Marco Fioravanti, in collegamento con Vera TV, non parla da sindaco ma da tifoso. Di quelli veri, cresciuti con il rumore dello stadio dentro le domeniche di famiglia e con la scaramanzia cucita addosso. Ospite del programma "Prima Mattina News" ha raccontato il suo legame profondo con l’Ascoli Calcio partendo da un ricordo semplice, quasi intimo: "Vado in curva da quando avevo sei anni">". Una frase che basta a spiegare il rapporto tra il primo cittadino e il mondo bianconero. Non una presenza istituzionale, ma una fede vissuta dal basso, tra gradoni, trasferte, tensioni e riti personali che ancora oggi non abbandona. Perché sì, anche il sindaco ha il suo rito scaramantico. E lo racconta quasi sorridendo, con quel tono da tifoso che prova a non rompere gli equilibri della partita nemmeno nelle abitudini più piccole. L’Ascoli, per Fioravanti, non è soltanto una squadra. È identità cittadina, appartenenza, memoria collettiva. E adesso che la città vive giorni di grande attesa, il messaggio resta chiaro: prima di tutto serve equilibrio.
In città c’è entusiasmo ma anche la consapevolezza che nel calcio nulla sia già scritto. Per questo Fioravanti, intervenendo a Vera Tv, ha voluto abbassare immediatamente i toni dell’euforia: "Non abbiamo preparato la festa". Una frase precisa, quasi studiata per riportare tutti dentro la partita. Perché ad Ascoli l’attesa cresce di ora in ora, ma il sindaco sceglie la prudenza. "Dobbiamo concentrarci sui novanta minuti e rimanere con i piedi per terra", ha spiegato. Parole che fotografano perfettamente lo stato emotivo della città: sospesa tra speranza e tensione. Perché chi conosce il calcio sa bene che certe partite si giocano anche nella testa. E allora Fioravanti sceglie il linguaggio del tifoso navigato. Quello che sa quanto sia sottile il confine tra entusiasmo e scaramanzia. Il clima, però, resta caldo. In città cresce la mobilitazione del popolo bianconero e l’energia delle ultime ore ricorda le grandi giornate vissute attorno all’Ascoli.
Fioravanti ha raccontato qualcosa che va oltre il campo. Perché ad Ascoli il calcio non è soltanto sport ma un elemento identitario che attraversa generazioni, quartieri, famiglie. La curva diventa luogo di appartenenza e memoria condivisa. Il sindaco questo lo sa bene, perché prima ancora delle istituzioni c’è stato il bambino che andava allo stadio a sei anni. Non parla come un amministratore distante, ma come uno che ha vissuto il tifo in mezzo alla gente. Nel passaggio televisivo emerge soprattutto un concetto: la città deve restare unita attorno alla squadra, senza perdere lucidità. L’entusiasmo c’è, la tensione pure ma il messaggio che arriva è quello di una comunità che vuole vivere questo momento con maturità e compattezza.
Alla fine resta soprattutto una frase: "Rimaniamo con i piedi per terra". Un invito alla calma, ma anche un modo per proteggere emotivamente una piazza che vive il calcio in maniera totalizzante. Il sindaco ascolano sceglie il profilo basso. Nessun eccesso di entusiasmo, solo concentrazione e attesa. Nel frattempo, però, la città si prepara a vivere un'altra pagina di passione bianconera. Nei bar, le piazze e tra gruppi di tifosi, l’atmosfera cresce e il conto alla rovescia accompagna ogni conversazione. Perché certe passioni, ad Ascoli, non cambiano mai.
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