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Picerno, Reginaldo tra la C e i ricordi: “Mourinho mi voleva all’Inter”

A 38 anni Reginaldo non ha nessuna intenzione di mollare: la prima parte di stagione al Picerno, nel girone C di Serie C, lo conferma. L’attaccante brasiliano, 4 gol, prove da leader e assist in 20 presenze con i lucani, missione sposata dopo le esperienze di Monza, Reggio Calabria e Catania, si sta confermando leader assoluto della squadra allenata da Leonardo Colucci. A Fanpage ha raccontato il suo percorso nel calcio italiano, con tanti aneddoti. Uno su tutti: “Sono stato vicino all’Inter, José Mourinho mi ha fatto seguire per tre mesi. Il problema è che ho sempre vissuto le cose con la massima serenità, anche se mi dicevano che mi seguiva il Real Madrid io facevo sempre le stesse cose. Non rimpiango nulla di quello che ho fatto in Italia e che ancora farò, visto che ho ancora voglia di giocare”.

Da Jundiaí a Picerno, Reginaldo: “Lavoro da quando ho 8 anni, posso fare tutto”

Una promessa messa nero su bianco. Anzi, rosso su blu, come i colori del Picerno. Località distante 9594 chilometri dalla sua Jundiaí, in Brasile. “Ho sempre lavorato da quando ho 8 anni quindi posso fare tutto” è la frase che accoglie chi visita il profilo Instagram di Reginaldo. “Non voglio fare la parte di quello che è venuto da Brasile, che è cresciuto nella favelas – racconta – alcuni hanno avuto altre possibilità ma io sono cresciuto lì e ci vivo ancora perché credo nelle piccole cose”. L’album dei ricordi in Italia è ricco di tappe. Tra le tante, la possibilità di lavorare con Antonio Conte a Siena: “La voglia che trasmetteva ai giocatori. Oltre ad essere un maestro ed essere uno forte, trasmette questa cattiveria ai calciatori che se lo segui è impossibile non fare bene. La sua cattiveria e la sua voglia di fare bene a tutti i costi mi sono rimaste impresse”.

“Qui con lo spirito di Fiorentina e Parma”

Il Picerno è in zona playoff ma “dobbiamo raggiungere prima di tutto la salvezza – ricorda Reginaldo – una volta centrato l’obiettivo cercheremo di porci altri traguardi ma prima di tutto viene la salvezza”. Conta lo spirito: “Avevo altre richieste, anche interessanti, ma non mi hanno dimostrato la voglia di avere Reginaldo in squadra come il Picerno. Come giocatori siamo una cosa ma come uomini, come persone, nel mondo del calcio siamo altro. Quando ho giocato in squadre come Fiorentina e Parma e affrontavamo quelle più piccole c’era sempre quella cosina che ti fa pensare di essere superiore. Noi picernesi dobbiamo pensare di essere uguale a tutti e di poter essere in grado di giocare con tutti e batterli”.

“Ritiro? Non voglio rubare il posto a nessuno”

Sguardo poi al futuro: “Finché il fisico mi permette di giocare e finché me la sento, lo farò. Non voglio rubare il posto a nessuno perché ci sono tanti ragazzi giovani che vogliono fare questo ma devono capire che questo è un lavoro, non è solo divertimento. Noi che giochiamo a calcio dobbiamo capire che siamo fortunati perché lavoriamo un’ora e mezza, un’ora e 45 al giorno. In quel momento devi dare il massimo, perché c’è gente che si sveglia alle 6 del mattino e forse riesce a tornare a casa per la sera per stare con la famiglia. Questo è il mio modo di pensare e finché starò bene giocherò”.

Redazione

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