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In A con Juve e Napoli, allenato dai migliori. Baldini: “A Trento per la serietà”

Due carriere: una da calciatore, l’altra da allenatore. Sempre insieme al campo, perché l’amore che l’allenatore del Trento, Francesco Baldini, prova nei suoi confronti è incondizionato. A 17 anni ha debuttato in Serie B con la Lucchese, era il 1991, faceva il difensore e l’allenatore portava il nome di Marcello Lippi. In quel periodo collezionava le figurine di Del Piero, Vialli e Roberto Baggio, ma appena due stagioni dopo si ritrova in squadra con loro alla Juventus. Ha trascorso otto anni a Napoli, poi Genoa e Perugia. Al momento del ritiro aveva subito le idee chiarissime: non separarsi dal campo. “Potevo fare solo l’allenatore“, ci racconta Francesco Baldini durante la nostra intervista. Tanti argomenti, è vero, ma andiamo con calma.

Baldini: “Colpito dalla tranquillità e dalla serietà del Trento, se ne parla ovunque”

Partendo dall’attualità, Baldini si è unito ufficialmente al Trento il 12 febbraio 2024. Un aspetto che lo ha colpito dell’ambiente gialloblù è la calma, elemento che è mancato nella sua carriera da calciatore, quando viveva in un ambiente estremamente veloce: “Della realtà Trento mi ha stupito molto la tranquillità, che in questa categoria è una componente fondamentale. Sono rimasto affascinato anche dalla serietà della società, la quale viene riconosciuta da tutti nel mondo del calcio. Inoltre, ero interessato alla possibilità di lavorare con un direttore sportivo, Giorgio Zamuner, che ho sempre considerato molto valido. Il progetto del Trento è molto affascinante: se ne parla ovunque“. L’allenatore ha poi proseguito svelando il suo obiettivo stagionale: “Voglio cercare di far stare tranquilla la società a livello di classifica il prima possibile. Posso farvi una promessa, cioè che lavorerò ogni giorno dalle 8 di mattina fino alle 8 di sera per cercare di migliorare la situazione. Io credo che in questa piazza si possa fare quello che ha fatto il Südtirol. La tranquillità ti permette di lavorare per obiettivi importanti“.

Credits Michael Giacca – A.C. Trento 1921

Prima di arrivare in gialloblù, Baldini sedeva sulla panchina del Perugia, sulla quale è rimasto per 5 mesi: “A Perugia mi hanno esonerato dopo 3 sconfitte in tutto il girone d’andata: è difficile da commentare, ma sono i presidenti che comandano“. Facendo un altro passo indietro, nel suo curriculum appare anche il Catania: “è stato incredibile. Ci siamo scambiati un amore reciproco. Quando ti trovi in una situazione di difficoltà come quella in cui eravamo noi, il gruppo si compatta. Siamo stati esclusi dal campionato a 4 partite dalla fine (aprile 2022, ndr), avevamo vinto il derby con il Palermo… È stato qualcosa di stupendo, ma al tempo stesso triste quando è finito“. Sullo stadio dei rossazzurri: “Quando entri al Massimino e ci sono 20 mila persone capisci quali sono le dinamiche, rispetto magari a una piazza come Trento, con tutto il rispetto. Così come in tante altre squadre“.

“Caviglia come CR7: a fine allenamento bisognava cercarlo per Vinovo”

Nella stagione 18/19, al timone della Juventus U19 c’era proprio Francesco Baldini. Quella, però, non era una Juve qualunque, e l’allenatore l’ha ricordato molto volentieri: “C’erano tantissimi calciatori validi, su tutti Fagioli, Caviglia e Manolo Portanova. Era una Juve davvero forte“. Baldini, inoltre, ci tiene in particolar modo a raccontare la fame e la voglia di Caviglia: “Lo avevo paragonato a Cristiano Ronaldo: alla fine degli allenamenti di squadra bisognava andare a cercarlo in tutti i campi di Vinovo. Rubava dei palloni e si nascondeva per allenarsi ancora. Ha una volontà incredibile, spero di allenarlo di nuovo. Giocatori come lui o Luca Moro a Catania (ora allo Spezia), si sarebbero allenati 24 ore al giorno“.

