Sandro Federico, ds della Fidelis Andria
Ripartire con il piede e il manico giusto. È questa l’idea della Fidelis Andria che nei giorni scorsi ha annunciato i suoi due nuovi perni: il ds Sandro Federico e l’allenatore Cudini. Reduce da una lunga esperienza al Teramo, il nuovo direttore sportivo dovrà rivitalizzare l’ambiente pugliese con il suo acume e l’abilità di fare grandi colpi, spendendo pochissimo, che ha dimostrato durante tutta la sua carriera.
Sandro Federico nasce a Toronto, dove era emigrato il padre, ma a 4 anni lascia il Nord America per tornare in Italia. Abruzzese d’adozione, ha trascorso gli ultimi 5 anni, in due tranches, alla guida dirigenziale dei biancorossi. Ora una nuova sfida lo attende. Ad Andria avrà un contratto fino al 30 giugno 2023 e lavorerà a stretto contatto con Mirko Cudini, suo prescelto per la panchina.
Federico si è dimostrato negli anni uno dei ds più promettenti e capaci della categoria: il suo metodo di lavoro prevede la valorizzazione dei giovani, coniugata all’attenzione per il bilancio economico. Punta soprattutto su ragazzi, di proprietà, con operazioni economiche spesso efficaci.
Amante della corsa e delle maratone, in un’intervista al sito ufficiale del Teramo, aveva riconosciuto in questa disciplina “un’insegnamento, una palestra, perché lungo il corso dell’esistenza si vivono momenti delicati. Quei 42 km ti sembrano infiniti ma, se resisti, ti fanno superare i tuoi limiti e ti danno una gioia straordinaria”.
Di gioie da calciatore non se n’è tolte tante Federico: “Ero una via di mezzo tra un terzino ed un’ala, più portato per la fase difensiva, nonostante la maglia numero sette che mi ha accompagnato in tutta la carriera che avevo in onore di Gianluigi Lentini”.
Molto meglio da ds e scopritore di talenti. Mancuso, Gyasi e Spinazzola su tutti: il primo portato alla Sambenedettese ed esploso con 20 gol. E poi l’attuale attaccante dello Spezia, preso a Carrara dopo l’addio al Torino; e il giocatore della Roma portato a Siena da un club dilettantistico marchigiano. Veri e propri capolavori, a cui si aggiungono colpi “minori” recenti da Diakitè a Santoro, da Cianci a Surricchio. Eppure la sua carriera da dirigente sportivo iniziò per caso: a 33 anni, quando giocava e lavorava e gli arrivò una proposta estemporanea che lo portò a Siena.
Da lì l’ascesa: il Giulianova, la Carrarese di Buffon, il Chieti, l’Arezzo, la Samb e quindi il Teramo. Con un grande bivio non preso. Era il 2012 e ci furono dei contatti con Paratici per seguirlo alla Juve, la cosa non andò in porto ma per il neo ds della Fidelis Andria non è più tempo di guardarsi indietro. C’è una nuova squadra da imbastire.
A cura di Simone Gervasio
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