Nella notte più importante, con l'uomo più importante. In una squadra che ha imparato a spiccare per talento e tecnica in ogni ruolo, tra i ben noti Schimmenti, Kirwan, Felippe e Murano, c'è anche chi, con pazienza, lavora sotto traccia e lontano da occhi indiscreti.
Il Potenza vince la Coppa Italia di Serie C, la prima della sua storia ultracentenaria, e ad alzare il trofeo sotto il cielo di Latina è Cristian Riggio. Difensore scuola 1996, arrivato nel capoluogo nel pieno della sua maturità calcistica, e in grado di conquistarsi in poco tempo la fiducia di De Giorgio e dell'intera piazza.
Non è un caso che, con l'avvicinarsi di uno dei momenti più complicati nella stagione del Potenza, quella fascia da capitano sia finita proprio al braccio del 29enne. La stessa fascia che nei 6 mesi precedenti aveva cambiato due volte proprietario: Caturano prima, e Alastra subito dopo.
Tra ottobre e novembre i lucani hanno conquistato solo 5 punti in 6 gare, uno score che rischiava di compromettere non solo il campionato ma anche il futuro tecnico del Potenza. Davanti alla possibilità di un cambio in panchina, la squadra ha fatto quadrato attorno alla figura stessa di De Giorgio, assumendosi le responsabilità del momento e dando inizio a una lenta risalita. Ed è stato proprio in questo momento che Riggio ha potuto calarsi definitivamente nella parte di Capitano.
A disposizione del gruppo
La gara della reazione è quella contro il Foggia, a inizio novembre. Un Potenza ancora ferito e scosso dal periodo negativo riesce a superare per 3-0 i rossoneri, con lo stesso Riggio ad aprire le marcature. In un'insolita posizione di attaccante, il numero 14 riceve da D'Auria al limite e di piatto a girare manda nell'angolino, alle spalle di Borbei. Meno insolito, invece, trovare l'ex Taranto e Catanzaro nel ruolo di terzino.
Perché davanti a un'infermeria piena e all'obbligo di fare punti, non c'è ruolo che tenga. Dal match contro la Salernitana, Riggio diventa ufficialmente il nuovo capitano del Potenza, e che sia in veste di difensore centrale, terzino o braccetto, poco importa: la priorità dei lucani è ora quella di puntellare una fase difensiva che torna a scricchiolare. A gennaio arrivano due innesti di esperienza come Loiacono e Kirwan, sulla carta le nuove gerarchie sembrano chiare, ma nella doppia sfida contro la Ternana De Giorgio preferisce puntare sulle sue certezze.
Capitano silenzioso
Al Liberati scende in campo la stessa coppia di centrali vista qualche giorno prima contro il Giugliano, formata da Riggio e dal 22enne Bura. La sorpresa lascia però spazio al rettangolo verde, con il numero 14 perfettamente in grado di guidare la linea difensiva e capace di alzare un muro a ogni incursione dei più tecnici Leonardi e Panico. I lucani espugnano Terni, e nei successivi 120 minuti del Viviani, due settimane dopo, McJannet viola la porta rossoblù soltanto dopo un'accesa mischia da calcio piazzato. Difesa del Potenza, in ogni caso, chiamata poi a opporsi nei successivi 70 minuti alle azioni di una Ternana che aveva ormai ben poco da perdere.
Nella doppia finale contro il Latina, invece, è l'impatto di Kirwan a farsi sentire. La leadership e l'esperienza dell'ex Padova permettono a Riggio di giocare con maggior consapevolezza sul fianco destro, portando tutte le energie del 29enne verso il principale pericolo in attacco dei nerazzurri: Giacomo Parigi. Il capitano dei lucani sforna 180 minuti difensivamente perfetti, di grinta, con cattiveria e con un'intensità fisica tipica di chi ha in mente solo l'obiettivo di vincere il primo trofeo della propria carriera. Perché le gerarchie, sulla carta, hanno lasciato il tempo che trovano. A contare in fine ultimo è sempre quanto messo in campo e Riggio, nel suo piccolo, si è ritagliato un'importante fetta di questo traguardo.
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