Spagna e Argentina questa sera si giocano il titolo mondiale, ma c'è una curiosità che riporta indietro di trentasei anni e incrocia, curiosamente, anche la storia del Bari. Oggi sembra quasi impossibile immaginare un calciatore biancorosso protagonista in una finale del Mondiale: eppure, nel 1990, tra Diego Armando Maradona, Lothar Matthäus, Rudi Völler e Andreas Brehme, c'era anche un certo Néstor Lorenzo, oggi commissario tecnico della Colombia.

L'8 luglio 1990, allo Stadio Olimpico di Roma, va in scena una delle finali più iconiche della storia del calcio. Da una parte l'Argentina campione del mondo in carica, trascinata dal suo numero 10, dall'altra, per l'appunto, la Germania Ovest. In mezzo, quasi a sorpresa, c'è anche Lorenzo, difensore di appena 24 anni, titolare nella partita più importante della sua carriera.

Quella presenza, però, non arriva per caso: nella stagione 1989/1990 il difensore argentino è uno dei protagonisti del Bari neopromosso in Serie A. Arrivato dall'Argentinos Juniors, colleziona 26 presenze tra campionato e Coppa Italia, segnando anche un gol nella trasferta di Bologna del 10 settembre 1989. I biancorossi chiudono il campionato al decimo posto, uno dei migliori risultati della loro storia recente, conquistando nello stesso anno anche la Mitropa Cup, pur senza Lorenzo tra i convocati.

Le prestazioni offerte in Italia convincono quindi Carlos Bilardo a inserirlo tra i convocati per il Mondiale di casa: Lorenzo parte titolare già nella gara inaugurale contro il Camerun, persa clamorosamente dall'Argentina, entra poi nel finale della sfida contro l'URSS e, nel complesso, raccoglie 192 minuti nella competizione. Il momento più importante, come detto, è però un altro.

La notte più importante della sua carriera

In finale Bilardo gli affida ancora una maglia da titolare: Lorenzo disputa tutti i novanta minuti contro la Germania Ovest, ritrovandosi a condividere il campo con alcuni dei più grandi campioni dell'epoca. L'Argentina sfiora l'impresa, ma il rigore trasformato da Andreas Brehme decide la partita e consegna il titolo mondiale ai tedeschi. Per il difensore biancorosso, resta comunque un traguardo straordinario: disputare da protagonista una finale del Mondiale con la maglia dell'Albiceleste.

Quella contro la Germania Ovest sarà anche la sua ultima presenza in nazionale. Dopo l'esperienza di Bari. Lorenzo proseguirà infatti la propria carriera tra Argentina e Inghilterra senza riuscire a ripetere i livelli raggiunti a Italia '90. Il ricordo di quella finale, però, continua ancora oggi a rappresentare il momento più alto del suo percorso da calciatore.

Dalla finale mondiale alla panchina della Colombia

Terminata la carriera sul campo, Lorenzo sceglie di ripartire dalla panchina. Per oltre vent'anni lavora come vice di José Pékerman, diventandone uno dei collaboratori più fidati tra Argentina, Toluca, Tigres e Colombia. Fa parte anche dello staff dell'Albiceleste che accompagna l'esordio di un giovanissimo Lionel Messi in nazionale maggiore al Mondiale del 2006, vivendo da vicino la crescita di una generazione ricca di campioni come Riquelme, Tevez e Crespo.

Il salto da primo allenatore arriva nel 2021 con il Melgar, in Perù, prima della chiamata della Colombia nel 2022. Da quel momento apre un ciclo vincente, raggiungendo la finale della Copa América 2024, riportando la Selección al Mondiale 2026 e costruendo una delle strisce di imbattibilità più lunghe della sua storia. Mentre questa sera Spagna e Argentina si contendono il titolo mondiale, il suo nome torna incredibilmente d'attualità

Sezione: Interviste e Storie / Data: Lun 20 luglio 2026 alle 09:00
Autore: Mattia Cordì
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