L'Ostiamare ha un nuovo presidente. E contrariamente a quanto accade di solito, tutto (e questo può già rappresentare un unicum) resta in famiglia: Alberto De Rossi (papà di Daniele) ricoprirà la carica che fino a poche ore fa era scritta alla targhetta dell'ufficio (crediamo immaginario, dato l'impegno alla guida del Genoa) dell'ex centrocampista della Roma.

Una scelta, in un progetto tecnico sempre più radicato nel nome dei De Rossi, che rappresenta ancora una volta il legame, fortissimo, che unisce la famiglia al territorio: quella città nella quale entrambi sono cresciuti, e proprio da lì vogliono scrivere un nuovo capitolo della propria storia. 

Perché affidare la carica di presidente ad Alberto rientra (supponiamo) in quella scelta strategica che dal punto di vista sportivo mira a favorire la crescita del settore giovanile del club, oltre che dei profili già presenti in prima squadra. D'altronde, oltre 30 anni alla Roma al vertice del settore giovanile giallorosso, non possono essere chiusi in un cassetto.

Ecco, da lì si ripartirà. Perché oggi, puntare su talenti "fatti in casa", aiuta ad ammortizzare spese e accelera quel percorso che consente al club di avere "un nome" nel calcio che conta. Con Alberto De Rossi non mancheranno intuito e saggezza, e quella voglia di far bene testimoniata anche dalle sue parole. Lì, dove tutto ha avuto inizio: "Tornare alle proprie radici, alla propria famiglia e ai valori in cui ci si riconosce rende questa sfida ancora più speciale. Il lavoro quotidiano sarà la nostra priorità: poi saranno il tempo e i risultati a raccontare il percorso che riusciremo a costruire”.

Una vita alla Roma

Dici Alberto De Rossi, pensi AS Roma. Un legame tra i più longevi e significativi nella storia del calcio. Ancor di più se, scavando nella carriera dell'ex giallorosso, si scopre che papà Alberto non è mai stato un calciatore della prima squadra, diventandone comunque una figura di riferimento nel corso degli anni. Anni, appunto. Quelli che nel 1993 lo portarono per la prima volta in quel di Trigoria, chiamato da un certo Bruno Conti (restando in tema di bandiere) per iniziare a farsi le ossa con i Pulcini. Dal 2003 al 2022 (non è un errore di battitura, avete letto bene) alla guida della Primavera della Roma. 19 stagioni consecutive, il record di allenatore più longevo alla guida di una squadra U19 e un totale di 740 panchine. Cose turche. E poi la bacheca, rimpinzata da 3 campionati, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe di categoria.

Poi, ciò che si chiede a un allenatore alla guida di un settore giovanile: coltivare talenti. Ed ecco allora che De Rossi può farsi vanto di giocatori come Alberto Aquilani, Alessio Romagnoli, Lorenzo Pellegrini, Edoardo Bove, Riccardo Calafiori e Nicola Zalewski, oltre naturalmente al figlio Daniele, che però fu seguito solo in parte nel suo percorso a Trigoria. Un amore quasi viscerale. Perché per Alberto le occasioni per sedersi sulla panchina di una squadra professionista ci sono state ma, come da lui stesso ribadito più volte, vedere la crescita di un giovane talento era più gratificante. In pratica, mentre Daniele De Rossi è diventato una bandiera della Roma come calciatore, Alberto è considerato una bandiera del club come educatore. Ora, all'Ostiamare, sta a lui dimostrare che anche in Serie C i De Rossi possono dire la loro.

Sezione: News / Data: Gio 06 agosto 2026 alle 12:00
Autore: Carmine Rossi
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