Il difensore della Pianese si è raccontato ai microfoni de LaCasadiC.com: tra presente con i bianconeri e amore per la Nazionale.
Bruciare le tappe, inseguire un sogno, senza mai lasciarsi sopraffare dagli eventi. Wisdom Amey, difensore della Pianese, ha sempre seguito la via del lavoro e del sacrificio, anche nel momento in cui è riuscito a esordire in Serie A. Razionale e sincero, orientato sul presente: "Dopo l'infortunio ho ritrovato un po' di continuità, adesso mi sento bene. Sto recuperando la mia forma completa", dichiara il classe 2005 ai microfoni de LaCasadiC.com.
Un percorso partito da lontano, fatto di attese e gavetta, nato all'interno della propria famiglia: "La passione per il calcio è merito di mio papà, che ha sempre simpatizzato per il Milan. Da bambino guardavo le partite insieme a lui, spesso portava me e mio fratello al parco per farci giocare con la palla. Anche perché dentro casa facevamo spesso qualche danno (ride, ndr). Magari un pallone contro la finestra e nostra mamma dall'altra stanza ci urlava di smetterla". Una figura importante nella vita di Wisdom: "È stata proprio lei a iscrivermi per la prima volta a una scuola calcio, all'inizio per me era solo un divertimento".
Crescendo, però, il rapporto verso questo sport cambia forma e pensieri: "Nel momento in cui sono arrivato a Bologna è diventato tutto più serio. Lì ho capito che avrei voluto trasformare questa passione in un vero e proprio lavoro". Una chiamata che nasconde anche un simpatico aneddoto: "Pensa che quando ero più piccolo confondevo spesso il Milan proprio con il Bologna. Forse a causa dello stemma (ride, ndr)".
Con gli emiliani inizia dunque una nuova vita: "Ho avuto allenatori che mi hanno aiutato tanto. Avevo solo 14 anni, è stata dura lasciare casa. Anche condividere la stanza con una persona che non conoscevo non è stato semplice, ma è stato un passo che mi ha aiutato sia a livello umano che professionale".
Emozionarsi
Un passo alla volta, attendendo il momento giusto. E così arriva anche per Wisdom il giorno da segnare sul calendario. L'esordio in Serie A, l'emozione delle prime volte, tutto in un momento: "Io non ho realizzato neanche dopo, i compagni del convitto mi ripetevano 'Oh hai giocato in Serie A'. Sono stati loro a farmelo capire". Tensione naturale e piccoli suggerimenti prima dell'ingresso in campo dall'allenatore di quel Bologna, Sinisa Mihajlovic: "Lui difendeva tutti i suoi calciatori, li proteggeva come se fossero i suoi figli. Mi disse di stare tranquillo. Cercava di trasmettermi serenità visto che io ero un po' agitato, stavo per giocare insieme a gente che fino a quel momento avevo visto solo in Tv. Le sue parole mi diedero conforto e appena entrato in campo tutti i pensieri sono andati via". Novità condivise accanto a tanti calciatori importanti: "Zirkzee era straordinario, aveva un'eleganza incredibile. Mentre Arnautovic aveva un'autorità e un carattere forte. Ti metteva quasi angoscia quando passava (ride, ndr). Aveva un'aura diversa da tutti gli altri. E non posso dimenticare De Silvestri, che resta un esempio da seguire fuori e dentro al campo". Scorrendo invece nella vita calcistica di Amey salta subito all'occhio un elemento costante, o meglio un numero speciale: "Indosso il numero 6 fin da quando sono piccolo, sono affezionato. Il primo anno in Primavera avevo il numero 5 per questioni di gerarchie, poi l'ho ripreso nuovamente. In prima squadra me lo chiese invece Theate, e allora io presi il 66 (ride, ndr).Famiglia
L'altro richiamo forte nella vita di Amey è per la Nazionale, una maglia desiderata a lungo. Diverse presenze e un Mondiale U20 interrotto sul più bello a causa di un infortunio: "Quando la prima volta ho sentivo l'inno ero abbracciato ai miei compagni e mi sono venuti i brividi, io sono nato a Bassano e rappresentare l'Italia mi riempie di gioia e responsabilità. È una sensazione difficile da spiegare". Ma tra un sogno e un altro c'è soprattutto il sostegno incessante da parte della famiglia: "Abbiamo un bellissimo rapporto, sono sempre accanto a me. A modo loro sono sempre riusciti a farmi capire che sono accanto a me in questo percorso. Io l'ho sempre detto, lo faccio per me ma anche per loro. Voglio renderli felici". E anche il ricordo più bello di Wisdom riesce a unire, ancora una volta, i suoi due mondi: "Quando sono sceso in campo da titolare a Genova c'era tutta la mia famiglia. Fino a quel momento non erano mai venuti tutti insieme, lì mi sono emozionato". Tornando al presente, invece, tutte le attenzioni sono rivolte al progetto Pianese: "L'obiettivo è sempre quello di provare a toglierci delle soddisfazioni. Viviamo una quotidianità molto semplice, spesso organizziamo delle cene di squadra per fare gruppo. Qui non manca nulla. Il più simpatico? Sicuramente Martey. E anche Gorelli, ha dei bei giochi in tasca (ride, ndr). È uno dei più esperti e ci tiene sempre sul pezzo". Fuori dal campo tanta semplicità, ma anche una passione speciale: "Mi piace un sacco la musica, vorrei imparare a suonare il pianoforte. Ho preso informazioni sui corsi da seguire. Avere il controllo delle dita o uno stile diverso è una cosa che mi affascina". Lasciare casa, ma non i ricordi. Costruire a piccoli passi, senza fretta ma senza sosta.Altre notizie - Girone B
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