Dopo il blackout di Terni, il nuovo corso parte subito fortissimo
Il calcio, si sa, ha una memoria cortissima e un senso dell'umorismo piuttosto cinico. Solo sette giorni fa, il Ravenna usciva dal campo di Terni con le ossa rotte e il morale sotto i tacchetti, vittima di una prestazione opaca che aveva lasciato intravedere crepe preoccupanti nella tenuta mentale del gruppo. La sconfitta contro la Ternana non è stata vista come un semplice incidente di percorso, ma un segnale d'allarme che aveva spinto la società a cambiare rotta, esonerando Marchionni e affidando la panchina a un allenatore esperto del calibro di Andrea Mandorlini.
L'esordio dell’allenatore ravennate purosangue non era dei più semplici. Di fronte, al “Benelli”, si presentava la Juventus Next Gen di Brambilla, tra le squadre più informa della Serie C. Con cinque vittorie nelle ultime sei gare, i bianconeri erano arrivati in Romagna con grande consapevolezza, forti di una fiducia cementata dai risultati ottenuti sul campo.
Eppure, Mandorlini ha impiegato meno di novanta minuti per ricordare a tutti che il carattere fa sempre la differenza. Il Ravenna visto contro la Next Gen è stato l'esatto opposto della squadra timorosa vista in Umbria: aggressivo su ogni pallone, corto tra i reparti e, soprattutto, cinico sotto porta. La vittoria non è arrivata per caso o per un episodio fortuito, ma è stata il frutto di una gara interpretata nel miglior modo possibile.
Il fischio finale ha sancito molto più di tre punti in classifica. Ha sancito il riscatto di un gruppo che era stato messo sul banco degli imputati e che ha risposto con i fatti, nonostante il secondo posto nel Girone C da neopromossa. Battere questa Juventus, in questo momento della stagione, equivale a mandare un messaggio chiaro a tutto il campionato: il Ravenna è piú vivo che mai, ha ritrovato la sua guida e non ha intenzione di recitare il ruolo della comparsa.
L’effetto "usato sicuro" che scuote la Romagna
L’impatto è stato visibile sin dal primo possesso palla. Non c’è stata la rivoluzione tattica totale, quanto piuttosto un’iniezione di pragmatismo tipica di chi conosce ogni filo d'erba di questa categoria. Mandorlini ha lavorato sulla testa dei giocatori, ripulendo le scorie della sconfitta di Terni e restituendo certezze a chi sembrava averle smarrite. Umiltà, sacrificio e una cattiveria agonistica che ha sorpreso una Juve forse troppo sicura dei propri mezzi tecnici.
Il capolavoro è stato però anche tattico. Consapevole della velocità della Next Gen, il Ravenna ha saputo abbassare il baricentro senza mai chiudersi a riccio, ripartendo con verticalizzazioni feroci che hanno messo in crisi la retroguardia bianconera. La vittoria all'esordio è stata il miglior biglietto da visita possibile.
Esami Arezzo e Ravenna non superati per la Next Gen
La sconfitta della Juventus Next Gen è stata la grande delusione della giornata. La freschezza dei talenti di Torino, che nelle ultime sei partite aveva prodotto una media punti da promozione diretta, si è infranta contro l'organizzazione difensiva del Ravenna. È la prova che nel girone contano spesso l'esperienza e la gestione dei momenti, elementi in cui i romagnoli, sabato pomeriggio, sono stati maestri. Nonostante il grande momento dei bianconeri, le due sconfitte contro Arezzo e Ravenna, rispettivamente prima e seconda della classe, lanciano un messaggio chiaro ai bianconeri: per giocarsela con loro, serve fare uno step in più.
Per il Ravenna, aver interrotto la striscia positiva della seconda squadra bianconera è un'iniezione di fiducia fondamentale. Togliersi di dosso la polvere di Terni battendo la squadra più in forma del momento regala una consapevolezza nuova. La Next Gen rimane una candidata ai playoff, ma il Ravenna ha dimostrato che con l'atteggiamento giusto nessuna vetta è irraggiungibile, Arezzo avvisato. La rincorsa è appena iniziata, e se queste sono le premesse, ci sarà da divertirsi.
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