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Udoh, che regalo per la “sua” Reggiana: doppietta al Modena, come ai tempi della Juve

Per battere un Modena che non perdeva da 21 giornate serviva un Re. Ed effettivamente a metterci lo zampino – per usare un eufemismo – è stato King Udoh, attaccante classe 1997 dell’Olbia. Una sua doppietta ha mandato al tappeto la squadra di Tesser, permettendo così alla Reggiana di accorciare sulla capolista. Un regalo alla sua città, alla sua gente. Sì, perché Udoh è nato a Reggio Emilia e proprio con la Reggiana è cresciuto per affacciarsi nel grande calcio. Tornato a casa ha trovato la propria compagna, che è in dolce attesa, e anche un cellulare intasato di messaggi. Tanti “grazie” da parte della gente di Reggio, che questo ragazzo lo ha amato prima di salutarlo con un grande in bocca al lupo destinazione Juventus.

La soddisfazione dei giocatori dell’Olbia

Udoh e gli anni alla Juventus

Nel 2014, infatti, il passaggio alla Juventus. E’ subito decisivo, negli Allievi segna una ventina di gol. Poi il passaggio alla Primavera, con cui ne fa due… al Modena. Proprio così, probabilmente domenica gli sarà sembrato di vivere un dejà vu. Lirola sulla fascia destra, Audero in porta, Grosso in panchina. Adesso Udoh, che nel 2016 ha lasciato Torino ed è passato per Lanciano, Pontedera, Fano, Viareggio e Pianese, gioca nell’Olbia. L’anno scorso 5 gol in 34 partite, adesso è già a quota 10. Mai così bene nei suoi anni da professionista. Il record lo ha fatto al primo anno di Juventus Primavera: 11 reti, ne manca soltanto una e siamo solo a inizio marzo.

Udoh ai tempi della Juve

Il primo giocatore positivo al Covid

Praticamente due anni fa Udoh viveva un piccolo incubo. Quando giocava alla Pianese fu il primo giocatore professionista in Italia a contrarre il coronavirus. Ne parlarono tutti, perfino il New York Times. Era una sera di fine febbraio, la squadra era rientrata dalla seconda trasferta consecutiva ad Alessandria. La prima contro la squadra locale, poi la Juve U23.

Udoh in conferenza quando giocava nella Pianese

A quella partita Udoh non prese tuttavia parte perché chiuso nella propria camera d’albergo febbricitante. Da lì il tampone positivo, quando ancora del Covid si sapeva poco o nulla, e l’ambulanza “protetta” che lo porta all’ospedale Scotte. Stanza isolata, medici e operatori sanitari che entravano con protezioni da extraterrestri. Sei brutti giorni da dimenticare in fretta. Lui lo ha fatto come gli riesce meglio, a suon di gol.

Redazione

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