Matteo Rossini, difensore del Carpi, è intervenuto ai microfoni de LaCasadiC.com tra ricordi e nuovi obiettivi con i biancorossi.
Tanta voglia di fare e crederci fino in fondo. Queste le frasi che racchiudono alla perfezione il percorso di Matteo Rossini, oggi protagonista in Serie C con la squadra della sua città, il Carpi.
Nell'ultimo turno disputato al "Sandro Cabassi" è arrivata la prima vittoria in casa di questa stagione. Un risultato che mancava dallo scorso 7 marzo, quando arrivarono i tre punti contro la Vis Pesaro: "È stato molto bello, i tifosi non ci hanno mai fatto mancare il loro supporto, sia in casa che in trasferta. È stata una grande soddisfazione, prima di tutto per loro e poi per noi. Siamo davvero contenti".
Matteo ha indossato per la prima volta la maglia del club biancorosso circa tre anni fa. Ha assistito da vero e proprio leader alla crescita della sua squadra, vivendo la promozione in Serie C e gli ultimi due anni tra i professionisti: "Carpi ha rappresentato un’opportunità di crescita per me. Un club con grande ambizione, come quella di vincere il campionato in una piazza con più tifo e seguito, poi io sono carpigiano e avrei scelto questa società a prescindere. Già vincere la Serie D era un sogno, ma farlo con la squadra della mia città ha reso tutto ancora più emozionante. È un’esperienza bellissima, che sto ancora vivendo con grande entusiasmo".
La gavetta in Serie D, con Vigor Carpaneto e Lentigione, prima dell'arrivo in terza serie per la prima volta in carriera: "La prima differenza che ho notato tra la Serie D e la Serie C è stata quella ambientale. Ti confronti con tifoserie importanti, giochi spesso la sera e ti ritrovi in stadi storici e incredibili. Anche dal punto di vista fisico si sente il salto: in C ci sono giocatori più strutturati e con maggiore qualità. Detto questo, la Serie D resta comunque un campionato di buon livello".
Carpi, una storia senza fine
Emozioni, tante, e momenti speciali: "Il ricordo più bello? Sicuramente l’ultima partita in Serie D, quando abbiamo vinto il campionato. Quel giorno la curva era piena, si respirava un mix di adrenalina e tensione. Vincere è stato indescrivibile: il coronamento di un sogno che inseguivo da tutta la carriera, capace di ripagare ogni sacrificio fatto". Una vera e propria esplosione di gioia dopo il triplice fischio: "C’è stata l’invasione di campo dei tifosi, che hanno festeggiato insieme a noi. In quei momenti non capisci più nulla, sei travolto dall’euforia… e infatti mi hanno pure spogliato! (ride, ndr). Sono attimi che vivi troppo in fretta, ma restano dentro per sempre". Crescere e migliorarsi, provando a scrivere una nuova pagina di storia: "L’obiettivo resta la salvezza. Pensiamo a una partita alla volta. Nel nostro spogliatoio non facciamo troppi viaggi mentali: scendiamo sempre in campo per vincere. Sul rapporto con Cassani, allenatore del Carpi: " Mi sto trovando molto bene con lui, pratica un gioco propositivo. Da braccetto posso sfruttare la mia corsa, che è uno dei miei punti di forza, e mi capita anche di sganciarmi spesso in avanti. I gol sono sempre stati rari nella mia carriera, quindi averne già segnati due mi dà grande soddisfazione. Spero di continuare così e di migliorare le statistiche personali".L'idolo Bonucci e gli anni a Sassuolo
Tra simboli e numeri, c'è di mezzo il 19: "Il mio riferimento è Leonardo Bonucci, sposa a pieno le mie caratteristiche ( ride, ndr). Nacque tutto per scherzo, poi sono juventino fin da piccolo e lo ammiravo durante le partite". E come accade spesso con i propri idoli, ecco il momento che non ti aspetti:"Il giorno prima dell’ultima partita di campionato eravamo tutti a pranzo, quando all’improvviso il nostro direttore, Riccardo Motta, si avvicina e mi passa il suo telefono. Guardo lo schermo e c’era Bonucci in videochiamata. All’inizio pensavo fosse uno scherzo, poi lui mi dice: “Grande Ross!”. Sono rimasto senza parole. Abbiamo chiacchierato per un po’, mi ha fatto gli auguri per la partita e quell’episodio, così inaspettato, mi ha dato una grande carica per affrontarla al meglio. Fortunatamente è andata bene." Un percorso calcistico partito proprio da Sassuolo. Con i neroverdi, infatti, Matteo è arrivato fino alla Primavera, dove ha avuto l'opportunità di condividire lo spogliatoio con calciatori come Frattesi, Raspadori, Scamacca e Mota: “L’esperienza al Sassuolo è stata stupenda. L’ho vissuta fin da bambino, fino ad arrivare alla Primavera, e vincere la Viareggio Cup è stata una grande soddisfazione personale. Per quanto riguarda i ragazzi che oggi sono arrivati in Serie A, si vedeva già da allora che avevano qualcosa in più. Nessuno gli ha regalato nulla: ci sono arrivati grazie al talento, ma soprattutto al duro lavoro. Fin da piccoli si percepiva la loro fame di arrivare in alto, la cura dei dettagli e la mentalità vincente. Alcuni di loro li sento ancora, ogni tanto: hanno conservato una grande umiltà". Gavetta e attesa, basi da cui costruire nuovi sogni.Altre notizie - Girone B
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