A tutto Meluso: “Perugia un errore, Lecce da sogno. Futuro? La C non è nei miei programmi”

Ds Meluso, www.lacasadic.com
L’intervista al direttore sportivo Mauro Meluso
Il direttore sportivo Mauro Meluso si è raccontato in una lunga intervista esclusiva ai microfoni di Gianluca Di Marzio. Un viaggio tra scelte coraggiose, intuizioni di mercato e retroscena che hanno segnato il suo percorso. Tra i passaggi più significativi, l’esperienza al Perugia – piena di entusiasmo e delusione – e la straordinaria cavalcata con il Lecce dalla Serie C alla Serie A.
Meluso non si nasconde quando parla della scelta di ripartire dalla Serie C con il club umbro: “Ho fatto un errore clamoroso: mi sono fatto prendere dall’entusiasmo di Perugia, una piazza che mi aveva sempre un po’ affascinato. È una delle città dove il calcio è stato fatto ad alti livelli, con il periodo di Gaucci e il momento d’oro di Maldini e Paolo Rossi”.
Un sentimento che si è scontrato con la realtà: “Mi sono fatto prendere dall’entusiasmo, ma non ho calcolato che non sempre ci si può fidare delle persone, non mi sono trovato bene con alcune situazioni interne. Mi auguro per il Perugia che l’attuale proprietario Faroni possa risolvere i problemi giudiziari nel suo paese. Ha accuse molto forti, mi auguro che possa risolvere“.
Sul lavoro svolto, Meluso rivendica quanto costruito: “Ho portato dei giocatori come un ragazzino del Verona che si chiama Joselito, è molto interessante e secondo me può fare categorie superiori“. Un percorso segnato anche dalle difficoltà: “Faccio un esempio: sono arrivato a Perugia molto titubante, ero indeciso se andare o no. Dicevo: “Vediamoci per l’anno prossimo, non voglio venire in corsa”. Invece mi chiamano, nessuno mi aveva avvisato che c’era il mercato bloccato. Arrivai a novembre e nel mercato di gennaio dovetti cedere prima di prendere. Il Perugia che in C deve puntare a vincere non si può permettere queste cose. Se l’avessi saputo prima non sarei andato“.
Meluso: “Lecce? Uno dei posti migliori in cui ho lavorato”
Tutt’altro tono quando si sofferma sull’esperienza in Salento: “Lecce è stato uno dei luoghi migliori in cui abbia mai lavorato. C’è Sticchi Damiani, con il quale ho lavorato da Dio, abbiamo fatto una scalata pazzesca dalla C alla A”. E poi l’aneddoto di mercato che ancora oggi strappa un sorriso: “Chiamai Leonardo, che era direttore del PSG. Choupo-Moting giocava poco e io gli proposi di un prestito. Leonardo era d’accordo, ma era una cosa quasi impossibile. Andai a Parigi per vedere un agente per un altro giocatore e in quel caso andai a vedere il PSG. In quella partita perdevano 1-0, si fece male Cavani ed entrò Choupo-Moting, che fece una doppietta. In quel momento capii che era diventato come scalare l’Everest in ciabatte. Anche se il mercato era ancora aperto non andai nemmeno più a parlare con Leonardo“.
Infine, una riflessione lucida sul domani: “La categoria purtroppo conta. Più vai in basso più trovi persone strane, particolari. Per il momento la Serie C non è nei miei programmi. Io credo di aver fatto un percorso, sono entusiasta di andare anche in Serie D ma credo che sia improbabile. Quello che conta è di portare avanti un modo di lavoro che si sta perdendo che per me è fondamentale. Altrimenti aspetto, sto fermo. Quando mi fermavo mi aggiornavo, andavo in giro per parlare con colleghi, allenatori“.