La forza di volontà di Caviglia è lodevole ed enorme, proprio come le ambizioni di Baldini. L’allenatore non si è tirato indietro, rivelandoci gli obiettivi per questa sua seconda vita: “Io sto lavorando per cercare di tornare dove sono stato da calciatore. Sono una persona molto ambiziosa e ora sto facendo una gavetta importante, che parte da settori giovanili enormi, quali Bologna, Roma e Juventus. L’obiettivo è di accumulare esperienza per poter allenare nelle categorie più importanti“.

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“Il Baldini calciatore? Ero come Sinner: vivevo per il mio lavoro”

Un atleta deve avere in testa sempre la stessa domanda: cosa posso fare di meglio?” L’autore di questa citazione è Alex Del Piero, figura che ritroveremo anche più tardi. Il Baldini calciatore si poneva spesso questo quesito. La volontà di migliorarsi lo ha portato dove il talento non avrebbe potuto: “Fino a 24/25 anni, quando poi mi sono rotto il ginocchio, non avevo mai saltato un allenamento. Non ero forte a giocare ma avevo una determinazione diversa dagli altri. Mi rivedo in Sinner: vivevo per il mio lavoro. Dopo l’infortunio e i contratti importanti ho perso questa caratteristica e pian piano è iniziata la mia discesa. In Serie A ero una macchina perfetta, ma quando ho smesso di esserlo sono sceso in Serie B. Prima dell’infortunio mi sarei allenato 15 ore al giorno“. Allenato agli ordini di chi? Dei migliori: “Sono stato istruito da Trapattoni, Lippi, Zeman… li ho avuti tutti. Nonostante abbia avuto questi insegnanti, io mi sono innamorato del mestiere di allenatore grazie a Guardiola e al suo Barcellona. Ne ho parlato anche nella mia tesi per il master a Coverciano. Era un’orchestra che suonava divinamente. Erano dei musicisti, i migliori in assoluto, coordinati da un fantastico direttore“.

Credits: A.C. Trento 1921

Guardiola e il Barcellona, però, hanno consolidato una passione che Baldini aveva già maturato da giovanissimo: “A 23 anni sapevo già cosa volevo fare una volta ritiratomi. A quell’età ho iniziato a scrivere tutto quello che mi piaceva e che non mi piaceva degli allenatori che avevo. Ce li ho ancora quei quaderni, facevo anche dei commenti e alcuni sono illeggibili” (ride, ndr).

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I ricordi con Del Piero, Weah e la questione spogliatoio…

Quando i sogni diventano realtà. Quando le figurine dei calciatori diventano i tuoi compagni di squadra. “Ho condiviso lo spogliatoio con Del Piero, Vialli, Roberto Baggio, Julio Cesar… Sono passato dal collezionare le loro figurine a 17 anni a giocare insieme a loro due anni dopo. Erano degli esempi, dovevi avere grande rispetto di questi giocatori. Con Alex ci ho vissuto, perché condividevamo l’appartamento a Crocetta, a Torino. L’ho incontrato poco tempo fa in occasione della Panchina d’oro a Coverciano, e ci siamo scambiati un saluto molto affettuoso“. Inizialmente, però, non si può parlare esattamente di condivisione dello spogliatoio: “Io ero un ragazzino e giocavo titolare nella Lucchese in B, ma non mi cambiavo nello spogliatoio della prima squadra. Facevo tutto in un altro spogliatoio. Sono dei particolari che ti aiutano a crescere, a essere sveglio e a capire certe dinamiche“.

Di partite, Baldini, ne ha giocate un’infinità, ma una in particolare ha un sapore differente, più ricercato: “Ricordo con molto piacere una delle prime partite con il Napoli: avevo 21 anni, giocavamo a San Siro contro il Milan e dovevo marcare George Weah… In quell’occasione feci una grande prestazione, che ha reso il tutto ancora più magico“.

E ora Baldini vuole chiudere il cerchio, con l’ambizione di tornare sui campi di Serie A, dove “è stato da calciatore“. Anche la voglia di far crescere il suo Trento è tanta, di assicurargli una salvezza tranquilla, per poi… chissà: “Nel calcio non si sa mai quello che può succedere“. L’importante è procedere passo dopo passo, con la determinazione che Francesco Baldini ha sempre avuto.