L’ultima giostra di Rosi: “Ho ancora il fuoco dentro. Sogno un’impresa con la Torres”

La nuova avventura in Sardegna e il passato in Serie A: la nostra intervista al terzino ex Roma

7 Febbraio 2024

Simone Solenghi - Autore

La voglia di riallacciarsi gli scarpini e scendere di nuovo in campo, per quello che potrebbe essere l’ultimo capitolo della sua carriera. Aleandro Rosi riparte dalla Torres e lo fa dopo 8 mesi lontano dal terreno di gioco, in seguito alla fine del suo rapporto col Perugia: “In questi mesi ci sono stati momenti di crisi, ho avuto la sensazione che, arrivato a 36 anni, fosse arrivato il momento di smettere” – ha confidato ai microfoni de Lacasadic.com – “Mi ero dato una data, se non avessi trovato squadra entro fine febbraio mi sarei ritirato. Io però amo giocare e smettere da retrocesso non mi avrebbe fatto stare con l’anima in pace. Così ho accettato la Torres senza pensarci“. Dopo una lunga carriera tra Serie A e B, l’ex Roma si regala una nuova sfida, che è come un ultimo giro su una giostra bellissima.

La nuova avventura a 36 anni: “Mi è tornato il sorriso”

Il segreto per ripartire a 36 anni? L’entusiasmo, che è sempre quello del primo giorno: “Quando torni sul campo ti torna il sorriso. Mi sono allenato con la squadra e ho fatto quasi tutto tranne l’ultima parte, è stata una bella sensazione. Sono stati tre giorni molto emozionanti e stancanti, sono contento“. Quello di oggi però è un giocatore e un uomo maturo e consapevole, che sa che insieme all’entusiasmo sarà fondamentale la pazienza: “Purtroppo con l’età e il tanto tempo lontano dal campo ci vorrà un po’ per tornare. Vivremo giorno per giorno e andremo a sensazioni. Non dobbiamo forzare nulla, c’è un programma dettagliato. Io ho tanta voglia di giocare ma mi dovrò gestire, quindi non dovrò avere fretta“. Ma, se il lavoro pagherà, la Torres avrà a breve un rinforzo di altissimo livello per la categoria: “Il calcio è cambiato e ormai quello un po’ più anziano si prende meno in considerazione di prima. Invece secondo me i giocatori importanti, finché riescono e hanno passione, devono giocare. Il calcio italiano ha bisogno di queste figure. Se tutto va bene, tra un mese la Torres ha a disposizione un giocatore molto importante: Aleandro Rosi“. Ma dietro al giocatore c’è sempre l’uomo, che ha potuto contare sugli affetti nel momento più difficile: “Durante questi 8 mesi in cui mi sono allenato da solo è stata mia moglie a darmi supporto e senza di lei sarebbe stato molto difficile. Ora stiamo valutando tante cose, perché non ho più 18 anni, ho una famiglia e dei bambini che devono andare a scuola. Io vorrei portarli qua“.

Credit: Ivan Nuvoli, La Nuova Sardegna

Il fuoco dentro di Rosi: “Mi stimola il bambino che è in me”

Un’occasione, quella dell’avventura in Sardegna, arrivata quasi all’improvviso e colta al volo, per tornare a fare ciò che ama: “L’ultimo giorno di mercato il mio procuratore mi ha chiamato e mi ha detto che c’era questa possibilità. Io ho risposto, senza pensarci tanto, che per me andava bene. Poi loro mi hanno fatto sentire il giocatore importante che sono, avevano bisogno di uno come me di personalità e duttile in campo.” Un’inesauribile voglia di andare avanti che non può essere insegnata: “Ciò che mi stimola a tornare è il bambino che in me. È il fuoco dentro che non si compra da nessuna parte, o ce l’hai o non ce l’hai. Quel fuoco ancora non si è spento e quindi ho colto questa opportunità stimolante, con una classifica importante e in un posto bellissimo. Però c’è tanto lavoro da fare e spero di dare il mio contributo“.

