La Serie C 2026/2027 è appena iniziata ma le panchine si sono già scaldate e il primo esonero non ha tardato ad arrivare. La separazione tra Giovanni Ferraro e la Scafatese dopo appena 180 minuti di campionato riporta a galla una delle dinamiche più spietate del calcio italiano: il ribaltone d'inizio stagione. Mandare via un allenatore alla seconda giornata significa azzerare del tutto il lavoro svolto durante il ritiro estivo, ammettendo che la programmazione dei mesi precedenti si è infranta al primo vero impatto con i punti in palio. Un cambio così repentino lascia intendere che la frattura non riguardi solo i risultati del campo, ma soprattutto profonde divergenze tra l'allenatore e la società.

Nel calcio moderno, le due giornate iniziali coincidono spesso con la chiusura del calciomercato, con rose non ancora al completo e con i primi esperiementi fatti con i nuovi innesti. Sollevare dall'incarico un allenatore in questo preciso momento significa consegnare al sostituto una rosa costruita su misura per i principi tattici di un altro. Una scelta di rottura drastica, dettata quasi sempre dal panico di veder compromesso l'intero percorso stagionale fin dai primi passi, dove un avvio storto rischia di danneggiare l'ambiente e la credibilità del progetto.

Ferraro ma non solo. La Serie C è da sempre una categoria dove tenere a lungo una panchina è, tanto più negli ultimi anni, un'impresa ardua e laboriosa, spesso basata su legami forti con la piazza e con un senso di appartenenza che supera ogni tanto anche i risultati sul campo. Esoneri a metà stagione, nel clou del campionato o durante le ultimissime giornate: tutte situazioni possibile e verificate, ma mai rare come le separazione dopo appena due giornate dall'inizio del campionato.

Il tecnico della Scafatese ha visto il suo legame con la panchina gialloblù interrompersi dopo una stagione da sogno vissuta con quei colori addosso. L'arrivo a metà stagione e la promozione diretta raggiunta grazie ai lunghi mesi di lavoro. Una piazza che a lui rimarrà grata ma che ora vede la separazione come un addio necessario. Una separazione, la loro, rara ma comunque sempre più usuale nel calcio moderno, sempre più "in voga" tra le dirigenze nelle ultime stagioni di Serie C.

Da Scafati ad Avellino, passando per Mantova: le panchine durate due giornate

Guardando agli ultimi precedenti nella terza serie, il caso di Ferraro alla Scafatese si inserisce in una cerchia molto ristretta ma significativa. Negli anni recenti è successo più spesso di quanto eravamo stati abituati. Ultimi due della lista sono infatti, Massimo Rastelli con l'Avellino nel 2023, esonerato dopo due sconfitte nelle prime 2 gare di campionato e 0 gol fatti. Dopo di lui solo la panchina di Alfio Torrisi saltata a Trapani nel 2024 dopo un solo punto in due gare, arrivati in un clima di enormi ambizioni.

Più indietro nel tempo si ricorda anche la parabola di Antonio Sala. Arrivato a Mantova nel 2013, anche a lui bastarono solamente due giornate, arricchite da un pareggio e una confitta. Anche la sua storia ci riconferma che la Serie C non concede alcun margine di errore.

Cambiare la panchina per ricominciare: ora Scafatese tocca a te

Queste scelte rappresentano da sempre una scommessa ad altissimo rischio per qualsiasi società. Cambiare guida tecnica a settembre può regalare la scossa emotiva nel breve periodo, ma può togliere alla squadra una struttura tattica definita e quella continuità indispensabile per affrontare le insidie di un campionato lungo come la Serie C.

La Scafatese si ritrova così già a un bivio fondamentale della propria stagione, chiamata a dimostrare che la fretta di voltare pagina sia stata una decisione lungimirante e non un semplice impulso dettato dalla foga del momento. L'esordio in Serie C dopo la promozione ha scombussolato quelli che erano i piani della società campana, ora si riparte: idee nuove, progetto diverso, ma obiettivi sempre uguali. 

A cura di Federico Cevoli.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mer 02 settembre 2026 alle 17:08
Autore: Redazione
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