Dalla C alla Serie A, il doppio salto di Haveri. Maniero (ds Rimini): “Ecco perché il Torino ha puntato su di lui”

Poteva diventare commercialista. Poi un giorno, mentre era sui libri, Maniero l'ha chiamato e gli ha offerto l'occasione Rimini. Ora è un nuovo giocatore del Torino

Haveri Rimini
11 Gennaio 2023

Redazione - Autore

Il doppio salto dalla Serie C alla A non è da tutti. Ma Kevin Haveri del Rimini è un giocatore che sta per aggiungersi a questa lista privilegiata e non lunghissima. Il terzino sinistro albanese si iscrive a questo club esclusivo dopo che il suo nome è comparso su tanti taccuini. Però solo su uno è rimasto più a lungo. Quello del Torino. Squadra che abbraccerà tra 6 mesi: i due club hanno deciso che il giocatore resterà in prestito fino al termine della stagione al Rimini.

Vagnati lo segue da tempo ma in questa sessione di calciomercato è arrivato il tempo (e la possibilità) di chiudere. Ad Andrea Maniero, direttore sportivo del Rimini, il grande merito di aver scoperto un vero talento. Lui aveva portato Kevin al Campodarsego e sempre lui l’ha chiamato mentre era a casa a studiare, proponendogli una nuova avventura proprio al Rimini.

Maniero Rimini
Credit: Rimini

Haveri, la destinazione Torino e il trampolino Rimini

“Gli ho detto: ‘Sei lì a casa, non hai una squadra, prendi il treno e vieni qui che parliamo. E vedi di impegnarti e di correre. Ho già preso il titolare e tu sei la riserva quindi vedi di dare il massimo’”. La chiamata della svolta. Un’opportunità e insieme un ‘avvertimento’ da fratello maggiore. Maniero ha ricordato così quel giorno. “L’ho chiamato e gli ho detto che al Rimini c’era un progetto importante – ha proseguito il ds ai nostri microfoni -. Lui studiava a Bologna, viveva lì da una zia. Faceva e fa tuttora l’università, frequenta la facoltà di Economia. Suo padre fa il commercialista in Albania, quindi probabilmente voleva seguire anche lui questa strada. Gli mancano pochi esami per laurearsi. E’ venuto qui e senza pensarci due volte ha accettato. “Ci sono”. E così abbiamo iniziato questo percorso insieme, con lui felice di iniziare questa nuova avventura in un club come il Rimini”.

‘R’ come Rimini e… Ripartenza

Due anni praticamente fermo, con appena 3 partite giocate. Il Covid, preso due volte, e uno stiramento che ha contribuito ancora di più a tenere Haveri ai box. Il Rimini è stata a tutti gli effetti la tappa della ripartenza. Trentatrè presenze in Serie D nel 2021/2022, la stagione della promozione in Lega Pro. Quest’anno, finora, 13 apparizioni nel girone B di Serie C e tre assist. 

haveri rimini

“Il Torino ha puntato su Haveri per quelle caratteristiche che avevamo visto noi tempo fa. Lui è un terzino sinistro, alto 191 cm. Ce ne sono pochi mancini così, veloci ha spiegato Maniero -. Abbiamo detto: ‘Ci lavoriamo e può venir fuori un giocatore moderno’. Ed è quello che lui è, anche se deve migliorare ancora molto. E’ arrivato in Italia dall’Albania nel difficile periodo della pandemia. Era molto giovane. Ha fatto un campionato con me a Campodarsego (provincia di Padova) e faceva già intravedere queste potenzialità di struttura e atletismo che oggi servono nel calcio. Poi l’abbiamo portato qui a Rimini credendo che fosse un giovane molto interessante e anche ‘rivendibile’ in altre categorie per queste sue caratteristiche. E penso che il Torino, come tanti che avevano messo gli occhi su di lui, abbia visto in Kevin un giocatore in grado di poter fare più cose, con il giusto lavoro”.

Maniero Rimini
Credit: Claudio Zamagni (Rimini)

Haveri in granata: “Il Torino è stato il club più costante”

In tanti si sono interessati al terzino, non solo il Toro. Dal Brescia alla Fiorentina. Poi l’Atalanta, il Monza, il Pisa, il Frosinone. Ed anche il Verona “perché Kevin, appena arrivato in Italia, è andato al Mantova – ha spiegato Maniero che proprio a Mantova ha visto per la prima volta il giocatore -. E i due club hanno la stessa proprietà. Ma in quell’anno poi il Mantova è sceso in Serie C e non l’ha tesserato. E’ stato quello il momento in cui Haveri si è ritrovato svincolato ed è ripartito dal Campodarsego. Poi però per questioni legate alle NOIF, essendo extracomunitario, poteva essere tesserato soltanto da un club di Serie A che però allo stesso tempo doveva privarsi di un altro slot. C’erano tanti vincoli insomma. Il Torino comunque è stato il club che si è interessato per primo e il più costante”

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La costanza dunque ha fatto la differenza. La stessa che Kevin ha messo in campo, per davvero: “Dopo quel lungo periodo fermo, gli sono bastati 6 mesi per crescere tantissimo. E secondo me deve e può migliorare ancora molto. Dipenderà chiaramente anche da lui e dalla sua testa ma il Torino ha visto in Haveri un’opportunità e ha voluto subito coglierla”

Oltre il terzino, il laureando in Economia

Lo studio insieme agli allenamenti. Perché Haveri i libri non li ha mai abbandonati. E a 21 anni è ancora uno studente di Economia che è riuscito a portare avanti la carriera da studente insieme a quella da calciatore. Pochi esami lo separano dalla laurea. Aveva ripreso a studiare in quel periodo in cui è stato fermo e probabilmente è stato anche il momento in cui si è chiesto se il calcio potesse trasformarsi davvero nella sua professione.

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Senza il pallone magari sarebbe diventato commercialista, come il padre. Invece la trama della sua storia si è scritta ancora sul campo. Perché in fondo il desiderio è sempre stato quello. “Aut viam inveniam aut faciam”. Se non c’è una via, la creo. Se non c’è un modo, lo trovo. Questa la traduzione e il senso della frase latina che si legge nella bio del suo profilo Instagram. Un account con più scatti di vita professionale che privata. Ma chi lo conosce da tempo come Maniero ha pochi dubbi nel descriverlo: “Kevin è un ragazzo molto sensibile, leale e chiuso. A volte un po’ permaloso, ed è un aspetto che deve migliorare. Ma in campo si allena sempre forte. Se non gioca però a volte tiene il broncio, ma non deve intristirsi perché il calcio è così. E’ molto giovane e allo stesso tempo anche molto ambizioso. Caratteristiche che combinate alle interessanti doti tecniche e potenzialità lo hanno portato al doppio salto di categoria. 

A cura di Guendalina Galdi