Dalla Croazia a Lecco. Celjak: “Vi racconto il mio Giro d’Italia”

Il suo pensiero sulla guerra, la semifinale contro il Milan e la nazionale con Kovacic: l'intervista a Vedran

11 Dicembre 2021

Redazione - Autore

“La guerra è una cosa orribile. In chi ne è protagonista ci dovrebbe anche essere un forte senso di vergogna. Le cose vanno risolte diversamente, in modo pacifico”, ci spiega Vedran Celjak, difensore del Lecco, tredicesimo in classifica, e autore del gol decisivo nella vittoria a Piacenza. La voce è quella di un ragazzo cresciuto in Croazia e diventato uomo in Italia. Le parole di chi ha “sentito” la vita nella sua intensità e nelle sue diverse sfumature. Dalle più dure alle più spensierate. La narrazione della Croazia e del legame con la sua terra. L’arrivo nella Penisola e il racconto del suo personale “Giro d’Italia”. Lezioni di storia e lezioni di vita. Parola all’uomo Vedran Celjak.

Celjak e la Croazia: terra, origini e calcio

Fin da piccolo ti insegnano ad amare il tuo Paese”, racconta il difensore. “C’è un forte spirito di unione e solidarietà”, continua. Un amore che si percepisce quando gioca la nazionale: “Ho visto un documentario sul Mondiale del 1998. C’era il pullman della squadra che doveva raggiungere l’aeroporto”. Un tragitto di mezz’ora, ma i tifosi erano lì ad acclamare i giocatori: “Ci misero sette ore per arrivare”. In quella nazionale, tra l’altro, c’era Stimac: “Mi allenò a Zagabria. Mai vista una persona con un tale carisma”.

La Croazia degli anni ’90

Celjak, classe 1991, la Guerra d’Indipendenza croata l’ha in qualche modo respirata: “Siamo un popolo che ha sofferto molto nella storia. Purtroppo, siamo riusciti a raggiungere l’indipendenza solo con lo scontro militare”. Vedran all’epoca era un bambino: “Non ho ricordi traumatici del tempo. Vivendo a Ovest ero più lontano dal conflitto”. Un amore per la patria, il suo, che non si traduce in una ostilità verso il popolo serbo: “Io non provo alcun odio verso di loro. Anzi, quando li incontro ci scherzo. Ho rispetto per tutti”.

Celjak: da Zagabria a Genova

Vedran e il calcio si incontrano fin da subito: “Ero un bambino che viveva con il pallone. Ci giocavo sempre”. Una carriera iniziata… correndo: “Al primo allenamento nella squadra del paese eravamo tantissimi ragazzi. Mi ricordo di aver fatto il giro di corsa di riscaldamento al massimo. Finii esausto”. Poi un passaggio a Krapina e, infine, l’arrivo all’NK Zagabria: “Squadra molto importante in Croazia. È la società che ha lanciato Mandzukic e Badelj”. Un ricordo sull’ex Bayern e Juve: “Era particolare. Sempre arrabbiato. Un po’ come adesso (ride ndr)”. E poi: “Al tempo non era così forte. È esploso in Germania, quando iniziò a segnare anche di testa”.

L’esordio in A croata a diciassette anni: “Giocai perché si infortunò il terzino titolare. Era l’8 marzo”. E intanto le convocazioni con la maglia croata: “Andavo spesso in nazionale. Giocavo con Kramaric e Kovacic. Ricordo una sua partita contro la Georgia. Devastante”. Poi, durante un ritiro con la NK Zagabria, arriva all’improvviso la chiamata: “Devi andare a Genova”. Sponda blucerchiata. Si vola in Italia.

Il Giro d’Italia di Celjak

Ho preso l’aereo e non sono mai tornato a casa”, racconta Vedran. Alla Sampdoria arriva lo stesso giorno di Icardi: “Eravamo nello stesso albergo. Era lì con il padre. Ricordo i suoi baffi”. Con lui c’erano anche Obiang e Zaza: “Spesso ci allenavamo con la prima squadra e poi giocavamo con la Primavera”. Poi Pergolettese, Grosseto, “quando arrivai, il ds mi chiese di Icardi. Voleva prenderlo”, e Padova. Gli anni più belli a Benevento e Alessandria. In Piemonte tante delusioni e tante soddisfazioni: “Il primo anno è probabilmente il più bello a livello personale”.

Con Gregucci fanno la storia, arrivando fino alla semifinale di Coppa Italia: “Vincemmo contro il Palermo, il Genoa a Marassi, dove tutto lo stadio ci applaudì, e lo Spezia”. Poi il Milan: “L’andata ero squalificato. Si giocava all’Olimpico di Torino. Partii quattro ore prima e rischiai di arrivare in ritardo perché c’erano tutti gli alessandrini in viaggio”. Al ritorno Vedran gioca a San Siro: “Una grande emozione. Quando sei in campo ti impressiona. Ero lì l’altro giorno per Liverpool Milan. Tifo Reds”. L’avversario da marcare? Balotelli: “Che fisicità”. E la maglia di Poli: “Me la regalò. Si ricordava di me dai tempi della Samp”. Poi con l’Alessandria anche i dolori più grandi con le mancate promozioni.

Sambenedettese, Avellino e nel 2020 l’approdo a Lecco, dove ritrova Iocolano: “Era ad Alessandria con me. Arrivò il giorno prima della sfida con il Milan e giocò subito. Lo insulto ancora per questo (ride ndr)”. Anche qui con una sensazione di rammarico: “Lo scorso è stato un anno positivo, ma avremmo potuto far di più”. E ora questa stagione: “Ci stiamo riprendendo”.

Credit: Matteo Bonacina

Dalla storia alle arti marziali e lo sci, con qualche partita alla play

Mi piacciono vedere documentari e film di storia”, ci racconta Vedran. “Apprezzo vedere quello che è successo davvero”. E poi la play. “Mi son fatto convincere da Galli, Nando (Mastroianni), Petro (Petrovic), Battistini. Ho preso anche la sedia e le cuffie apposta. Un antistress”. Infine, la passione per lo sci e, soprattutto per le arti marziali:Non per la violenza, ma per il motivo che c’è sempre la possibilità che uno più debole possa battere quello più forte“. Un ultimo pensiero per la “sua” Italia: “Qua si sta bene. È davvero bellissima. E ogni posto ha un cibo diverso”. L’ultima città visitata? La Capitale: “In albergo mi diedero una mappa gigante. Ed era solo del centro storico. Com’è grande la magica Roma”. E quale città meglio di Roma per un amante della Storia.

Questa, invece, è la storia di Vedran Celjak. Il “Giro d’Italia” di un croato, con l’amore per la sua terra.

A cura di Nicolò Franceschin