Mimmo Di Carlo non ha mai perso lo smalto del 2003, quando a Mantova iniziava la sua carriera da allenatore. Con quattordici stagioni vissute tra i grandi palcoscenici di Serie A e B, oggi mette la sua firma sul progetto Gubbio, convinto che nel calcio "alla fine conta la voglia, non il livello". Nonostante il fascino della Serie A e B, Di Carlo vive la C senza complessi, pur ammettendo con sincerità che quelle categorie superiori gli mancano: "Sarei ipocrita a dire il contrario, ma alla fine il calcio lo fai sempre a tutti i livelli". Di seguito la sua intervista a Sky Sport Insider

 Al Gubbio, ha trovato l'ambiente ideale per esprimersi: "Mi è stato chiesto di portare avanti le mie idee, cosa che posso fare con grande autonomia". Il suo calcio si basa sulla verticalità e sul lavoro minuzioso sul blocco basso, sfruttando un "ottimo materiale umano" che la società gli ha messo a disposizione per non deludere le aspettative di una squadra che ha cercato proprio la sua esperienza.

Il campo gli ha già restituito un primato storico: è il primo allenatore nella storia del club rossoblù capace di vincere entrambi i derby umbri contro Perugia e Ternana nella stessa stagione. Un risultato che lo rende orgoglioso: "L’ho saputo e ne sono fiero! Ci davano per spacciati, ma siamo riusciti a ricompattarci".

Con l'obiettivo della salvezza ormai messo in cassaforte, l'orizzonte si sposta ora verso un traguardo ambizioso che profuma di impresa. Raggiungere i playoff rappresenterebbe per Di Carlo un "bellissimo premio per tutti", il giusto riconoscimento per un gruppo che ha saputo lottare con carattere contro l' emergenza infortuni

Le ferite del passato: tra "sliding doors" e mancate conferme

Il passato, però, conserva ancora qualche cicatrice profonda, come quei preliminari di Champions League con la Sampdoria persi ai tempi supplementari contro il Werder Brema, nell'estate del 2010. "Sarebbe stata la sliding door della mia carriera", confessa Di Carlo, ricordando con amarezza le cessioni invernali di Pazzini e Cassano che stravolsero i suoi piani tattici, per poi essere esonerato nel marzo 2011.

Guardando alle sue esperienze più recenti, l' allenatore nativo di Cassino, apre il libro dei ricordi con una punta di amarezza. Parla di piazze calde come SPAL e Ascoli, dove il copione è stato spesso lo stesso: un inizio difficile, l'esonero, il richiamo in panchina e la capacità di raddrizzare la barra portando a casa "risultati non semplici". Eppure, nonostante il lavoro svolto per risollevare le sorti delle squadre, la parola fine è arrivata senza troppe spiegazioni.

"Questa cosa mi è dispiaciuta molto, perché non è stata chiara", confessa. Diverso è il discorso per il Pordenone, dove ammette onestamente: "Lì posso capire che si decida di cambiare poiché non è stata centrata la promozione".

Sezione: News / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 13:00
Autore: Marco Gramigni
vedi letture