È iniziata da poche settimane l'avventura di Alexis Ferrante con la maglia del Barletta, ma l'attaccante argentino ha già le idee chiare su ciò che lo aspetta. Tra la preparazione estiva, il primo test in famiglia e l'entusiasmo respirato in città, il classe 1995 ha raccontato le proprie sensazioni ai microfoni del Corriere dello Sport.

Queste le sue parole: "Sono contento, era importante mettere minuti nelle gambe e lo sto facendo nel migliore dei modi. Adesso bisogna lavorare, non siamo ancora al 100% ed è il momento di faticare. Soprattutto in ritiro è fondamentale. Sicuramente è dura, però piano piano si iniziano a vedere dei miglioramenti".

Ferrante ha poi parlato del calore trovato a Barletta fin dai primi giorni: "No, sinceramente non me lo aspettavo. Ne ho parlato con qualche ragazzo dopo, non mi aspettavo che ci fosse tutta quella gente per una partita così, ma so che Barletta è una piazza calda. A noi tocca alimentare questo entusiasmo, dobbiamo essere bravi a portare i tifosi dalla nostra parte. Sono convinto che ci daranno una mano anche nei momenti di difficoltà, saranno la nostra arma in più".

L'attaccante è tornato anche sugli inizi della propria carriera, dall'esordio tra i professionisti con il Piacenza fino agli anni trascorsi alla Roma: "Avevo appena 16 anni ed è stato un momento particolare perché penso che in pochi ragazzi a quell'età esordiscono in Serie C e fanno il campionato che ho fatto io. Sono stato veramente fortunato e privilegiato. È stato un momento bello perché giocare a calcio a quei livelli sin da bambini è il sogno di tutti. Ora mi ritrovo qua dopo 15 anni, con un grande trascorso calcistico alle spalle. Spero di fare bene quest'anno".

Ferrante: "Ho scelto Barletta con il cuore, qui c'è un progetto importante"

Tra i ricordi più significativi c'è anche quello dell'esperienza con la Roma e del successivo rapporto con Zdenek Zeman: "Mi ricordo che nei quarti di finale di Coppa Italia contro la Fiorentina stavo per entrare. Era già pronto il cambio e mi tremavano le gambe, avevo 17-18 anni ed è stata un'emozione unica perché là vedi il top del calcio. La mia non è stata solo un'esperienza in una squadra, con tutto il rispetto, di Serie A qualunque: era la Roma, giocare per la Roma è stato qualcosa di unico. In ogni caso Zeman lo ringrazio perché è stato lui poi a portarmi a Foggia".

Il classe 1995 ha poi spiegato perché ha deciso di sposare il progetto biancorosso: "Avevo tante altre richieste, ma quest'anno mi sono detto 'voglio rimettermi in gioco'. Il presidente Romano, il direttore De Santis, sono stati bravi a convincermi: hanno dimostrato di volermi sin da subito. Quindi ho lasciato tutte le altre cose che avevo in ballo e sono venuto qui. C'è un progetto importante, vogliono fare le cose fatte bene e non ci ho pensato due volte: ho scelto con il cuore".

Gli obiettivi, il soprannome e il messaggio ai tifosi

Ferrante ha quindi parlato del gruppo, del lavoro con mister Paci e dei traguardi della stagione: "Sono ragazzi che si impegnano, danno il massimo, ed è una cosa importantissima in un campionato difficile come la Serie C. Poi, come sempre, è il rettangolo verde a decidere se sei pronto o no. Però la voglia che abbiamo tutti quanti di seguire il mister e tirare tutti nella stessa direzione è importante". Sul tecnico ha aggiunto: "Ha delle belle idee ed è anche bravo a convincere e a trasmetterci il suo pensiero. Adesso non siamo al 100%, ma cerchiamo di fare tutto quello che ci dice. Lui vuole vincere ed è quella mentalità che ci trasmette ogni volta che andiamo in campo".

In chiusura, l'attaccante ha fissato gli obiettivi personali e raccontato la nascita del soprannome "El Tigre": "Sì, è vero, il nostro primo obiettivo è la salvezza, ma dopo, una volta esserci salvati il prima possibile, vorrei riuscire a puntare ai playoff. Poi una volta là dentro può succedere di tutto. Io li ho giocati negli ultimi sei anni e so di cosa parlo". E ancora: "Eravamo a Brescia in Serie B e un compagno di squadra mi diceva 'sembri Radamel Falcao'. Di lì è nato tutto e devo dire che mi piace. Anche mio figlio mi chiama così e rispecchia il mio modo di giocare, la mia voglia di non mollare mai". Infine, il messaggio ai tifosi: "Gli chiedo di starci vicini come hanno già dimostrato di voler fare. Noi suderemo la maglia, la onoreremo in ogni partita e non tireremo mai indietro la gamba".

Sezione: News / Data: Dom 26 luglio 2026 alle 16:25
Autore: Mattia Cordì
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