del “Capitano”

La carriera di un calciatore è come un viaggio. Ha un inizio. Che può essere cercato come casuale. E una fine. Indefinita, ma ci sarà. Nel mezzo una serie di tappe ognuna con le sue peculiarità. C’è quella che ricorderai per sempre perché dona emozioni mai provate prima, c’è quella che non rifaresti mai per le delusioni enormi che rievoca. Amato Ciciretti può raccontarlo con serenità. Lo fa da lì dove il calcio, per lui, ha qualcosa di magico: Benevento (QUI LA NOTIZIA). Una città che ama e dove è “Amato”. Ci torneremo. Fare il calciatore: viaggiare all’interno di un dipinto. Colorato dalle esperienze che la carriera ti presenta. Sarà poi il professionista a scegliere le tonalità dello sfondo. La tavolozza di Ciciretti parla chiaro. Da sempre. O quasi. Il giallo e il rosso. I colori dell’alba che segnano l’inizio della sua avventura con la palla tra i piedi. Le tonalità della Roma. L’ambizione e il cuore che si mischiano nel turbinio di ricordi dell’infanzia quando gli occhi di un ragazzino si incantano davanti alle prodezze del Capitano Francesco Totti. Roma e calcio uguale Totti. L’equazione perfetta dei bambini che giocano fra i palazzi del Trullo in quegli anni.

Da muratore con papà a calciatore grazie a Bruno Conti: l’alba di una carriera giallorossa

Le sfide per Amato iniziano presto. Quando il football è solo la valvola di sfogo di un ragazzino vivace, che non ama in maniera particolare la scuola, che aiuta papà nell’azienda edile di famiglia e che tra una cazzuola e un mattone prende a “pallonate” proprio quei muri che dovrebbe costruire. Assurdo? No, solo la semplicità di essere sé stessi. Come quando gioca con la squadra della parrocchia. San Benedetto del Tronto, torneo tra coetanei, Amato non lesina buone prestazioni. Qualcuno se ne accorge. Volfango Patarca, colui che scopre Nesta e Di Vaio. Squilla il telefono a casa Ciciretti; risponde papà. Dall’altra parte della cornetta c’è Giancarlo De Sisti, all’epoca responsabile del settore giovanile della Lazio: “Siamo la Lazio e saremmo interessati a suo figlio”. In una casa di romanisti sfegatati. Lo zio di Amato, primo tifoso del ragazzo, di quelli che non perde una partita neanche per sbaglio, non se ne capacita ancora oggi. Tanto da rinfacciarlo al nipote ormai diventato professionista. Ciciretti giocherà nei giovanissimi biancocelesti. Ma quando la passione è forte il destino ripaga.

La strada di Amato si tinge di giallorosso. L’alba arriva con Bruno Conti. Impressionato dalle doti del ragazzo persuadere i genitori è cosa facile. Arriva a Trigoria. Quei colori diventeranno la sua effige. Da onorare e innalzare. Come capita quando vince il campionato Allievi Nazionale, lo Scudetto Primavera insieme a Florenzi e Caprari e la Coppa Italia di categoria. In panchina c’è Andrea Stramaccioni. Colui che disegna la bozza del dipinto griffato Ciciretti. È dell’ex allenatore dell’Inter l’intuizione che dà la svolta al bagaglio tecnico dell’attaccante. Abbassarlo sulla trequarti o posizionarlo come mezzala. E il gioco è fatto. Dribbling, accentramento e cambio di passo per disorientare i difensori e trovare lo spiraglio per scaricare il suo potente sinistro. Ore trascorse ad ammirare Cassano. La ricetta per essere “Amato”.

Le prime esperienze tra i professionisti e l’indimenticabile scalata a Benevento: Ciciretti e il giallorosso in Serie A

Il sogno è l’esordio in Serie A con la Roma. Per la società è presto. All’Olimpico ci tornerà, ma mai con quella maglia. La frazione successiva del viaggio è la Prima Divisione. Carrarese e L’Aquila le destinazioni. Un solo gol in due anni. Questione di tempo. A Messina, sempre in Lega Pro, trova continuità e riesce ad esprimersi. Quei colori… Non ancora sufficiente per la sua Roma che nel 2015 lo cede al Benevento. La combinazione cromatica non mente. Dona gioia, serenità, accende i ricordi, il desiderio e la passione. Fattori che valgono la promozione in Serie B. Oltre trenta apparizioni, 7 gol e l’aspetto più importante. L’affetto di una tifoseria intera. Qui capisce che può essere “Amato”. L’euforia lo stimola. Talmente tanto da affievolire quella sregolatezza che lo caratterizza.

ciciretti
Credit: Daniele Buffa/Image Sport

Spesso sfociata in comportamenti troppo esuberati che condannano a qualche rinuncia. Non alla Serie A che conquista quello stesso anno con la squadra di Marco Baroni. Con un bottino di 6 gol e 12 assist. Potenza, esplosività, tecnica, velocità e carisma. Le armi di quella vittoria. Il grazie degli spalti del Vigorito il regalo più importante. Mai così “Amato” . La prima Serie A dei campani, nonostante un De Zerbi in rampa di lancio, non è delle migliori. Ma l’esterno destro romano riesce a mettere in mostra parte del suo talento. Suo il primo gol dei giallorossi nella massima categoria contro la Sampdoria. Ma l’apoteosi avviene quando il suo piede sinistro fa calare il gelo allo Juventus Stadium. Punizione magistrale sotto gli occhi del “Maestro” Andrea Pirlo.

Napoli: la scelta “azzardata” del giovane Ciciretti che oggi lo convince a tornare al Benevento in Lega Pro

Le sue qualità non fanno più notizia. Tanto che il Napoli a gennaio 2018 si assicura il cartellino del ragazzo. La tappa del viaggio che potrebbe valere come “giro di boa”. Quella che “era un’offerta da parte di una società importantissima. A quell’età farei le stesse cose, ma adesso a trent’anni sceglierei Benevento per tutto ciò che mi ha dato “A quell’età non puoi rifiutare, ma che oggi, a trent’anni mi farebbe scegliere Benevento per ciò che mi ha dato” – confida a ottopagine.it. Presto? Azzardato? Nessuno meglio di Ciciretti può spiegarlo. Il club azzurro manda il classe 1993 in prestito in Serie B al Parma. Poche soddisfazioni personali, ma la gioia della promozione in Serie A con gli emiliani. A Napoli Carlo Ancelotti non lo vede. Prossima fermata Ascoli poi Empoli fino alla definitiva cessione al Chievo.

L’anno seguente è il Pordenone a rilevare il cartellino di Ciciretti che lo girerà nel gennaio 2022 in prestito al Como sempre in cadetteria poi di nuovo all’Ascoli. Da svincolato cerca squadra. La passione, la convinzione di essere ancora in forma e l’entusiasmo del giocare a calcio sono fiamme ancora rigogliose. Come quella che avvolge un Super Sayan. Il soprannome coniato per lui. Forse per quella cresta bionda che sfoggia negli anni forse per la sua tenacia e la sua grinta in campo. Sarà la prossima Serie C a dircelo? Perché in fondo il calcio “E’ un cartone animato per adulti” – afferma sui social Ciciretti. Il resto lo fa l’emozione. Quella che, oggi, riporta il calciatore lì dove sa di poter essere (solo) “Amato”. Benevento: lo sfondo giallorosso di un tramonto che può ancora aspettare.

A cura di Alvise Gualtieri