Da provinciale a regina d'Europa: la scalata magica della Dea, che deve però fare i conti con l'eliminazione inaspettata.
L'estate del 2016 segna l'inizio di una delle favole più entusiasmanti e inattese del calcio moderno: l'arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina dell'Atalanta. Fino a quel momento, la Dea era considerata una solida "provinciale" di Serie A, il cui obiettivo primario era la tranquilla salvezza. L'ex allenatore del Genoa ha portato con sé una filosofia di gioco aggressiva, vertiginosa e coraggiosa, basata su un pressing ultra-offensivo e su una ricerca costante della superiorità numerica in ogni zona del campo. Un approccio radicale che ha trasformato la squadra in una macchina da gol e in un incubo per le tradizionali big italiane, proiettandola in pochi anni verso la lotta per lo Scudetto.
Il progetto Gasperini si è retto su due pilastri fondamentali: il lavoro instancabile sul campo e una impeccabile strategia di scouting e cessioni. Il centro sportivo di Zingonia è diventato una fucina di talenti. Giocatori semi sconosciuti o ritenuti "smarriti" in altre piazze sono esplosi, diventando stelle internazionali e generando plusvalenze da record. Nomi come Cristian Romero, il "Papu" Alejandro Gomez, Duván Zapata, Rasmus Højlund e Teun Koopmeiners hanno fatto la storia dei nerazzurri, per poi essere ceduti a cifre esorbitanti, alimentando un circolo virtuoso che ha garantito all'Atalanta una costante competitività ai vertici.
A riprova di questa lungimiranza e della volontà di investire sul futuro, l'Atalanta ha seguito l'esempio della Juventus ed è diventata la seconda società italiana a lanciare la propria squadra Under 23 in Serie C. Questa mossa strategica garantisce ai giovani talenti del vivaio un passaggio cruciale tra il settore giovanile e la Prima Squadra. Evitando i classici prestiti in club minori, i prospetti più interessanti si formano in un contesto professionistico controllato, assimilando da subito i dettami tattici di Gasperini e accelerando il loro percorso di crescita in un vero "ponte" professionale. Questa scelta sottolinea l'ambizione del club di essere all'avanguardia non solo in campo, ma anche nella gestione della filiera sportiva.
Il culmine di questo straordinario percorso è arrivato il 22 maggio 2024 a Dublino. L'Atalanta, approdata alla finale di Europa League, si è trovata di fronte il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, una squadra che arrivava all'ultimo atto da imbattuta, dopo 51 partite stagionali. Contro ogni pronostico, la squadra nerazzurra ha scritto la storia con una prestazione magistrale, trionfando per 3-0. Protagonista assoluto della serata, l'attaccante Ademola Lookman autore di una storica tripletta che ha annichilito la difesa tedesca, regalando a Gasperini e a Bergamo il primo, meritatissimo trofeo europeo.
Il trionfo oltre il risultato
La vittoria in Europa League non è stata soltanto un titolo messo in bacheca dopo 61 anni dall'ultima Coppa Italia (1963); è stata la certificazione definitiva di un progetto sportivo e gestionale unico in Italia. L'Atalanta non ha solo vinto, ha dominato la finale contro gli "Invincibili" di Xabi Alonso, dando una lezione di intensità, organizzazione e fame agonistica che celebra la lungimiranza della proprietà. Quel 3-0 non è solo il risultato di una partita, ma il simbolo degli otto anni di lavoro di Gasperini, un uomo che ha dimostrato come la tenacia, le idee e il coraggio possano superare il divario economico del calcio moderno. Oggi, l'Atalanta non è più definibile come una provinciale. È una realtà consolidata nel panorama europeo, capace di attrarre talenti e di mantenere una struttura finanziaria solida, grazie anche al fiuto per gli affari che ha portato a Bergamo giocatori che anni prima non avrebbero mai scelto il progetto nerazzurro. La Dea ha definitivamente alzato l'asticella delle sue ambizioni, trasformando il sogno Scudetto in un obiettivo plausibile e confermando il suo status di "disturbatrice" nel calcio che conta, pronta a giocarsela con chiunque, in Italia e in Europa.Atalanta U23, Bocchetti: L'atteggiamento è stato negativo"
Pesante eliminazione dalla Coppa Italia Serie C per l'Atalanta Under 23, che allo Stadio "Silvio Piola" crolla 5-1 contro la Pro Vercelli. Si tratta della peggior sconfitta nella giovane storia della seconda squadra nerazzurra, e l’allenatore Salvatore Bocchetti non è rimasto per nulla soddisfatto: "Mi dispiace davvero, perché la partita è cominciata nel modo giusto. Per questo sono ancora più arrabbiato: uscire così fa male. L’atteggiamento del secondo tempo non appartiene all’Atalanta e non possiamo giocare senza il giusto spirito". Continua: "Mi aspettavo un segnale forte da chi aveva giocato meno. Mi sarebbe piaciuto vedere quella fame, quella cattiveria agonistica che spesso arriva proprio da chi ha voglia di ritagliarsi più spazio. Avrei voluto che mi complicassero le scelte di formazione per il futuro. Questa partita mi dà diversi spunti su cui lavorare, ora guardiamo avanti".Altre notizie - News Calcio
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Martedì 20 ott
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Lunedì 19 ott
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