Reginaldo, una vita nella Casa di C: “Vi racconto Picerno e la carriera in A”

In esclusiva ai nostri microfoni l'attaccante del Picerno ci ha raccontato la sua carriera, partendo dall'esperienza attuale in Serie C fino a ricordare l'Europa League con la Fiorentina

Reginaldo
28 Settembre 2021

Redazione - Autore

Una vita spesa tra grandi piazze e campi di provincia, rigorosamente – ma non solo – in Italia. È la storia di Reginaldo: brasiliano d’origine, italiano per adozione, protagonista negli ultimi 20 anni di ogni categoria del calcio professionistico dello Stivale.

Ormai da tempo residente inamovibile della Casa di C – sentiti ringraziamenti alla famiglia per questo gradito ritorno -, Reginaldo ha deciso di aprirci la porta del suo nuovo salotto, quello targato AZ Picerno: “Qui c’è un ambiente tranquillo, fatto di persone perbene e ragazzi spettacolari. Tutti i ragazzi e tutte le componenti hanno voglia di crescere e di fare calcio in un certo modo. Vedo tanta gente qui che lotta per affermarsi, per diventare grande, e questo ha inciso tantissimo nella mia scelta”.

Reginaldo e la scelta di Picerno

Nella vita, si sa, è difficile rinunciare alle sfide ambiziose, specialmente se condotte da uomini d’esperienza. Reginaldo lo sa bene, per questo ha deciso di sposare il progetto dei neopromossi rossoblù: “L’idea Picerno è nata quando ho capito che a Catania non avrei avuto più spazio, avevo un altro anno di contratto ma insieme al mio procuratore abbiamo deciso di iniziare a lavorare per trovare una soluzione alternativa. Avevo altre possibilità ed altre offerte, ma ho scelto Picerno per dimostrare quanto posso ancora dare al calcio“.

“In questo ambiente non può non venirti la voglia di lavorare e far bene. Il nostro obiettivo è la salvezza e speriamo di fare quanto prima quei punti necessari a garantircela. Da un punto di vista personale, invece, è quello di far bene per questa società. Spero di dare ancora tanto a questo ambiente e a questa squadra, anche perché giochiamo in un girone che è molto difficile e somiglia ad una Serie B: tutte le squadre sono attrezzate e hanno calciatori forti, ogni gara ha una storia a sé e presenta molte insidie. Ma è bellissimo, davvero”.

La consacrazione in Serie A

Ma sulla carta d’identità di Reginaldo il domicilio non è sempre stato nella Casa di C. Correva l’anno 2006: mentre l’Italia era in vetta al mondo in quel torrido luglio, l’attaccante brasiliano, dopo una lunga trafila dalla C1 alla Serie A col Treviso, era in cerca della squadra con cui consacrarsi. E quale miglior luogo per raggiungere il massimo prestigio se non nella città nobile dell’arte? “Il mio anno più importante è sicuramente quello di Firenze, in cui partimmo con la penalizzazione di 11 punti e riuscimmo ad arrivare in Coppa Uefa. Fu una gran bella emozione. Sono soddisfatto e soprattutto felice quando penso ad alcuni momenti: quando sono subentrato con la maglia della Fiorentina, ad esempio, nella sfida con la Sampdoria”.

Una carriera senza rimpianti

La parte fondamentale di ogni viaggio non è la meta, ma il tragitto. E Reginaldo, dall’alto delle sue 38 primavere, sa di potersi voltare e guardare col sorriso a ogni tappa del suo percorso: “Sono soddisfatto della mia carriera, non ho rimpianti: spesso sono sceso in B insieme alle squadre con le quali retrocedevo dalla A e ci sono rimasto, per dare una mano. Avevo, all’epoca, le possibilità per continuare a giocare sempre in serie A, ma io non sono fatto così e do tutto alle squadre per le quali gioco. La vita è fatta di scelte e la mia carriera è frutto delle mie scelte. Ricordo tutti i primi gol con le mie squadre, porto nel cuore esperienze come quelle di Treviso ma non solo. Ci sono stati momenti importanti nella mia carriera che porterò sempre con me e faranno per sempre parte della mia vita”.

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