Credit: Ivan Nuvoli, La Nuova Sardegna

La rincorsa al primo posto del Cesena, distante 9 punti, sa di impresa, quelle che a Rosi, tra gli eroi della salvezza del Crotone nella Serie A 2016/17, piacciono tanto: “Qua mi ricorda Crotone, sarà che c’è il mare. Quell’anno con Nicola la salvezza fu un’impresa bellissima. Qui la classifica è veramente importante, i tifosi devono darci una mano. A loro dico che i momenti difficili arrivano, ma quest’entusiasmo deve continuare a evolversi“. Una nuova impresa ora sarebbe il finale perfetto: “L’ultima pagina che vorrei scrivere della mia carriera è la vittoria del campionato, anche se a inizio stagione sembrava impossibile. Ad oggi però dico che 9 punti non sono tanti. Tre anni fa a Perugia lo abbiamo vinto anche se a due mesi dalla fine eravamo a -11 dal Padova. Ciò che mi fa alzare la mattina è la possibilità di vincere il campionato, e poi magari smettere in pace con me stesso. Non abbiamo il dovere vincerlo, ma possiamo provarci con spensieratezza.”

Dall’esordio con la Roma fino alla Torres: “La mia carriera è stata una giostra bellissima”

Guardando indietro, Rosi vede 241 presenze in Serie A, oltre a più di 130 in Serie B e a quelle in Champions League. Dalla sua Roma fino alla Torres, il bilancio non può che essere positivo: “La mia carriera ha avuto alti e bassi. Ho vinto campionati e sono retrocesso. È stata una giostra. Però sono un ragazzo romano che ha giocato più di 100 partite con la Roma. Dopo aver realizzato questo sogno avrei potuto anche smettere, quindi è stata una carriera fantastica. Poi ci sono stati i fallimenti, ma lo dice anche Michael Jordan che per vincere bisogna passare dalle sconfitte. Non ho rimpianti, l’unico potrebbe essere quello di non essere mai andato in nazionale. Ma la mia carriera è stata una giostra bellissima. Ora voglio mettere la mia esperienza a servizio dei giovani, sempre con molta umiltà“. Un percorso nel mondo del calcio che gli aveva già dato tutto, ma forse non abbastanza: “In questi 8 mesi in tanti mi dicevano ‘ma chi te lo fa fare’. Potevo smettere, avevo già avuto una carriera importante, ma ho continuato ad allenarmi da solo. Sono cose che vengono da dentro. Il fuoco che ho ancora oggi mi fa pensare solo al campo, poi so che c’è da pensare anche al dopo perché non è lontano“.

Rosi e l’ex compagno De Rossi: “Sapevo che Daniele sarebbe diventato allenatore”

Il giorno di scendere da questa giostra prima o poi arriverà, anche con la possibilità di iniziare ad allenare: “Non so se farò l’allenatore, perché ti porta mille pensieri per la testa. Ne vedo molti che hanno giocato con me, come Aquilani, De Rossi e Palladino, e so che ti vengono molti capelli bianchi. Per come sono fatto io, se inizio ad allenare arrivo al campo alle 8 e finisco alle 5. Ma ho anche una famiglia e devo pensare anche a loro“. A proposito di allenatori, la partita di Serie A tra Roma e Cagliari ha visto affrontarsene due che Rosi conosce bene: “Ranieri è stato mio allenatore, mentre Daniele mio compagno. De Rossi l’ho sentito anche prima del suo ritorno a Roma, sono contento per lui. Sapevo che quello era il ruolo e l’ambiente giusto per lui, ci avrei messo la mano sul fuoco“.

Ma sono stati anche molti altri i suoi maestri in carriera: “Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno dato qualcosa. Spalletti è quello che mi ha lanciato nel calcio con la Roma e me lo porto dentro, di Luis Enrique invece ricordo il metodo spagnolo basato sul possesso palla. Nicola è uno che trasmette tanto entusiasmo, ma anche Juric e Gasperini sono bravi“. Se per pensare al futuro ci sarà tempo, ora è il momento di concentrarsi sul campo, per quell’ultimo giro in giostra in cui vuole sprigionare il suo fuoco interiore: “Teniamo in vita il sogno di questi ragazzi di cui ha parlato tutta Italia. Non saranno due sconfitte a rovinare questa stagione, ripartiremo più forti di prima. Il mio spirito lo vorrei trasmettere ai compagni e ai tifosi. Me ne sono reso conto durante questi 8 mesi lontano dal campo: il calcio è lo sport più bello al mondo“.