Calcio, musica e tatuaggi. Bruschi si racconta: “Nel calcio come nella vita”

Passioni e sogni nel racconto ai nostri microfoni dell'attaccante

Bruschi Pro Sesto
3 Novembre 2022

Redazione - Autore

“Giocavo a piedi scalzi a rincorrere un pallone”. Parte tutta da qui la nostra intervista con Nicolò Bruschi, attaccante di proprietà della Pro Sesto. Dal campetto vicino a casa a giocare fino ai professionisti. Un percorso lungo, tortuoso come una lunga corsa a ostacoli. Nel corso della carriera ne ha dovuti superare tanti ma sempre con la consapevolezza di poter arrivare. Voglia di dimostrare e di incidere, riuscendo a crescere in primis sotto il punto di vista personale. Sono maturato nel corso degli anni e l’anno in D con il Fiorenzuola mi ha fatto fare quello scatto per convincermi a poter giocare anche a livelli superiori”.

Il Pisa, Chiellini e la chiamata della Pro Sesto

30 gol e trascinatore del Fiorenzuola dalla D al ritorno in Lega Pro. In estate la chiamata del Pisa e le parole di Chiellini: “Mi ha fatto capire le mie carenze e su cosa dovevo lavorare per crescere. Un percorso iniziato lo scorso anno e che sto portando avanti”. Uno scatto in avanti grazie anche a Tabbiani: “Mi ha segnato a livello calcistico e umano. Ha toccato i tasti giusti nel modo giusto”. Ora la Pro Sesto. “Ho iniziato con tanta voglia di dimostrare il mio valore ma con spensieratezza e tranquillità senza mettermi addosso pressioni”. Una crescita anche mentale, oltre che calcistica e poi quel ‘vestito’ cucito addosso per lui: “Andreoletti ha saputo mettere le mie qualità in un contesto di squadra e in un ruolo che mi permette di rendere al meglio”.

Bruschi Pro Sesto
Credit: Pro Sesto

Poi la rete ad Handanovic nel precampionato: “E’ stata una soddisfazione personale importante. Tra l’altro lo guardi, vedi la porta e ti chiedi come fai a fargli gol”. Istantanee di un percorso partito dai campetti vicino a casa, in provincia di Parma, fino ad arrivare ai 7 gol attuali tra campionato e Coppa con la Pro Sesto. Con la voglia di prendersi tutto. Perché se vuoi ottenere qualcosa devi dare il massimo “nel calcio come nella vita”. Frase a cui Nicolò è particolarmente legato e la usa come un mantra prima di ogni partita: “Me la disse il primo allenatore Vittorio Gabbi, recentemente scomparso e anche per questo la porto con me”.

Da Parma a Sassuolo e quel ‘no’ a Manchester, Inter e Juventus…

Riavvolgiamo il percorso. Perché dietro ogni traguardo raggiunto ci sono scelte. L’arrivo al Parma: “E’ stato come un sogno anche se da ragazzino non realizzi bene”. E quel ‘no’ al Manchester United: “Hanno iniziato a seguirmi a 14 anni, mi vennero a vedere in una partita dove feci tre gol. C’era qualche voce ma non ho voluto approfondire perché stavo bene a Parma”. Scelte dicevamo. Poi il fallimento: “Mi è dispiaciuto molto dover lasciare tutto”.

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Credit: Pro Sesto

Si chiude una porta e se ne aprono altre. Mi volevano Juventus, Inter e Fiorentina. Scelsi Sassuolo perché volevo continuare il percorso iniziato con Palmieri a Parma”. Mai banale e senza rimpianti Nicolò che in neroverde si è tolto anche soddisfazioni importanti: “Ho avuto la fortuna di giocare con compagni di livello come Scamacca, Pierini, Erlic, Adjapong, Ravanelli. Un’esperienza che mi ha permesso di capire le mie qualità e i miei limiti”. Il ricordo più bello? “Senza dubbio la vittoria del Torneo di Viareggio”. Cartoline di un ragazzo con la testa sulle spalle consapevole e con tanto da raccontare.

‘I tatuaggi sulla pelle…’

Svestiamo i panni del calciatore e torniamo a vestire quelli del bambino sognatore. “La passione per il calcio la devo tutta a mio papà e mio fratello. Loro mi portavano al parchetto a giocare e mi hanno insegnato tanto. Giocavo con i ragazzi più grandi (amici di mio fratello) e si arrabbiavano perché li scartavo tutti (ride n.d.r.)”.

Un’immagine impressa anche sulla sua pelle: “Ho tutti tatuaggi incentrati sulla mia vita” e quel campetto… “Il primo tatuaggio l’ho fatto con mio fratello. Io che sogno il campo da calcio con lo sfondo del campetto dove andavamo a giocare e sono per mano con lui che mi accompagna”. Poi “Il leone, il mio segno zodiacale. Mi rispecchia anche in campo” e ancora “il pallone con scritto Carpe diem”. Cogli l’attimo. Quello che sicuramente Nicolò sta sfruttando e cavalcando alla Pro Sesto.

Bruschi

La passione della musica

“La passione della musica me l’ha trasmessa mio padre quando mi portava con lui ai karaoke nei ristoranti. Nelle pause mi faceva cantare e da lì è nata questa cosa. Per gioco in una gara un giudice mi chiese se volessi pubblicare una canzone e ho iniziato così a scrivere”. Dal calcio al microfono con una naturalezza invidiabile. Puro divertimento, ma allo stesso tempo testi e parole ricchi di significato come quel ‘Cicatrici sulla pelle che raccontano storie’ nel suo singolo ‘Promessa’.

Una cicatrice che ho voluto togliermi è quel ‘sei bravo ma…’ che mi sono sempre sentito dire. Ora voglio togliermi quei sassolini dalle scarpe e prendermi le mia rivincita”. Dalla serietà allo scherzo, sul campo come nello spogliatoio: “Ai miei compagni dico che il mio vero lavoro è il cantante. A parte gli scherzi mi diverto e lo faccio solo per quello”. In campo ‘canta’ a suon di gol e alla Pro Sesto ha ritrovato continuità e quell’esultanza scaramantica…

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Credit: Pro Sesto

Idolo, ‘Promessa’ e quell’esultanza scaramantica

La particolarità nei gol è racchiusa nell’esultanza: Il mio idolo è sempre stato Ronaldo. Un punto di riferimento come lavoro, ambizione e come calciatore. L’esultanza è nata dalla Serie D. Da quel momento ho continuato a fare gol. La tengo come rito scaramantico, visto che l’anno scorso non l’ho più fatta e quest’anno mi sta tornando a portar fortuna.

Rituali da non togliere, anche se una possibile ‘Promessa’ strappata all’attaccante è un gol con dedica… Esultanza alla Ronaldo e usare la bandierina a modi microfono: “A livello di immagine mi insultano tutti (ride n.d.r). La valuterò”. Calcio e passione. Risate e spensieratezza, la ricetta per la felicità e per i gol. Firmato… Nico Bru.

A cura di Simone Brianti