La spensierata corsa di Palestra: “La mia storia con l’Atalanta”

Il sogno della Serie A, gli 8 anni in nerazzurro e la capacità di viversi il presente: l'intervista all'esterno classe 2005

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6 Febbraio 2024

Nicolò Franceschin - Autore

Il giorno più bello della mia vita. Lo aspettavo da sempre. Sono qui da 8 anni, il coronamento di un sogno”. Un sogno iniziato dalle prime volte che quel bambino ha varcato le porte di Zingonia. O forse ancora prima, quando passava i pomeriggi con gli amici nei campetti vicino a Milano. Marco Palestra racconta così, con semplicità e il sorriso sul volto, il suo esordio in Europa League con l’Atalanta di Gasperini contro il  Rakow.  14 dicembre 2023, e chi se lo scorda. “Una volta in campo ero tranquillo, ma che emozione”. Soprattutto se quei colori, il nero e l’azzurro, sono una seconda pelle. “Il senso di appartenenza è forte. L’U23 è una grande opportunità per continuare a sentirsi a casa e nel contempo crescere”. Marco è uno dei talenti della squadra di Modesto, protagonista nel girone A di Serie C. Nella vita ama ascoltare la musica, anche se “prima della partita contro il Rakow non l’ho fatto”. Il motivo? “Ho dimenticato le cuffie (ride ndr)”.

Da Assago a Zingonia, il ragazzo è cresciuto. In lui è vivo un concetto. Un concetto semplice ma non scontato. Il saper apprezzare ciò che si ha. Un apprezzare che non significa accontentarsi, bensì essere consapevoli di chi si è e di cosa si vuole ed essere capaci di viversi il presente. L’idolo Cristiano Ronaldo per la dedizione e il lavoro, Cancelo e Hakimi come riferimenti, l’esordio in A e uno scudetto con l’Atalanta come obiettivi. Il numero 2 va di corsa: il viaggio di Marco Palestra.

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Credit: atalanta.it

Inizi

Sono le prime ore del pomeriggio, il sole cerca di rendere meno pungente il freddo di gennaio. In un campetto dei ragazzi finita scuola si divertono con un pallone. A qualche kilometro un altro ragazzo ha terminato da poco l’allenamento. La sua storia è iniziata più o meno così, da un campetto: “Ero un bambino, avevo solo 5 anni. Sono partito dall’Assago, la squadra del mio paese. Una passione che mi ha trasmesso mio nonno, ha giocato nella Primavera dell’Inter”. Il pallone c’è da sempre: “Già da piccolo passavo i pomeriggi a giocare a calcio con i miei amici”. Un anno all’Accademia Inter e le attenzioni di club importanti: “Alla fine di un torneo un osservatore dell’Atalanta fermò mio padre”. Un provino e “mi presero“. C’era anche l’Inter, “ma io ho sempre voluto venire a Bergamo”.

Scegliere

I miei genitori mi hanno sempre lasciato la libertà di decidere e li ringrazio per questo”. La crescita di un ragazzo e la libertà nello scegliere. Per seguire le proprie passioni, per commettere anche degli sbagli perché è da quelli che si impara. E se vi capiterà di andare a vedere una partita dell’U23 vi potrebbe capitare di sedersi di fianco a loro, alla mamma e al papà di Marco: “Vengono sempre a vedermi, anche quest’anno. Sono molto importanti per me. Ho un bellissimo rapporto Hanno fatto molti sacrifici per me”. E poi il fratello: “È più grande, siamo molto legati. Faceva il portiere, non era male. Mi segue sempre, con lui sto bene”.

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Nerazzurro

Una storia d’amore quella con l’Atalanta. Per osservarne l’inizio bisogna fare un passo indietro. Anzi 8, come gli anni passati da quella prima volta: “Mi sembrava un sogno”. La volontà era chiara: “Fin da piccolo mi sono messo in testa di fare il calciatore. Ho sempre avuto in testa questo obiettivo. I primi anni non giocavo tanto, ma non ho mai pensato di lasciare o cambiare squadra. Ero concentrato sul lavoro da fare, sentivo di essere nel posto giusto. Alla fine sta al giocatore non demordere e continuare a lavorare. Si può arrivare in alto”. Apprezzare e viversi il presente come filosofia per costruirsi il presente. Anni di crescita: “Fin da quando sono arrivato l’Atalanta mi ha fatto maturare come persona. È un settore giovanile che ti dà un’educazione e ti insegna il valore del rispetto verso gli altri. Impari a mettere il gruppo prima del singolo”.

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Crescita

Avanti e indietro sulla fascia. Corsa instancabile e un ruolo, quello di esterno, nato… per caso: “La prima volta mi misi anche a piangere. Ero centrocampista, in U17 per mancanza di terzini giocai lì. Poi è diventato il mio ruolo, mi ha un po’ svoltato la carriera”. Una posizione diversa. Una posizione importante, soprattutto in un sistema come quello nerazzurro: “Nell’Atalanta l’esterno deve fare la differenza con gol e assist”. Da quest’anno l’esperienza in U23: “Sento che è il percorso giusto, è un progetto importante. È il passaggio migliore tra giovanili e prima squadra per dare continuità al percorso di noi ragazzi. E lo fai restando a casa. Sono qui da 8 anni, il senso di appartenenza è forte”. 8 anni fatti di momenti, negli ultimi mesi i più significativi: “L’esordio tra i professionisti, anche se sono stato espulso, e quello in Europa League”.

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Orizzonti

I primi allenamenti li ho fatti lo scorso anno. Ogni volta cerco di mettermi in mostra. Ora sono concentrato sull’U23. Tempo al tempo, se farò bene qui il resto arriverà”. Consapevolezze. E poi gli insegnamenti di Gasperini: “Allenarsi con un allenatore come lui è un’esperienza importante. È tosto, cerca di portarti a superare il tuo limite”. Il 14 dicembre l’esordio con i grandi: “La gioia più bella è stata leggere i messaggi che mi sono arrivati. Parole di persone che mi hanno accompagnato in questo percorso”. Il nerazzurro e la Nazionale giovanile: “Abbiamo fatto la prima fase per gli Europei e siamo passati. Siamo un bel gruppo e siamo forti”. Ma preferirebbe un Europeo con l’Italia o lo scudetto con l’Atalanta? “È dura cavolo…”. Qualche secondo e poi la risposta: “Lo scudetto con l’Atalanta”. E sullo sfondo: “Il sogno è vincere il Mondiale con l’Italia. E poi punto ad arrivare in Serie A”.

Alla prossima canzone, sempre che ci si ricordi delle cuffie. Anche se, la sinfonia più bella sarà sempre quella data dalle vibrazioni di uno stadio con i suoi tifosi. Un po’ come in quella notte polacca. Marco continua a correre.