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Ravenna, Okaka: “Cipriani è stato fondamentale per la mia scelta. Futuro? Continuo finché testa e fisico me lo permettono”

Stefano Okaka esultanza / credit: Ravenna Calcio

Stefano Okaka esultanza / credit: Ravenna Calcio

L’attaccante del Ravenna si è raccontato a “Sportweek”.

La carriera di Stefano Okaka è quella di un vero globe-trotter: ha sempre cercato una sfida che lo entusiasmasse, indipendentemente dalla categoria o dal paese. Roma, Modena, Brescia, Fulham, Bari, Parma, Spezia, Sampdoria, Anderlecht, Watford, Udinese, İstanbul Başakşehir e ora Ravenna, in Serie C.

I gol, in carriera, li ha sempre fatti: 121 in totale. Ma nei ricordi della gente uno resta indelebile.Il tacco in Roma-Siena? Quando mi vedono per strada me lo fanno ancora rivedere, è stato incredibile, esordisce così nell’intervista rilasciata ai colleghi di Sportweek.

Un altro gol di tacco lo ha segnato di recente in Ravenna-Pontedera, e anche se non era all’Olimpico, la prodezza rimane speciale: Un gol di tacco è sempre un gol di tacco. È un colpo che ho sempre avuto, nessun segreto: puro istinto. Ti piazzi in area e, se arriva la palla giusta, lo provi. Un po’ come faceva Crespo. Sui social funzionerebbe alla grande? Probabilmente sì, ma io i social li uso zero. Nulla contro chi ci passa le ore, però credo che ai giovani serva un po’ più di vita reale…”.

Il centravanti del Ravenna torna sull’ultimo gol: “Sul momento non mi sono neanche reso conto di quanto fosse difficile. Quando l’ho rivisto ho capito che avevo realizzato una rete veramente bella. Di quello in Roma-Siena mi piace rivedere soprattutto l’esultanza, più che il gol: è stata pazzesca. Io e De Rossi sotto la curva… un’emozione incredibile.

«Cipriani è stato fondamentale per la mia scelta di venire a Ravenna»

Okaka spiega come è nata l’avventura giallorossa: È nata un po’ per caso. Giocavo a Istanbul, avevo ancora un anno di contratto, ma volevo avvicinarmi alla famiglia e soprattutto a mio nipote. Per un anno mi sono allenato da solo, poi con il direttore Davide Mandorlini è arrivata l’opportunità. Un ruolo importante l’ha avuto anche il presidente Cipriani: sono da sempre un suo grande fan. Ovunque andassi nel mondo, mangiavo nei suoi ristoranti. Ho iniziato la preparazione senza pretese, vediamo fin dove mi portano testa e corpo.

L’ex attaccante di Roma e Sampdoria, tra le tante squadre, riflette sul calcio di oggi rispetto ai suoi esordi: Se fossi esploso adesso a 16 anni, a 18 sarei già… chissà dove. Il calcio è cambiato tantissimo. Dopo i gol da giovanissimo con la Roma, oggi il mio valore sarebbe schizzato alle stelle. Io però sono molto razionale, non mi sono mai goduto davvero il momento. L’esordio è stato incredibile, ma pensavo già allo step successivo. Rimpianti? Come potrei averne: ho fatto 20 anni di carriera e ho dato alla mia famiglia una vita migliore. Il mio momento più bello lo dirò quando smetterò.

Okaka, esultanza dopo il gol - credit: Ravenna FC - www.lacasadic.com
Okaka esulta dopo un gol – credit: Ravenna FC – www.lacasadic.com

«Per me la famiglia è tutto»

Okaka sottolinea quanto conti la famiglia nella sua vita: Per me la mia famiglia è tutto. Considerando da dove arriviamo e quante cose abbiamo fatto insieme… Mi hanno insegnato valori come la forza, l’umiltà e il lavoro. I miei genitori sono stati un esempio: hanno lasciato un paese africano, si sono messi in gioco e facevano tre lavori per mantenere me e mia sorella. Questo mi riempie di orgoglio. Mio nipote? È un guerriero. Gli direi che deve diventare più forte di me. Ha nove anni, fa anche lui l’attaccante ed è già molto bravo”.

A conclusione Okaka parla di amici e futuro: Amici nel calcio? Cassano è uno di famiglia, De Rossi è come un fratello, siamo cresciuti insieme. Anche con Biglia ho un bel rapporto, gli altri sono colleghi. Se non avessi fatto il calciatore probabilmente sarei diventato pallavolista come mia sorella, non ero male a schiacciare. Altrimenti credo avrei fatto l’operaio. La Roma può vincere lo scudetto? Lo spero tanto, ha un grande allenatore e se la giocherà fino alla fine. E ai Mondiali? Dobbiamo andarci!.