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Mandorlini, un tuffo nel passato per salvare il Mantova: “Padova? Nessun rancore”

Passato e presente sono pronti a intrecciarsi al “Martelli”. Il protagonista del viaggio? Mandorlini, che da ex affronterà il Padova con il suo Mantova. Nessuno sconto, servirà una giornata perfetto per conquistare la salvezza. Un obiettivo quasi completato, visto l’attuale 14° posto in classifica a quota 45 punti. Tuttavia, la zona playout minaccia ancora il club, vista la corta distanza di due punti che può ancora compromettere l’impresa costruita nel giro di due mesi di fuoco: tutto passerà dagli ultimi 90 minuti.

Ma cosa è successo con il Padova? La prima volta…

Gli inizi della carriera manageriale di Mandorlini, dopo alcuni anni passati tra Ravenna, La Spezia e Bergamo (tra le altre), iniziano a guadagnarsi gli onori della cronaca proprio nel 2006 alla guida del Padova: la prima volta nella sua vita. La missione affidatagli dalla società veneta, che lo chiamò in corso di stagione, era di centrare almeno la salvezza. Decise di strafare. Quell’anno, infatti, il Padova raggiunse sorprendentemente la zona playoff della Serie C1 sognando addirittura in grande. Eppure, all’improvviso ci fu l’arresto proprio nelle ultime giornate del campionato con una lunga serie di risultati negativi. Alla fine della stagione, la squadra si classificò solo settima. Un’inaspettata delusione che portò l’allenatore a decidere di rescindere il proprio contratto con la società biancorossa: salvo poi pentirsene al giorno d’oggi.

La seconda volta di Mandorlini

Nonostante i vecchi attriti, dettati unicamente dalla passata delusione, Mandorlini fa ritorno in quel di Padova più maturo e convinto dei propri mezzi nel 2020. Il DS dell’epoca, Sean Sogliano, aveva scelto di puntare proprio su di lui per sostituire Salvatore Sullo. Era l’anno del Covid, dello stop dei campionati e degli stadi chiusi, eppure alla ripresa del campionato il Padova si ritrovò a disputare i playoff a giugno, terminati amaramente con la sconfitta ai quarti di finale contro la Juventus Next Gen per 2-0. L’anno successivo sembrava che la promozione fosse un sogno realizzabile, ma la squadra calò nel finale ed arrivò al 2° posto in classifica a pari punti con il Perugia, ma con la differenza reti peggiore negli scontri diretti. Alla fine, dunque, i padovani erano chiamati sorprendentemente a tentare la promozione in Serie B attraverso i play-off. Il percorso fu netto, nessun inciampo, fino all’ultimo ostacolo contro l’Alessandria. 5 a 4 ai rigori e sogno svanito. Una ferita ancora aperta che l’allenatore ha ricordato nella giornata di ieri.

Mandorlini: “Padova? Non dovevo andare via. E quel gol di mano…”

Tornando ai giorni d’oggi, Mandorlini ha ricordato alla vigilia di Padova-Mantova cosa successe in entrambe le esperienze alla guida dei veneti: A Padova andai via nel 2006-2007 e non dovevo farlo. Sono ritornato dopo e abbiamo dominato il campionato e i playoff, ma non siamo stati molto fortunati. Ho tanti amici a Padova, auguro loro di ritrovare la fortuna che non abbiamo avuto. Ricordo anche un gol di mano allucinante a Trieste. Ad Alessandria abbiamo avuto 5-6 occasioni, ma non siamo riusciti a segnare, fa parte del calcio. Non ho nessun’acredine contro di loro”. In una intervista al Gazzettino, come riportato da Padova Sport, ha parlato ancora di quell’esperienza: “La promozione in B con la maglia del Padova? Ne ho visti pochi di gruppi così nella mia carriera e infatti abbiamo vinto. Si era creato un tutt’uno tra giocatori, piazza e società e non è un caso che abbiamo vinto. Peccato che poi la società ci ha messo sempre lo zampino e ha sfasciato tutto: era difficile rovinare un gruppo del genere e ci sono riusciti. É una storia che si ripete nel calcio ed è successo anche a Padova perché si era creata una cosa bella, dopodiché si è dovuto ripartire da zero

A cura di Pasquale Marcantonio

Pasquale Marcantonio

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