Esiste un tempo e un momento per ogni cosa. In un mondo che ormai scorre troppo in fretta e dove c'è un costante bisogno di emergere e dimostrare tutto e subito, anche a rischio di compromettersi, esiste ancora chi con valori e sacrificio coltiva l'arte della costanza e del saper attendere il proprio momento.
Lavoro, dedizione e fame. Non sono solo parole ma uno stile di vita. Lo stile di chi ha lottato per prendersi il proprio sogno e ritagliarsi un posto nel mondo del calcio, capendo fin da subito che il solo talento, per quanto grande, non sarebbe bastato. Oggi a 30 anni Eugenio D'Ursi vive la sua migliore stagione in carriera e a suon di gol, 15 fin qui, ha trascinato il Sorrento in questa stagione.
Il fantasista napoletano è arrivato quest'anno a Sorrento, avvicinandosi a casa dopo tanto girare. E forse proprio l'aria di casa, e una maturazione calcistica ormai raggiunta, gli hanno permesso di vivere la propria miglior stagione tra i professionisti, caricandosi il Sorrento sulle spalle e guidandolo verso la salvezza.
"L'ossessione batte il talento, quando il talento non è ossessionato" e questo D'Ursi lo sa bene. Quest'anno più di altri il fantasista è riuscito a mettere a disposizione tutto quello che aveva, dal talento nelle giocate al sacrificio quotidiano e in campo. Adesso a una gara dalla fine del campionato il Sorrento vede l'obiettivo salvezza sempre più vicino.
Trascinatore in casa sua
Essere lontani da casa non è mai facile, lo sanno bene D'Ursi e il Sorrento che forse proprio per questo si son capiti fin da subito. Il primo quest'anno dopo tanto girovagare è riuscito a tornare vicino alla sua famiglia, lì dove è cresciuto, mentre il Sorrento da quasi due anni ormai continua a non poter giocare in casa sua davanti al proprio pubblico a causa della mancata omologazione dell'impianto per i professionisti.
In un annata complessa, alimentata da un cambio in panchina a metà stagione, D'Ursi ha saputo caricarsi la squadra sulle spalle nel momento del bisogno. Indossando prima i panni del leader caratteriale e poi quelli del trascionatore grazie ai suoi gol. Partito da ragazzo con un sogno da realizzare, e tornato uomo con esperienza da vendere. D'Ursi e il Sorrento si sono trovati nel ripettivo momento del bisogno, forse senza saperlo ma diventando fondamentali l'uno per l'altro.
Napoli, la famiglia e "gli occhi della tigre"
Napoli si sa, non è una città come le altre. Lo percepisci nella gente, nelle strade e nel modo di vivere la visceralità di quella città. Il calcio fin da bambino ha fatto parte di Eugenio che, sognando Maradona in quei vicoli e campetti, giorno dopo giorno ha lottato per credere nel proprio sogno e realizzarlo. In tutto questo la famiglia ha sempre giocato un ruolo importante: prima la sua e poi quella che si è "costruito".
Ai tempi del Foggia D'Ursi svelò una frase di suo padre che finì per diventare un suo mantra, tanto da fare un tatuaggio in riferimento: "Mio padre me lo diceva sempre: devi avere "gli occhi della tigre" quando giochi a calcio ma anche nella vita. Perchè senza la fame non conquisti nulla". Non un tatuaggio ma uno stile di vita che rappresenta al meglio ciò in cui D'Ursi ha sempre creduto per coltivare il suo sogno, e per riuscire a realizzarlo.
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