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Un Casillo al Foggia…di nuovo: da Zemanlandia agli anni d’oro della Serie A

Curva del Foggia

Curva del Foggia

Il figlio dello storico presidente rossonero sarebbe pronto a rilevare il club.

L’era Nicola Canonico a Foggia sembra essere giunta ai titoli di coda. Al suo posto, si profila un passaggio di consegne che profuma di storia e ambizione: il club rossonero è pronto a passare nelle mani di Gennaro Casillo, figlio dell’indimenticabile “Re del Grano” Pasquale, e di Giuseppe De Vitto, giovani imprenditori che stanno già facendo bene alla guida dell’Heraclea, in Serie D.

La trattativa, condotta sotto traccia per giorni, corre ormai veloce verso il traguardo. Secondo le ultime indiscrezioni, il coinvolgimento dell’amministrazione giudiziaria starebbe accelerando l’iter: l’intesa è a un passo e l’ufficialità potrebbe arrivare già nelle prossime ore.

Per Gennaro Casillo non è solo un investimento, ma un ritorno a casa carico di significati profondi. Il suo nome riporta inevitabilmente la memoria agli anni d’oro, quando papà Pasquale, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, trasformò una “provinciale” nel laboratorio calcistico più ammirato d’Europa: il Foggia dei Miracoli.

Sotto la guida di Zdenek Zeman, quella squadra salì fino ai vertici della Serie A, scardinando i polverosi dogmi del catenaccio italiano a suon di 4-3-3, gradoni e follia creativa.

Il “colpo di fulmine” in amichevole

Il legame tra i Casillo e il boemo nacque da un colpo di fulmine. Zeman arrivò a Foggia dopo la gavetta in Sicilia, dove alternava il ruolo di professore di educazione fisica alle panchine dilettantistiche. Durante un’amichevole tra il Foggia e il Licata, squadra allenata da Zeman, Pasquale Casillo rimase folgorato da quel calcio verticale e spregiudicato.

Dopo un primo approccio sfortunato nel 1986, il vero matrimonio scoccò nel 1989. Il Foggia, appena tornato in Serie B, non navigava nell’oro, e il Presidente chiese a Zeman il miracolo: costruire una squadra competitiva puntando solo su giovani sconosciuti e lavoro sul campo. Fu la scintilla che innescò l’incendio.

Il Foggia dei miracoli

Il resto è storia del calcio. Alla prima stagione in Serie A chiuse al nono posto con 58 reti segnate, vantando il miglior attacco del torneo, ma anche la seconda peggior difesa, il prezzo da pagare per lo spettacolo offerto. I tifosi videro nascere stelle del calibro di Signori, Baiano e Rambaudi, il tridente delle meraviglie che fece tremare le big italiane.

Nemmeno le cessioni eccellenti riuscirono a spegnere il fuoco: la società fu magistrale nel pescare nuovi talenti come Di Biagio, Bryan Roy e Shalimov, mantenendo il Foggia a ridosso dell’Europa fino al 1994, anno in cui Zeman cedette alle lusinghe della Lazio e la favola Foggia iniziò a spegnersi. C’è stato poi un “ultimo ballo” nel 2010, quando Casillo riprese il club riformando lo storico ticket con il DS Pavone e l’allenatore boemo. Nonostante la fioritura di talenti purissimi, il sogno playoff in Serie C rimase strozzato in gola, portando all’addio definitivo della famiglia nel 2012. Oggi, con Gennaro Casillo pronto a riprendere il testimone, Foggia torna a sognare. Non è solo una questione di quote societarie, ma la speranza di ritrovare quell’identità fatta di coraggio e bel gioco che, da queste parti, non è mai stata dimenticata.