In nome di quelle mattinate passate a rincorrersi. Complici nel gesto e nello sguardo, per perdersi l'uno nel sogno dell'altro. Quello di arrivare in alto, con il pallone sotto il cuscino. Calciandolo, passandolo o...parandolo. Come Samuele Vitale, che non avrebbe mai pensato - forse - di diventare un numero uno tra i numeri uno. E come il fratello Mattia, che - da muretti e traversine - è passato agli stadi, ai decibel e ai trofei. Entrambi sono diventati calciatori, entrambi hanno conosciuto le sconfitte e, soprattutto, il successo. Tra emozioni e ricordi.
A partire dal primo. Colui che scelse l'area piccola, i guanti e una porta da difendere. Classe 2002, nato a Bologna e cresciuto nel Sassuolo, con il quale ha disputato due campionati di Primavera 1, entrambi conclusi all'ottavo posto. Una sfida formativa, arricchente, che logicamente gli aprirà portoni di possibilità. Leggasi Serie C, Gelbison, poi Monopoli e, infine, Ascoli.
È d'obbligo infatti restare un attimo in quel campetto vicino casa, lì dove anche il secondo Vitale ha costruito la sua via. Quasi da predestinato. Perché Mattia, della classe '97, tocca il Bologna ed emerge alla Juventus. La squadra, quest'ultima, che gli permette di esordire in Serie A (nel 2015, agli ordini di Allegri, contro il Parma) e, allo scoccare della seconda presenza (raccolta contro il Cagliari, allo Stadium), di incamerare nell'album dei trionfi anche uno scudetto. Il destino lo ha allontanato da Vinovo, forse ne ha ridimensionato il cammino, eppure non ha smesso di credere in lui. Dopo undici anni di Serie B e Serie C, in questa stagione una delle gioie più belle.
Quale? Ovviamente quella di vincere insieme al fratello. Non nella stessa squadra, ma nello stesso campionato. La Serie C che ha accolto e svezzato Samuele, la Serie C che ha rilanciato i sogni di Mattia. Uno ad Ascoli, come detto, tra i pali della corazzata di Tomei che ha appena vinto i playoff per la Serie B. L'altro a Vicenza, al termine di un campionato letteralmente monopolizzato, nelle stesse vesti di leader silenzioso che, sotto sotto, non lo hanno mai abbandonato. Né al campetto, né sotto la Mole, né tantomeno nelle varie esperienze affrontate in carriera. Insomma: ce l'hanno fatta. In nome di quella promessa fatta in quel campetto sotto casa.
Mattia Vitale, dalla Juventus alla promozione col Vicenza
Cercava un successo da protagonista, dopo aver partecipato - da comprimario - al monopolio bianconero di Madama del biennio 2014-2016. Cercava soprattutto stabilità, dopo aver vissuto il calcio in ogni sua forma e a ogni latitudine. Il Lanciano, la Spal (con tanto di due presenze in Serie A), poi il Carpi, la Pro Vercelli e il Frosinone. Cercava conferme...e le ha trovate. Tutte, in un colpo solo.
Fino all'ultima stagione nel girone A, disputata con indosso i colori del Vicenza, che lo ha prelevato una volta concluso il suo triennio con il Crotone. Un dominio totale a cui l'ex Juve ha contribuito, da interno di centrocampo, con numeri preziosi: tre assist, una rete rifilata all'Albinoleffe lo scorso 19 ottobre.
Samuele Vitale, una certezza tra i pali per l'Ascoli in Serie B
A Monopoli ha trovato continuità e risposte, mettendo insieme 38 partite nella stagione 24/25. L'Ascoli ci ha creduto, lo ha preso a titolo definitivo e lo ha messo a difesa della propria porta. E ha ricevuto presto la migliore delle gratifiche. Perché Vitale ha presto sfoggiato prestazioni da vero numero uno, fatto e finito. I numeri sono dalla sua: 18 clean sheet, solamente 23 gol incassati. I migliori dati di tutta la Serie C, ma anche di tutta la Serie B e...di tutta la Serie A. I numeri parlano chiaro.
Ora si aprono le porte della Serie B per entrambi con Samuele che la vivrà per la prima volta e con Mattia che la ritroverà dopo ben 6 anni. Il frutto di un seme, finalmente, maturo, a cui è bastato poco per fiorire in tutta la sua bellezza. I Vitale ci sono.
Fratelli nel calcio: chi vincenti come i Vitale nella stessa stagione?
Tra i fratelli vincenti sicuramente i Mac Allister, che nella stagione 24/25 hanno vinto insieme i rispettivi campionati. Alexis ha conquistato la Premier League con il Liverpool, mentre Kevin ha trionfato in Belgio con l'Union Saint-Gilloise. Il caso più eclatante, andando indietro nel tempo, però riguarda sicuramente i De Boer, Ronald e Frank. La definizione per eccellenza di farcela insieme: tra le file dello storico Ajax, nel '94/95, con la vittoria sia dell'Eredivisie che della Champions League ai danni del Milan di Capello.
Poi? Ci sono anche gli Xhaka, Granit e Taulant, che hanno condiviso un campionato svizzero nel 2010/2011 (al Basilea). Altri casi? Sì, c'è posto per gli Hernandez. Che, nel 21/22, vincono Serie A (Theo) e Bundesliga (Lucas). Gli Alcantara, dalla loro, hanno riproposto il record per quattro anni. Nel 14/15, nel 15/16, nel 17/18 e nel 18/19: Thiago ha vinto la Bundes con il Bayern e Rafinha, invece, ha conquistato la Liga con il Barcellona. Un'eccezione anche per i Boateng: mentre Kevin-Prince ballava sulle note di Michael Jackson per la Serie A conquistata con il Milan (2010/2011), l'ex Salernitana Jerome riportava la Coppa di Lega al Manchester City.
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