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Reggiana, Tosi ai saluti: “Ho capito che era ora di farmi da parte”

Il direttore sportivo Doriano Tosi prova a non lasciar trasparire l’emozione dopo il suo addio alla Reggiana: “In questi giorni ho capito che il mio percorso alla Reggiana è concluso. I miei 3 anni in granata sono stati molto impegnativi. Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati ha pesato a livello di ansia e stress, ma ci tengo a sottolineare che non considero questo percorso un fallimento. Siamo partiti dalla Serie D, abbiamo vinto la C, siamo rimasti in B con i mezzi che avevamo. Illudendoci per metà stagione di poterci salvare. Quest’anno è stato fatto il lavoro migliore degli ultimi 3. Abbiamo costruito una squadra con l’obiettivo di vincere. Non ci siamo riusciti e la delusione dell’eliminazione ai quarti di finale dei playoff è stata davvero impossibile da digerire. Siamo andati fuori subito perché abbiamo pagato la delusione per non aver vinto il campionato”.

Le dinamiche dell’addio: “Salerno è stato schietto”

La fiducia di Romano Amadei, la decisione di voltare pagina di Carmelo Salerno. Le dinamiche societarie, tra i soci, vengono descritte con onestà da Tosi: “L’ambiente ha voglia di cambiare e io mi faccio da parte. In questo triennio è stato fatto qualcosa di significativo. Credo si siano vissute le emozioni più forti degli ultimi 25 anni. Lo dico senza presunzione. Non ho alcun rimpianto o rimorso, l’unico rammarico è che mi sarebbe piaciuto salutare avendo conquistato la promozione in Serie B perché già pensavo di lasciare, ma quando si va via dopo aver mancato un risultato importante si resta certamente scossi. Porterò i reggiani nel cuore. Non sono mai stato contestato e questo è un record nel mio mestiere. Mi lascio in buoni rapporti con la società, poi il tempo passerà e sistemerà le cose. Era giunto il momento di concludere la mia esperienza“.

Ho scritto ad Amadei dicendogli che volevo fare un passo indietro, lui mi ha detto di aspettare e ragionare insieme, ma io volevo che le cose andassero così. Salerno è stato schietto nel dirmi che voleva cambiare. Io non ho fatto propaganda per cercare di rimanere, ma ho acconsentito a non restare anche perché ci avevo già pensato da tempo. Quando non percepisco fiducia nei miei confronti sono il primo a farmi da parte. Vivo di soddisfazioni e di fiducia e se mancano entrambe diventa dura”.

Pochi giovani, Tosi: “Chi punta a vincere in C non li ha in rosa”

Reggiana con pochi giovani da valorizzare, Tosi non ci sta: “In Serie C ci sono una decina di squadre che partono per arrivare in alto e non hanno giovani. Non ce li aveva il Südtirol, il Modena ne aveva alcuni in un organico di 30 calciatori. Noi dovevamo arrangiarci con un budget definito e un obiettivo da raggiungere. Bari, Padova e Palermo lottano per vincere e non pensano a giovani da rivendere. Questo è un discorso che si può fare in B anche perché ci sono obblighi regolamentari diversi. Ciò non toglie che con una visione diversa saremmo potuti partire con una squadra giovane per farla crescere piano piano, come ha fatto il Sudtirol anni fa. Io, però, ho la sensazione che a Reggio Emilia questo discorso attecchisca poco. La Reggiana ha bisogno di essere promossa e alla svelta e io ho cercato di interpretare questo pensiero”.

Il futuro personale, della Reggiana e di Diana

La Reggiana senza Tosi: “Diana secondo me può puntare in alto e penso possa fare meglio in una categoria superiore alla Serie C perché è nato in quell’ambiente. Credo che il presidente voglia mantenere questa squadra e finanziare quest’annata per proseguire un percorso di crescita inserendo anche dei giovani, per cercare di patrimonializzare e avere qualche sviluppo per il futuro. Fare un calcio sostenibile dovrà essere l’obiettivo della Reggiana. Non è detto che Diana non ci stia, può darsi di sì… Per quanto riguarda il mio futuro non escludo che qualche amico possa avere bisogno di me, ma come direttore sportivo non ho bisogno di continuare. Posso fare tante cose con le competenze e conoscenze acquisite, anche perché a Reggio Emilia non ho svolto solo il ruolo di direttore sportivo, ma ho lavorato a 360 gradi”.

Redazione

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