Sogni sempre più arroganti, fiancheggiati dalla consapevolezza che - un passo alla volta, senza far rumore - si può imparare a correre e poi a volare. Sempre più in alto, come brama il Trento di Luca Tabbiani, reduce da una stagione storica ma desideroso di assaporare ulteriore grandezza sulla propria pelle.

A sostegno della tesi, ci sono le esibizioni del Briamasco contro realtà come Sassuolo e Parma. Entrambe battute, nel triangolare che doveva rifornire le certezze di Aquilani e Cuesta e che, invece, ha rinsaldato la validità tecnica del gruppo giallonero. Capace prima di battere i neroverdi con un 2-0 fulmineo, poi in grado di scavallare i gialloblù ai calci di rigore nella seconda sfida, vinta in totale per 6-5 (1-1 dopo i 45' regolamentari).

Che non sia l'inizio di qualcosa? Di una bella strofa o, meglio ancora, di una canzone indimenticabile? Chissà. Sta di fatto che il club è in salute e non teme certo di restare a contatto con le zone di vertice. Come detto poc'anzi, i tridentini hanno appena archiviato la miglior annata della propria storia, chiudendo il girone A di Serie C al quinto posto. Punti, 63. Gol, 58: secondo miglior dato del torneo. Raggiunto, pensate, senza bomber Samuel Di Carmine (passato al Livorno), che nell'annata precedente aveva guidato la squadra (segnando 14 reti) al primo turno dei playoff.

Conseguimento replicato giusto qualche mese fa, con lo scoccare di maggio e la fine di una regular season esaltante, che ha visto il Trento stazionare per brevi tratti sul podio della corsa (distante una sola lunghezza a fine campionato). Non è stato sfatato il tabù del primo turno dei playoff, vero (la Giana Erminio ribalta il fattore campo imponendosi per 2-1 al Briamasco), ma è stata sicuramente posta una base ancor più spessa sulla quale costruire linfa. Esperienza ne è stata fatta, strada anche. Non resta che continuare a vivere di sogni e... consapevolezza. La consapevolezza che, quel passo, si può fare.

Tra innesti e conferme, un comune denominatore...

Palla, potere e microfono ai giovani. Il Trento è stata la quarta squadra più giovane del girone A con un'età media di 24.1 anni, alle spalle di Pro Vercelli, Ospitaletto e Inter U23. Nonostante ciò, è stata la quinta forza dello stesso campionato e ha proposto un gioco che ha esaltato i suoi terminali offensivi. Lo scorso anno Jacopo Pellegrini (ora rientrato all'Union Brescia), per intenderci, ha segnato 9 reti e servito 4 assist: più del terzo bomber incomodo Nicola Dalmonte (8 reti e 5 assist) e meno solo di Christian Capone, prelevato la scorsa estate dal Vicenza e autore di 11 gol, con 8 assist in allegato. Nella giornata di sabato 25 luglio ha persino segnato al Sassuolo in amichevole, tanto per ricordarci che lui c'è sempre.

Come lui, l'altro marcatore del match contro i neroverdi: il centrocampista Christian Aucelli, per giunta ex conoscenza dell'ambiente emiliano (59 presenze con la Primavera) nonché nome di spiccata esperienza per la Serie C. Nel suo curriculum, oltre alle 76 presenze con il Trento, anche due tappe con Vis Pesaro e Pergolettese. Poi? Ci sono i nuovi volti del mercato. Per l'attacco è arrivato Juan Ignacio Molina, in prestito dalla Salernitana: un numero 9 in cerca di identità, reduce da tanti traslochi e bottini scarichi, ma pronto a ritrovare il brio di Mori Santo Stefano (8 gol in 17 partite nella Serie D 2023/2024) agli ordini di Tabbiani. Il colpo più intrigante? Sicuramente Jacopo Grossi, mediano classe 2006 arrivato dal Genoa. Campione Under 18 con i rossoblù nel 2023/2024, il 24 maggio scorso ha anche avuto modo di esordire in Serie A agli ordini di Daniele De Rossi, contro il Lecce. Un sogno lungo 21 minuti, che in Serie C potrà continuare ad alimentare. Senza fine.

Qualche rinuncia chiave

E non dimentichiamoci che il Trento ha dovuto anche rinunciare ad alcune pedine fondamentali dello scorso torneo. Un esempio? Pietro Candelari, che nell'ultimo semestre di campionato è risultato pedina fondamentale. Terzino classe 2005 preso in prestito dallo Spezia, ha giocato 13 partite e messo insieme 3 gol e 3 assist. Ora è rientrato alla base, così come il difensore Christian Corradi, altro 2005 arrivato a titolo temporaneo (dall'Hellas Verona) e capace di giocare con continuità: 31 partite e una rete a referto.

Ha cambiato sponda persino Mattia Sangalli, nuovo innesto del Cittadella che, nell'ultima stagione, ha totalizzato 33 presenze condite da 3 reti e 3 assist. A raccoglierne l'eredità, davanti alla difesa, sarà probabilmente lo stesso Grossi, il che conferma quanto sia accorta la dirigenza del club: sempre sul pezzo.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Dom 26 luglio 2026 alle 13:05
Autore: Edoardo Gatti
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