Foggia ritrova Cangelosi: dagli anni d’oro con Zeman al progetto Casillo-De Vitto

Vincenzo Cangelosi - credit Ciro Santangelo
Il Foggia ha affidato la panchina a Cangelosi, storico vice di Zeman
Palermitano di nascita ma foggiano d’adozione, Vincenzo Cangelosi incarna una storia lunga e intensa, costruita attraverso la gavetta e una ricca serie di esperienze. Un cammino segnato da due colori che hanno accompagnato ogni tappa della sua carriera, lasciando un’impronta profonda: il rosso e il nero.
Nato a Palermo nel 1963, Cangelosi coltiva fin da giovanissimo una passione viscerale per il calcio, vissuta però da una prospettiva ben precisa: quella del portiere. Più che calciare il pallone, il suo istinto è quello di fermarlo. I guantoni diventano così il simbolo della sua carriera, un legame forte e duraturo che lo accompagnerà anche nelle successive esperienze da preparatore.
Nel corso della sua carriera difende i pali di diverse squadre: oltre al Palermo, veste le maglie di Crotone, Foggia e Siracusa, club con cui appenderà i guantoni al chiodo. È però la piazza foggiana a conquistare definitivamente il suo cuore, anche grazie alle sue radici familiari, tutte pugliesi. Con il Foggia trascorre soltanto due stagioni, ma è proprio da quel breve periodo che nasce un rapporto destinato a durare nel tempo.
Il legame con i rossoneri, infatti, si rafforza pochi anni dopo. Ritiratosi dal calcio giocato a soli 25 anni, Cangelosi si ritrova protagonista, già nella stagione 1988/89, di una nuova avventura. Zdeněk Zeman approda sulla panchina del Foggia e cerca un vice di fiducia. Per individuarlo, l’allenatore ceco torna con la mente a cinque anni prima, quando, alla guida delle giovanili del Palermo, era rimasto colpito da un giovane portiere: Vincenzo Cangelosi. Da quell’intuizione nascerà un rapporto fondato su stima, fiducia e amicizia, destinato a durare oltre trent’anni.
Una carriera vicino a Zeman
È così che prende forma il percorso di Vincenzo Cangelosi in panchina, al fianco di Zdeněk Zeman nel ruolo di vice. Gli anni foggiani diventano subito anni gloriosi, capaci di consegnare alla storia una delle pagine più affascinanti del calcio italiano degli anni Novanta. L’avventura comincia in Serie B e, insieme al visionario allenatore boemo, culmina nella sorprendente promozione in Serie A del 1991. Nella massima categoria, dati da molti come “già retrocessi”, Zeman e Cangelosi ribaltano ogni pronostico e stupiscono l’intero movimento calcistico nazionale. Il Foggia si afferma come una delle squadre più spettacolari del campionato, vantando uno dei migliori attacchi della Serie A. Con protagonisti del calibro di Beppe Signori, Roberto Rambaudi e Igor Šalimov, i rossoneri chiudono per tre stagioni consecutive nella parte sinistra della classifica. L’esperienza si conclude, almeno in quella fase, dopo cinque anni e ben 196 panchine condivise.
Il sodalizio tra i due, però, è tutt’altro che finito. Cangelosi continua a seguire Zeman nelle successive tappe della sua carriera: prima alla Lazio, poi alla Roma e alla Salernitana, dove assume il ruolo di preparatore dei portieri, valorizzando il proprio passato da estremo difensore. Torna quindi a ricoprire l’incarico di vice ad Avellino e a Lecce, prima delle esperienze alla Stella Rossa e al Pescara. Proprio in Abruzzo arriva un’altra storica promozione dalla Serie B alla Serie A, nella stagione 2011/12. Seguono, sempre in tandem, le avventure a Roma, Cagliari e Lugano, fino a un nuovo ritorno alle origini. Il Foggia, infatti, torna a incrociare il loro cammino in altre due occasioni: nel 2010, in Serie C, chiusa con un sesto posto finale, e dieci anni più tardi, nel 2020, ancora in terza serie, con la squadra capace di raggiungere il nono posto in classifica.

Quando l’allievo insegue il maestro
Il capitolo Zeman-Cangelosi 3.0 a Foggia, però, si chiude dopo una sola stagione. L’anno successivo l’allenatore boemo, ormai settantaquattrenne e fedele alla propria idea di calcio offensivo, riparte da Pescara. Questa volta, però, il suo storico vice sceglie una strada diversa. A stagione in corso arriva la chiamata della Casertana, che decide di affidargli la panchina come primo allenatore. Niente più ruolo da secondo: è il momento delle scelte, delle responsabilità, della guida totale della squadra. I rossoblù navigano al 17° posto nel girone G di Serie D quando Cangelosi prende in mano la situazione. Il cambio di passo è immediato. A fine stagione la Casertana chiude al terzo posto, conquista i playoff e li vince, centrando una promozione in Serie C che certifica la bontà del suo lavoro.
Da neopromossa, la Casertana di Cangelosi continua a sorprendere anche in terza serie, chiudendo il campionato al quarto posto nel girone C. Il percorso nei playoff si interrompe al terzo turno, dopo la sconfitta nel ritorno contro la Juventus Next Gen. È proprio in quella stagione che Cangelosi incrocia il Foggia da avversario: doppio confronto senza appello, con vittoria per 2-1 all’andata e 0-2 al ritorno. In campo, naturalmente, il marchio di fabbrica non cambia: 4-3-3 di chiara matrice zemaniana.
L’esperienza con la Casertana si conclude al termine di quella stagione. Alla 28ª giornata del campionato successivo, Cangelosi approda sulla panchina del Perugia, in piena zona playout. Anche in Umbria riesce a incidere, portando la squadra fino al 12° posto e sfiorando l’accesso ai playoff. L’avventura perugina si interrompe il 19 settembre, con l’esonero in un contesto stagionale rimasto complesso. Ora, però, il passato e il futuro tornano a incrociarsi. A chiamarlo è ancora una volta il Foggia, quello del duo Casillo-De Vitto, che ha scelto di riaccoglierlo a braccia aperte. Un ritorno carico di significati, con l’obiettivo di costruire insieme un progetto solido e duraturo.
