Ariedo Braida taglia il traguardo degli 80 anni senza nostalgia, con lo sguardo fisso in avanti e un’idea ben precisa in testa: il futuro del suo Ravenna. L’ex architetto dei successi del Milan, oggi vicepresidente e consulente del club giallorosso, ha confidato a Il Giorno il suo obiettivo più concreto: riportare la squadra tra i professionisti.
Dai ricordi di una carriera vissuta accanto ai più grandi campioni alle riflessioni su come rifondare il calcio italiano, Braida non perde il filo della realtà: adesso contano i playoff. Con il Ravenna terzo in classifica, la promozione non è solo un sogno, ma una missione chiara, ambiziosa e tutta da conquistare sul campo.
Nonostante una carriera passata ai vertici del calcio mondiale tra Milan e Barcellona, Braida vive con enorme energia la sua attuale sfida: "Mi hanno chiamato mentre ero in hotel in attesa del presidente" ha raccontato il dirigente. Il focus è tutto sul campo, con il Ravenna che si prepara ad affrontare la fase calda della stagione: "Dobbiamo programmare il futuro, anche se prima abbiamo i playoff e ci presentiamo da terzi in classifica". L'obiettivo per una piazza storica come quella giallorossa è chiaro: "La speranza è quella di riportare il club tra i grandi, sarebbe fantastico". Un traguardo che Braida insegue con la stessa passione che lo ha portato a vincere tutto in carriera.
Braida non si è limitato a parlare del suo club, ma ha offerto un'analisi lucida sulla crisi del sistema calcio in Italia, reduce dalla mancata qualificazione agli ultimi tre mondiali. Per il dirigente friulano, la soluzione non passa da colpi di fortuna, ma da un progetto strutturato che parta proprio dalle basi: "Bisogna costruire un progetto, fare i centri federali e allestire una scuola permanente di istruttori". Importante anche un ritorno ai fondamentali: "Bisogna ripartire dalla tecnica calcistica, che è fondamentale: i calciatori per giocare bene devono saper stoppare il pallone".
I ricordi di un passato leggendario
L'intervista è stata anche l'occasione per ricordare gli inizi di una carriera leggendaria, partita proprio da quel calcio di provincia che oggi Braida torna a frequentare. Curioso l'aneddoto su Giuseppe Marotta, oggi presidente dell'Inter, che nel 1969 era un dodicenne raccattapalle proprio dietro la porta difesa da Braida, allora attaccante del Varese: "Lo guardavo con grande affetto. Siamo diventati grandi amici, sono stato suo testimone di nozze". Fondamentale anche il rapporto con Adriano Galliani, conosciuto a Monza, che lo ha trasformato da calciatore a dirigente: "Mi ha preso sotto la sua tutela... sarò sempre grato a lui e a Berlusconi per aver fatto parte di un club che è stato il numero uno al mondo".
Nonostante le esperienze con Sampdoria, Barcellona e la recente promozione in Serie A ottenuta con la Cremonese nel 2022, il cuore di Braida batte sempre per il Milan. Tra i ricordi più dolci, i colpi Van Basten e Shevchenko, a cui predisse la vittoria del Pallone d'Oro. L'unico vero rimpianto? Luca Vialli: "Sembrava tutto fatto, poi ci dissero che preferiva restare alla Sampdoria perché a Milano non c'era il mare". Oggi, a 80 anni, Braida continua a guardare avanti con l'energia di un ragazzino, pronto a mettere la sua competenza al servizio del Ravenna per scrivere un'altra pagina importante nel grande libro del calcio italiano.
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