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Dondoni, lettera a cuore aperto all’amico Parisi: “Grazie Niccolò, la vera forza è il branco”

Dondoni

Parole d’amore e d’amicizia quelle spese da Niccolò Dondoni (ex difensore di Varese, AlbinoLeffe e Avellino) nei confronti di Fabiano Parisi. I due, amici dai tempi dell’Avellino, si sono sempre supportati a vicenda, anche quando i momenti di difficoltà prendevano il sopravvento. “Descrivere a parole ciò che rappresenta l’Avellino credo sia una delle cose più difficili. Forse proprio perché alcune emozioni non hanno confini, ma solo spazi infiniti in cui trovare una forma indelebile”. Più che un elogio quello che l’ex compagno di squadra Dondoni ha riservato a Fabiano.

Fabiano Parisi in nazionale

Parisi, attuale giocatore dell’Empoli è passato in tre anni dal vincere il campionato di Serie D a diventare fondamentale dell’undici titolare della squadra ora allenata da Paolo Zanetti, con tanto di convocazione in Nazionale. Lo stesso Parisi ha poi risposto con un commento: “Grazie Niccolò per queste bellissime parole piene di valore. La vera forza è il branco, con questo si può raggiungere qualsiasi obiettivo”. Decine gli altri commenti di ex compagni e tifosi sotto questo post che esprimono un concetto che sarà la chiave di questo pezzo: lealtà.

“Non tutti hanno il privilegio di indossare la maglia di una provincia e con il tempo mi sono reso conto della grandezza di quella grande cavalcata, condivisa con uomini di grande spessore, gente rara nel mondo del calcio, diventati poi amici”. Queste alcune delle parole usate da Dondoni per descrivere il legame con l’Avellino e i compagni che hanno reso possibile ciò che poteva sembrare anche solo inimmaginabile.

Avellino Calcio Curva Sud

Dondoni, l’Avellino e la voglia di non arrendersi mai

Il club campano ha puntato su Niccolò, seppur per una breve parentesi: 18 le presenze raccolte dall’ex Varese con la squadra irpina. Tutte nel corso della storica dell’Avellino dalla Serie D alla Serie C con annesso scudetto LND. Il merito va anche a lui. Prestazioni degne di nota e la fascia da capitano legata al braccio destro: un sogno. Eppure, la vita, non è mai prevedibile: per quanto un’esperienza possa essere gioiosa non si sa mai cosa si cela dietro l’angolo.

Dopo il successo di squadra, Niccolò, ha affrontato una fase difficile: ha dovuto fare i conti con i suoi problemi fisici e, successivamente, con i suoi stati d’animo. I problemi di salute lo hanno tenuto lontano dal campo per ben 500 giorni. La paura di non poter più tornare a giocare a calcio e di non poter più difendere quei colori tanto amati, spesso lo attanagliavano. L’eccessiva perdita di peso, dovuta a questo malessere, non ha di certo aiutato.

Nonostante le difficoltà, nonostante le paure, Niccolò ha saputo rialzarsi. Possiamo vederla come una partita, se vogliamo: nei primi 45 minuti sei sotto di 2-0, le gambe non ti reggono più e la paura di perdere sta prendendo il sopravvento. Al rientro in spogliatoio, con i tuoi compagni, seppur in preda allo sconforto guardi il bicchiere mezzo pieno: mancano ancora altri 45 minuti.

La vita, come in campo, dà sempre modo di ripartire, di reinventarsi. Il modo di vincere quella partita esiste. Nel caso di Dondoni la gara è finita 2-4, come in quel memorabile derby di Milano vinto dall’Inter nel secondo tempo per 4-2, dopo che nei primi 45 minuti si erano ritrovati sotto di 2 gol.

Curva Sud Avellino Contestazione

Dondoni, le mille sfumature di un guerriero dall’animo nobile

Le difficoltà, seppur in qualche momento lo abbiano messo a dura prova, non gli hanno impedito di realizzarsi. Il primo gol è l’università: viene difficile pensare che un calciatore professionista tra allenamenti, trasferte e partite possa portare avanti un cammino così impegnativo. Eppure, Niccolò ce l’ha fatta. Dottore in Scienze Motorie dal novembre 2020, ci teneva a portare a termine questo percorso: La dedizione e la costanza mi hanno portato a raggiungere questo traguardo che, per mia visione personale, è imprescindibile per l’incertezza lavorativa che riveste il mondo del calcio.

Il secondo gol sta nella capacità di reinventarsi. Durante il lockdown, come lui stesso ha raccontato, ha voluto trovare un appiglio, un modo per distrarsi. Così è nato Aggettivinum, azienda vinicola che ha aiutato il calciatore a superare quel momento delicato. Tanti produttori di vino hanno creduto in lui dandogli la possibilità di crescere, formarsi e prendere fiducia anche fuori dai campi di calcio: “Se dovesse venire meno il calcio, non verrò meno io”. Queste le sua parole ai microfoni di Fuori dal Tunnel.

Il terzo gol sta nella capacità che ha avuto di rialzarsi. Dopo quei brutti momenti trascorsi, dai dolori allo stress insostenibile, fino alla paura di deludere tutti Niccolò è riuscito ad uscirne. Era un tunnel nero e senza luce quello che Dondoni ha visto nella sua mente per quei 7/8 mesi fino a che, un giorno, ha capito che la luce era possibile trovarla. Dipendeva solo da lui.

Il percorso con lo psicologo gli è stato d’aiuto, parlare è stata la sua medicina. Come Dondoni stesso ha raccontato ai microfoni di Fuori dal Tunnel – canale podcast su Spotify – “In quel momento ci stiamo dimenticando di quello che possiamo essere, della forza che abbiamo. Guardiamo il bicchiere mezzo vuoto. Per me è stato fondamentale vederlo mezzo pieno e riempire l’altra metà. Se pensi che il bicchiere sia vuoto, riempirlo vuoto diventa veramente difficile”.

Ultimo gol è sicuramente la sua ripartenza, questa volta con la maglia del Foligno. Qui ha ritrovato fiducia, quello di cui aveva bisogno. Come lui stesso ha raccontato, non avrebbe mai pensato di tornare a giocare a pallone, temeva che quella con l’Avellino sarebbe stata la sua ultima esperienza nel mondo del calcio.

Dondoni e il presente: ecco cosa fa adesso

Attualmente, come da lui stesso dichiarato ai microfoni de LaCasadiC: “Mi sto allenando con l’Alcione grazie al mister Cusatis, sono ormai tre mesi che sono qui. Spero di poter iniziare qui a Milano la mia stagione. Sogno di vincere un altro campionato assieme a loro. Per il momento sono svincolato a tutti gli effetti”. E se la carriera calcistica continua a progredire lo fa anche quella vinicola, passione che non lo ha mai abbandonato: “Mi sto dedicando ad aprire la mia azienda nel mondo del vino insieme a Simone Aldrovandi. Si chiamerà La tenuta della lealtà”. Lealtà, termine che mai lo ha abbandonato in tutti questi anni: lealtà alla famiglia, lealtà ai compagni di squadra, lealtà agli amici e, soprattutto, lealtà a sé stesso.

Nel calcio sono molteplici i casi come quello di Niccolò Dondoni, qualsiasi sia la categoria d’appartenenza, qualsiasi sia il ruolo ricoperto, le difficoltà possono prendere il sopravvento, lasciando libere le incertezze e la negatività. Niccolò è riuscito a batterle: ha vinto il suo derby interiore e questo è sicuramente un esempio per tutti coloro che, adesso, stanno vivendo la stessa esperienza.

A cura di Giulia Loglisci