Alessandro Gaucci, presidente del nuovo Perugia targato Arenacuri, è intervenuto a Sky Sport 24 durante la trasmissione Speciale Calciomercato. Tanti i temi toccati, dalle attuali trattative del mercato estivo fino ovviamente al suo Perugia, una questione di famiglia, con il ritorno ora in biancorosso dopo gli anni d'oro al fianco del padre Luciano e del fratello Riccardo. Dagli anni della Serie A, quando la società era una fucina di grande talenti per il calcio italiano, fino al futuro prossimo del club nella prossima stagione di Serie C

Sulle sensazioni del tornare nel club biancorosso dopo svariati anni, Gaucci commenta: "Tornare a Perugia rappresenta la mia storia e quella della mia famiglia dal 1991, quando con mio padre e mio fratello facemmo cose importanti. C'è la voglia di risollevare la squadra che non stava passando un bel momento. La trattativa è stata lunga che ci ha fatto pensare non andasse a buon fine ma alla fine, con lo scatto finale siamo riusciti a chiudere."

Non manca un analisi, su come è cambiato il calcio italiano dal Perugia di Gaucci a oggi: "Son cambiate tante cose, è un problema generale anche dell'economia del Paese, adesso c'è troppa differenza con l'Inghilterra, l'Arabia Saudita, l'America. I diritti televisivi in Italia non sono aumentati come in Inghilterra, un altro aspetto fondamentale è non avere le infrastrutture, siamo molto arretrati rispetto al resto d'Europa. Al di là della bellezza dello stadio, gli inglesi hanno inventato stadi che generano benefici durante l'arco della settimana. Guardando i bilanci delle squadre italiane, i diritti televisivi rappresenta l'80% del fatturato, invece il marchio Premier League si è venduto in tutto il mondo"

Su come riuscire a scovare nuovi talenti, aggiunge: "Per pescare giocatori in categorie minori, come Fabio Grosso, ci vuole anche un po' di coraggio, per fare determinate scelte. Il calcio italiano ha molti pregiudizi, invece di guardare il giocatore si inizia a guardare da dove viene, così si inizia a togliere il 50% delle possibilità e di scovare qualcosa di diverso. Fino al gol di Ahn Jung-hwan nel mondiale del 2002, le frontiere erano sempre aperte, stavo firmando giocatori dagli USA e dal Giappone, Donovan e Beasley, non si poteva più fare perchè ad Agosto la federazione decise di chiudere le frontiere."

Non manca una battuta finale sul calciomercato biancorosso: "Noi dobbiamo prendere solo punte, ne abbiamo dieci in lista."

Sezione: News / Data: Mer 12 agosto 2026 alle 20:15
Autore: Emanuele Russo
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