Il pallone è sempre lì e Checco Lepore continua a rincorrerlo con lo stesso entusiasmo di quando era un ragazzino nel settore giovanile del Lecce. Lo fa anche adesso, a quasi 41 anni, durante il lavoro estivo che sta svolgendo a Brescia insieme a Stefano Brasetti, Ernesto Torregrossa e altri calciatori. Perché fermarsi, almeno per il momento, non rientra nei suoi pensieri.

Ventuno stagioni tra i professionisti, più di 500 presenze e ben sette promozioni. L’ultima è arrivata pochi mesi fa con la Folgore Caratese, trascinata dalla Serie D alla Serie C. Prima ancora Varese, Lecce, Monza e Lecco, piazze nelle quali Lepore ha lasciato qualcosa che va oltre i numeri. A Lecce, la sua città, ha anche indossato la fascia da capitano. A Lecco, invece, è diventato uno degli uomini simbolo dello storico ritorno in Serie B dopo cinquant’anni.

Oggi, però, Lepore è senza squadra. Il contratto con la Folgore non è stato rinnovato, nonostante la disponibilità del calciatore a restare anche partendo dietro nelle gerarchie. E soprattutto un messaggio: Checco ha ancora voglia di giocare, allenarsi e mettere la propria esperienza al servizio di una squadra.

LEPORE NO STOP - In attesa di conoscere il proprio futuro, Lepore non ha mai smesso di lavorare. In queste settimane si sta allenando a Brescia, con un solo obiettivo: presentarsi nelle migliori condizioni possibili nel momento in cui arriverà una nuova opportunità: "Sto bene e mi sto allenando. Sto svolgendo un lavoro estivo a Brescia con Stefano Brasetti, insieme a Torregrossa e ad altri giocatori. Voglio farmi trovare pronto, perché la mia intenzione è continuare a giocare".

Per capire il suo presente bisogna tornare allo scorso gennaio, quando Lepore decise di lasciare il Team Altamura, in Serie C, per accettare la chiamata della Folgore Caratese. Una scelta maturata nonostante fosse centrale nel progetto biancorosso: "Quando ho firmato con la Folgore ero ad Altamura, in Serie C. Stavo benissimo, giocavo e non avevo chiesto di andare via. Poi è arrivata questa chiamata: mi hanno chiesto di dare una mano per provare a vincere il campionato e ho accettato con grande entusiasmo. Si era parlato anche della possibilità di proseguire insieme in caso di promozione. Io ho cercato di dare tutto quello che avevo e sono felice di aver contribuito al raggiungimento dell’obiettivo".

La promozione è arrivata, ma la continuità immaginata al momento del trasferimento non si è ancora concretizzata. Lepore aveva manifestato la volontà di restare, accettando anche un ruolo diverso e senza pretendere un posto da titolare: "Ho dato la mia disponibilità a restare, anche accettando di partire dalla panchina. La società sta facendo le proprie valutazioni. Ci aggiorneremo più avanti, ma nel frattempo è giusto che io prenda in considerazione anche altre opportunità. Restare mi avrebbe fatto piacere, soprattutto per la vicinanza alla mia famiglia, ma guardo avanti con grande serenità e con la consapevolezza di aver dato il mio contributo alla promozione".

LE OFFERTE NON MANCANO - Adesso il mercato comincia a muoversi e intorno al suo nome sono già nate alcune situazioni. I tempi, però, dipendono anche dalle liste e dagli spazi che le società dovranno liberare nelle prossime settimane. Lepore, che non ha un procuratore, sta gestendo il proprio futuro in prima persona: "Sì, c’è stata qualche chiacchierata. Paradossalmente ho più mercato in Serie C che in Serie D. Alcune società sono interessate, ma prima devono liberare dei posti: ci sono le liste, il salary cap e diversi incastri da sistemare. Bisogna avere pazienza. Non ho un procuratore, quindi molte chiamate le sto facendo direttamente io ai direttori e agli allenatori. Alla mia età posso permettermelo: nella peggiore delle ipotesi ci siamo fatti una chiacchierata e salutati".

Nella scelta della prossima squadra peserà inevitabilmente anche la famiglia. Lepore vive a Palazzolo, tra Brescia e Bergamo, e restare al Nord rappresenterebbe la soluzione preferita. Senza, però, chiudere le porte a una nuova esperienza "lontano da casa": "La priorità sarebbe restare al Nord, perché vivo a Palazzolo, tra Brescia e Bergamo, e vorrei rimanere vicino alla mia famiglia. Prenderei in considerazione anche una Serie D della zona, purché ci siano una società seria, ambizioni e la possibilità di lavorare bene. Per la Serie C valuterei anche una squadra del Sud, se ci fossero i presupposti giusti".

