Sette vittorie consecutive, una rimonta costruita passo dopo passo e ora, a quattro giornate dalla fine, una possibilità che fino a poche settimane fa sembrava fuori portata: la promozione diretta. L’Ascoli arriva alla sfida contro la Vis Pesaro con una convinzione nuova, maturata sul campo. Lo sa bene Tomei, che in conferenza stampa non si lascia trascinare dall’entusiasmo, ma fotografa il momento con lucidità: “Si è aperta questa possibilità e i ragazzi sono stati bravi a potersela giocare. Mancano quattro partite e proveremo a interpretarle al meglio”. Il successo di Arezzo è stato il simbolo di tutto. Una partita che poteva finire male e che invece, in pochi secondi, ha cambiato volto. “Il calcio è diabolico: un minuto prima potevamo perderla, un minuto dopo l’abbiamo vinta”. Una frase che racchiude l’essenza della stagione bianconera: equilibrio sottile tra caduta e risalita.
Se c’è un segreto dietro la risalita dell’Ascoli, non sta solo nei risultati ma nel gruppo. “Non siamo migliori degli altri, cerchiamo solo di avere una nostra identità”. Una squadra che cresce, non solo tecnicamente, ma anche umanamente: “Vedere i ragazzi migliorare come uomini e calciatori è la cosa più bella”. E poi c’è quell’alchimia difficile da spiegare ma evidente a chi osserva da vicino: “Fra loro si rispettano, chi entra dà sempre il massimo. Questo certifica che abbiamo un gruppo sano”. I nomi diventano simboli. Come Corazza, capace di entrare e lasciare il segno con una naturalezza disarmante: “Capita che tocchi un pallone e faccia gol”. O come Rizzo, protagonista silenzioso di una gara chiave come quella di Arezzo. Non c’è esaltazione, però. Tomei lo ripete più volte: “Non dobbiamo fare drammi se perdiamo e non esaltarci troppo quando vinciamo”.
Il passato recente conta, ma il presente è tutto e si chiama Vis Pesaro. “È una squadra forte, con una sua identità. Sarà una partita durissima”. Tomei sposta subito il focus, evitando qualsiasi distrazione legata alla classifica o agli altri risultati. Anche perché ogni giornata pesa sempre di più: “Quando c’è un testa a testa, le partite diventano ancora più importanti”. L’Ascoli si gioca tanto, ma lo fa con una consapevolezza diversa: “Questa possibilità non c’era fino a qualche settimana fa. È già un grande traguardo”. Nel frattempo, arrivano anche notizie dalla rosa: torna Nicoletti, mentre mancherà Agostinone, fermato per squalifica: “Mi dispiace per lui, ma da queste situazioni si impara”. E poi c’è il pubblico, ancora una volta, lo stadio sarà pieno: “Il popolo bianconero ci sta dando tantissimo. Quello che si è creato è davvero bello”. Un legame che ad Arezzo si è trasformato in un’immagine potente: squadra e tifosi uniti, oltre il risultato.
Se l’Ascoli dovesse completare l’impresa, questa stagione entrerebbe di diritto nella storia del club. Ma Tomei, ancora una volta, sposta i riflettori: “Il merito è dei ragazzi. Io sono stato fortunato ad avere un gruppo così”. Un gruppo speciale, raro: “Faccio questo lavoro da tanti anni ed è difficile trovarne uno così”. Tra battute nello spogliatoio e rispetto dei ruoli, si è creato qualcosa di unico. Ma il tecnico lo sa: il calcio non aspetta: “C’è ancora una montagna da scalare”. E mentre il campionato entra nella sua fase decisiva, lo sguardo si allarga anche oltre, fino al sistema calcio italiano. “La critica feroce e l’ossessione per il risultato non aiutano. I ragazzi devono divertirsi, devono crescere con valori e regole”. Un messaggio che va oltre la partita, oltre la stagione. Perché mentre l’Ascoli rincorre un sogno concreto, Tomei ricorda a tutti che il calcio resta, prima di tutto, un gioco. E forse è proprio da lì che è ripartita questa incredibile rincorsa.
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