Il solo pensare di farcela li avrebbe etichettati come incoscienti. Ma che cosa sarebbe il calcio, senza nemmeno un briciolo di follia? Probabilmente un pallone che scorre spoglio, di ritmo ed emozione. La Salernitana ha dunque voluto salvaguardare l'unicità di questo magico sport. Nella maniera più impensabile. Anzi, incosciente: ha vinto in 9 contro 11. In doppia inferiorità numerica, proprio così. Ha letteralmente riscritto le regole del gioco, partendo dalla sola forza di un pensiero per trasformarlo in ruggito.
Uno squarcio d'orgoglio che ha destabilizzato la domenica sportiva. I granata - contro sé stessi e contro la sorte - sono così riusciti a scalfire le resistenze del Latina. Spinti, ovviamente, da un indomito Serse Cosmi, che non avrebbe potuto disegnare scenario migliore per conquistare la prima gioia della sua nuova gestione. Contro i nerazzurri di Volpe, all'Arechi, privato nel bel mezzo del cammino di Capomaggio e Golemic. E soprattutto dopo aver appena perso il derby contro la Casertana. Insomma: è arrivata La risposta. Volutamente scritta così.
Ai dubbi, a chi non crede, all'attesa che ondeggia sul percorso dei campani. Chiamati sempre a dimostrare qualcosa...e capaci, finalmente, di farlo: ora sono quarti e scorgono il podio. Inoltre, sono tornati a incamerare i tre punti a un mese esatto dall'ultima volta. Era il 10 febbraio, quando Lescano si scatenò sul Casarano. Sarà sempre l'8 marzo, nei ricordi, quando servirà appigliarsi a una speranza.
Tradotto: vincere con meno risorse è possibile, quando dentro hai più fame da anteporre. La Salernitana insegna. Ma non è la prima lezione che il gioco impartisce. Il passato conserva attimi memorabili. Rispolveriamoli, no?
Dalla Lazio di Sarri all'Inter di Mourinho: chi come la Salernitana di Cosmi?
Il primo caso è fresco di ricamo. Data, 13 dicembre 2025. Palcoscenico della Serie A. Da una parta il Parma, sull'altra sponda del fronte la Lazio. Vige equilibrio ferreo. E nemmeno i rossi sventolati verso Zaccagni e Basic sembrano poterlo rimodulare. Pura apparenza, per l'appunto. Al minuto 82 Noslin regala un sogno a Sarri. Come quello confezionato da Mario Pasalic contro il Bologna, nella stagione 2016/2017: il croato dell'Atalanta, allora rossonero, colmò le assenze di Paletta e Kucka disegnando il tap-in perfetto su traversone di Deulofeu. Contro un Bologna in 11.
E decisamente "Special" fu anche uno dei tanti pomeriggi di estasi confezionati dall'Inter del 2010. Quella di Mourinho e Moratti, di Zanetti e Milito, ma soprattutto di Pandev e di un derby nello specifico. Era gennaio, neanche il destino sapeva che i titani nerazzurri avrebbero poi vinto la qualunque. Qualche segnale si poteva però cogliere, perché vincere un derby in 10 per 70 minuti e in 9 per un intero recupero è da giganti. Bene: il Biscione riuscì nell'impresa. Senza Sneijder e Lucio.
E c'è anche chi ha vinto in 8...
Altri casi? Sì, ce ne sono. Il Carpi versione 2017, sbarcato sul pianeta Frosinone, strappò il pass per la finale playoff di Serie B con due uomini in meno. Finì 0-0. Tra bello e impossibile, scorre una nota di colore blucerchiato. La Sampdoria del 1997 conquistò addirittura in 8 uomini: contro il Piacenza, al Ferraris, per 3-1. Da wow.
In questa particolare (ma ristretta) cerchia compare anche l'Athletic Bilbao. Che, nel 2017, trafisse il Barcellona di Messi e Luis Enrique...senza Garcia e Iturraspe, espulsi a gara in corso. Eppure, Aduriz e compagni vinsero 2-1 in casa. E non contro un avversario banale. Tutt'altro. Ma il San Mamés, si sa, ha quel fascino senza tempo...
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