Riconoscenza verso la mamma, il Chievo e la Juventus: Rimini, la venerazione per il calcio di Lamesta

La storia dell'esterno biancorosso che ha deciso l'andata delle semifinali di Coppa Italia con il Catania

25 Gennaio 2024

Alvise Gualtieri - Autore

Il passato lascia il tempo che trova. Il presente è l’unica spinta verso il progresso. Semplicità e spontaneità di chi non ha nulla da rimproverarsi. Davide Lamesta, attaccante classe 2000 del Rimini, è così. Niente da recriminare a sé stesso come a chi gli sta intorno. Una nobile concezione del suo essere professionista. L’eleganza di apprezzare e cogliere le occasioni. La stessa sontuosità del giovane sognatore che lo accompagna nell’andare in campo. Un gol vittoria nella semifinale di Coppa Italia con il Catania a sancirne la dimostrazione. Davide Lamesta: una personalità in cui si mischiano i desideri e le ambizioni con la piena coscienza dei propri mezzi. La serenità di chi vive per quello che fa.

Credit: Rimini F.C.

Rimini, ritrovata serenità

“Dove fosse Lamesta nelle scorse stagioni non lo so. Adesso sono contento”. Forse, nemmeno gli interessa. Davide Lamesta, attaccante ventitreenne del Rimini, non sente la necessità di trovare giustificazioni. Se qualcosa in passato è andato storto non conta: è finito. La passione per quello che fa non merita accezioni negative. Ragionare o cercare espedienti non fa parte del suo essere professionista. Il calcio per Davide è qualcosa che va oltre. È il grado più alto della gerarchia che ordina la sua vita. La nobiltà di un pallone che inizia a scivolare tra i piedi del classe 2000 lì dove lo spirito di regalità è tradizione storica: Venaria Reale, vicino Torino. E continua in una città che è simbolo di signorilità. Epoche storiche diverse, famiglie diverse, Savoia da una parte, Malatesta dall’altra, ma medesima concezione del proprio essere.

Così Davide Lamesta si approccia e continua a vivere il suo sogno. Guardando il pallone con la percezione di chi vuole arrivare in alto. Ma senza supponenza. Con l’eleganza di uno stop, un dribbling al portiere e un tocco preciso verso la porta. Non una corona per Davide, bensì una Coppa (Italia) che grazie al gol vittoria contro il Catania potrebbe valere il vessillo di una città: Rimini. Così, con la sua semplicità, il suo silenzio e la sua capacità di far tesoro dell’attesa l’ex Casale ritrova il piacere di giocare a calcio. La forza di un sogno sprigionata in un talento e la foga di realizzarlo custodita in 6 gol e 4 assist sin qui che disegnano l’esatta “nobile” idea di calcio di Lamesta.  Costante desiderio di realizzazione. Rimini la sua nuova “Reggia”, per il trono c’è una Coppa Italia da conquistare.

Rimini squadra
Credit: Rimini FC

Fra shaker e pallone, dal bancone al campo e quel gol dedicato alla mamma

Vivere guardando in alto. Questa è Davide Lamesta. Credere in maniera assidua e quasi maniacale nel sacrificio senza mai accontentarsi. Nemmeno quando tutto e tutti sembrano poter sopraffarti. Il nobile e rispettoso rapporto tra Lamesta e il calcio. Dalla paura di non essere all’altezza. Quando giovanissimo entra nella squadra della sua città, il Venaria, nella quale viene subito aggregato ai ragazzi più grandi. Lui, che fino a quel momento gioca nelle classiche squadre di paese perché lo sport è poter sentirsi liberi. Condivisione e pura spensieratezza. L’infantile idea di gioco. Esente da ogni forma di agonismo. Savonera e Madonna di Campagna le realtà che fanno incontrare Davide e il pallone. Il Venaria, squadra principale del circondario, lo vuole con sé. Entrerà nel gruppo allievi, ma il suo evidente talento lo porterà a giocherà sempre con i ragazzi del ’99.

Esordirà in Promozione da sotto età. Salutare la famiglia intera è quel sacrificio verso il quale è consentita la paura. Allontanarsi da quella mamma che è motivo di una carriera. Di un sogno mai sopito e tenuto saldo nell’immaginario del ragazzo. Un gol con la maglia della Beretti del Piacenza contro l’Atalanta Primavera consoliderà un amore e una riconoscenza uniche nel loro genere. Un’istantanea di sincerità dallo sfondo a tinte gialloblù. Quelle del Chievo Verona. Squadra che nel 2019 deciderà di prelevare il ragazzo dal club emiliano. Sei mesi in Veneto per crescere e avvicinarsi sempre di più al grado più alto della gerarchia del calcio nostrano: la Serie A. Questione di ambizione. Nel mezzo un diploma alla scuola alberghiera perché razionalità e ambizioni sono un mix che va saputo dosare. Come un dribbling o un drink.

Credit: Rimini F.C.

Rispetto e ambizione, il calcio di Lamesta sognando la Juve

Credere in sé stessi è anche porsi degli obiettivi: Juventus. La nobiltà del calcio descritta dall’importanza dei desideri secondo Lamesta. Un passaggio in Serie D col Casale per dimostrare al Piacenza che la scelta del ragazzo non è vana e via verso il professionismo. 2020 debutto in Serie C in maglia biancorossa. Nessuna esaltazione. Nemmeno un cenno all’idea di essere arrivato. Lamesta il calcio lo rispetta. Lui è suddito di un pallone del quale ammira l’importanza. Lo segue passo dopo passo. Lo venera, ma resta solido sulle sue idee: “Fame, cuore e testa”. L’ambizione: la sua bussola. Quella che indica Alessandria come gradino successivo della sua salita verso la vetta. La Coppa Italia del Rimini contro il Catania la sua “incoronazione” a professionista. Davide Lamesta: una venerazione per il calcio.