IL LAVORO DIETRO LE QUINTE - La carta d’identità racconta quasi 41 anni, ma i dati fisici e la cura quotidiana del corpo descrivono un calciatore che sente di poter dare ancora tanto. Non soltanto durante le partite, ma anche nella vita di uno spogliatoio: "Posso, e voglio dare ancora tanto, sia dal punto di vista tecnico e tattico sia sotto l’aspetto umano. Ad Altamura, per esempio, cercavo di far capire anche l’importanza di alcuni dettagli, come la vasca del ghiaccio e il recupero. Possono sembrare piccole cose, ma fanno la differenza. Cerco di trasmettere ai ragazzi il valore del lavoro extra, anche nel giorno libero, e dell’aspetto mentale".

L’esperienza accumulata in oltre vent’anni di professionismo può diventare una risorsa soprattutto per i più giovani. Lepore è pronto a fare da 'chioccia', ma senza limitarsi ai consigli: "Esatto, ma non voglio esserlo soltanto a parole. Bisogna dare l’esempio con i fatti, in campo e fuori. Io sono disponibile anche a essere una seconda scelta e a partire dalla panchina, purché le cose vengano dette con chiarezza fin dall’inizio. Se accetto un ruolo, poi non posso andare dopo due mesi dal direttore o dall’allenatore a chiedere perché non gioco. È normale restarci male quando si va in panchina, perché significa che tieni al tuo lavoro, ma questo non vuol dire diventare un problema. Non lo sono mai stato. Anche quando non giocavo, ero il primo a festeggiare una vittoria".

Proprio per questo, la decisione di lasciare Altamura non fu semplice. Lepore era titolare e godeva della fiducia di Devis Mangia, allenatore al quale è rimasto particolarmente legato. A convincerlo furono la possibilità di avvicinarsi alla famiglia e la prospettiva di dare continuità alla propria esperienza con la Folgore: "Stavo molto bene e avevo un allenatore fortissimo come Devis Mangia. Per me in Serie C è sprecato: è una persona intelligente e un tecnico molto preparato. Gli auguro di arrivare presto in Serie A, perché lo merita umanamente e professionalmente. Ho accettato la Folgore innanzitutto per avvicinarmi alla mia famiglia e poi perché mi era stata prospettata una continuità di lavoro anche per la stagione successiva".

LA PASSIONE - Dagli inizi nel settore giovanile del Lecce sono trascorsi più di vent’anni. Sono cambiate le categorie, le squadre e anche le metodologie di allenamento, ma non la sensazione provata ogni volta che c’è un pallone da rincorrere: "Il sogno di rincorrere quel pallone. La voglia di divertirmi e di sentirmi felice mentre faccio quello che amo. Oggi abbiamo tecnologie e dati che permettono di capire dove migliorare e come lavorare. In passato ci si affidava soprattutto all’occhio dei preparatori e ai loro feedback. Io cerco di sfruttare tutto ciò che abbiamo a disposizione e, allo stesso tempo, di trasmettere qualcosa ai più giovani. Rapportarmi con loro mi piace tantissimo".

Nessuna data cerchiata sul calendario, dunque. Lepore non ha ancora programmato il giorno dell’addio e preferisce ascoltare le risposte della testa e del fisico, stagione dopo stagione: "No, vivo anno per anno. Saranno prima la testa e poi il fisico a dirmi quando sarà arrivato il momento. Finché starò bene, credo che continuerò a giocare. Se nel frattempo dovesse aprirsi una porta interessante per il futuro, la prenderei in considerazione".

IL FUTURO - Quando arriverà il momento di smettere, il suo percorso proseguirà - senza troppi dubbi - nel mondo del calcio. Lepore ha già frequentato e conseguito il corso da club manager e si prepara a iniziare anche quello da direttore sportivo: "Sono ruoli che mi piacerebbe ricoprire. Il corso da club manager mi ha aiutato a comprendere come si muove una società dall’interno. È una figura che può funzionare soprattutto in una piazza nella quale hai lasciato qualcosa e conosci la città, i tifosi e la storia".

E quando si parla di una piazza nella quale ha lasciato qualcosa, il pensiero non può che tornare a Lecce. La sua città, la squadra della quale è stato calciatore e capitano e nella quale sogna un giorno di rientrare con un ruolo diverso: "Sì, sarebbe perfetto perché è casa mia. Sarebbe fantastico. Il presidente (Saverio Sticchi Damiani, ndr) sa che mi piacerebbe, siamo in contatto, anche se in questo momento ha naturalmente tante altre cose alle quali pensare".

Il futuro fuori dal campo però, può ancora aspettare. Oggi Lepore vuole sentirsi ancora un calciatore e mette sul tavolo tutto ciò che può offrire alla prossima società. Esperienza, disponibilità, lavoro e la capacità di trascinare un gruppo ogni giorno: "Ho ancora una grandissima voglia di dare il mio contributo, a prescindere dal fatto che giochi o meno la domenica. Posso aiutare i giovani, i compagni e anche la società, mettendo a disposizione tutto quello che ho imparato durante la mia carriera. Il mio primo pensiero, però, rimane il campo: voglio andare a duemila all’ora ogni giorno, trascinare gli altri e farmi trovare sempre pronto. Ho ancora il fuoco dentro".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Lun 20 luglio 2026 alle 09:30
Autore: Mattia De Pascalis
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