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Vis Pesaro, a lezione di filosofia e calcio da Banchini: “Ecco i nostri segreti”

Per arrivare ad allenare tra i professionisti in Italia, Marco Banchini, oggi alla Vis Pesaro, ci ha messo anni e anni di ricerca. Tanta applicazione, costante studio e viaggi alla scoperta di modi di giocare e vivere diversi dal nostro. Da Malta all’Albania fino alle Isole Vanuatu, in Oceania: Banchini ha allenato in quattro nazioni diverse. Tornato in Italia nel 2016, dopo quasi tre anni all’estero, ha voluto conoscere al meglio i gironi della Serie C, come vice prima al Siena, poi alla Casertana. Infine, la panchina del Como da ‘primo’ allenatore: due anni e mezzo fatti di grandi risultati (come il record italiano di punti in Serie D) e culminati con la promozione dalla D alla C.

Cartoline (raccontate anni fa a GianlucaDiMarzio.com) ed esperienze che porta nel cuore ancora oggi e che l’hanno formato: “Avere viaggiato tanto mi sta aiutando a capire il calcio italiano, cosa va e cosa no. Qui c’è una cultura molto legata al risultato, e nel quotidiano si tende a dedicare il tempo solo al campo, mentre ci sono tanti aspetti che in altre culture sono più valorizzati, dalla formazione individuale alla condizione del biotipo soggettivo. Ma adesso anche in Serie C stanno cambiando i protocolli e i giocatori non si allenano più solo nelle basilari due ore al campo”.

Vis Pesaro, Banchini: “L’obiettivo resta la salvezza”

Nel suo piccolo, si sente parte di questo processo di crescita, Banchini, che sta portando in alto la Vis. I marchigiani sono sesti nel girone B, a pari merito con il Siena, e, nelle ultime sei partite, hanno conquistato tre vittorie (Fermana, Lucchese e Gubbio) e tre pareggi (Viterbese, Entella e Cesena). 17 punti e il cammino è appena iniziato: “L’obiettivo resta ottenere una salvezza tranquilla, ma le visioni della società, e in primis del presidente Bosco, sono ambiziose. Qui mi trovo bene e sono fiducioso che il lavoro possa procedere per il meglio. I risultati che otteniamo alimentano morale ed emozioni, ma per noi è come se ogni settimana si ripartisse da capo: ogni domenica è una nuova battaglia”.

Vis Pesaro, Banchini: “Vogliamo far crescere i nostri giovani”

Con un’idea ben precisa in testa: “Vogliamo portare i giovani a crescere ed è per questo che scendiamo sempre in campo con molti under 21 tra i titolari. La maturazione di questi ragazzi, che spesso arrivano dalla Primavera, mi rende orgoglioso. E questo è possibile anche grazie ai senatori dello spogliatoio che, oltre al buon rendimento in campo, aiutano i meno esperti a migliorare e stanno portando la mentalità giusta nella testa dei ragazzi. Sono di grande aiuto, come il mio staff”.

La filosofia di Marco Banchini: “L’uomo prima del calciatore e…”

Un rapporto, quello tra l’allenatore e il calciatore, che per Banchini va ben oltre il campo: Sono innamorato dei miei giocatori, vivo le emozioni del calcio. Ho imparato che ce ne sono alcuni a cui devi chiedere prima di dare, e altri, spesso i più talentuosi, a cui devi dare tanto prima di ottenere. Mi piace questo aspetto del mio lavoro: capire e interpretare i giocatori, come persone prima ancora che sul piano della tattica”.

“… la rapidità di pensiero come chiave”

“Penso infatti che le partite non si vincano con gli schemi, ma entrando nella testa di chi mandi in campo, e creando la possibilità che la squadra risolva l’imprevisto nel minor tempo possibile e con buoni esiti. Questa è la chiave per ottenere i risultati. Dietro, chiaramente, c’è tanta applicazione nel quotidiano. Ma sono convinto che il modello di gioco lo facciano le abilità e le possibilità dei calciatori. Qui, ad esempio, penso che una volta che la squadra ha imparato quando e come difendere, la fase offensiva viene da sé: concentrarsi sul non-possesso permette di essere più attivo e pronto. Pensare è la chiave. Riconoscere le situazioni prima dell’avversario”.

Il calcio di Marco Banchini e della sua Vis si fonda su basi solide e inamovibili, ma, per certi versi, diventa… fluido. Fatto di pensieri e di filosofia ancor prima che di schemi: “Ho giocato sia con la difesa a tre che a quattro, ma ciò che fa la differenza è il principio. Il quale per me è radicato in due parole: il contributo che ciascun giocatore deve dare, capendo qual è la sua funzione nella squadra, e il senso di inclusione tra i calciatori come individui”.

L’uomo: non la macchina da gol, o il difensore perfetto. L’uomo, nelle sue sfaccettature, che l’allenatore deve comprendere, sfruttare. E smussare, se serve. Raffinare. Con la mano di un grande maestro, che Banchini sta acquisendo, nel tempo e con impegno. E il campo parla per lui.

A cura di Luca Bendoni

Redazione

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