Ci sono distanze che il calcio riesce ad accorciare in un attimo. Anche quando in mezzo ci sono mille chilometri, una vita costruita all'estero e anni passati lontano da casa. Maurizio Reda vive e lavora a Parigi da tempo. La Francia è diventata quotidianità, abitudini, lavoro. Ma certe cose non cambiano. L’Ascoli, ad esempio. E così domani prenderà posto di nuovo in curva al Del Duca per la finalissima tra Ascoli e Brescia. Come faceva anni fa, come se il tempo, in fondo, non fosse mai passato davvero. Vivere all’estero cambia tante cose, ma non cancella certe appartenenze. Per Maurizio il ritorno allo stadio non è soltanto una partita, è un rito emotivo e della finale contro il Brescia parla quasi con rispetto, come fanno i tifosi che conoscono bene il peso delle partite decisive. Con Maurizio emerge soprattutto il rapporto unico tra la città e il calcio. A Parigi segue ogni partita, ogni notizia, ogni discussione social attorno al mondo bianconero. Ma domani sarà diverso, in mezzo ai cori del Del Duca, ci sarà anche lui. Uno dei tanti tifosi bianconeri che vivono lontano, ma che continuano a sentirsi ascolani ogni volta che l'Ascoli chiama a raccolta.

Da Parigi alle Marche, un legame che non si è mai spezzato

Per assistere alla finale playoff contro il Brescia, Maurizio ha deciso ancora una volta di mettersi in viaggio verso il Del Duca. Un percorso che conosce a memoria e che, nonostante gli anni trascorsi all'estero, continua a regalargli le stesse emozioni. "Ogni chilometro che mi avvicina ad Ascoli è come un ritorno a casa", racconta. Il tragitto attraversa i Sibillini, passa vicino all'alto Maceratese dove vive la sua famiglia e si trasforma in una sorta di rito personale. Questa volta, però, il viaggio ha un sapore ancora più speciale perché all'arrivo c'è una finale che vale una stagione. Lontano dalle Marche, l'Ascoli continua a occupare uno spazio centrale nella sua vita. Non è soltanto una squadra di calcio, ma un pezzo della sua identità.: "Rappresenta la mia storia, le radici, gli amici d'infanzia, quelli dello stadio e i ricordi legati alla città".

Parigi è una metropoli internazionale, sede di uno dei club più importanti d'Europa, ma per Maurizio il rapporto che lega gli ascolani alla propria squadra ha qualcosa di unico. Un sentimento che va oltre i risultati e che affonda le proprie radici nella storia di un territorio: "Sono valori che non si comprano e non si trasferiscono. Servono generazioni per costruirli". Col passare degli anni anche alcuni amici francesi hanno imparato a conoscere il suo amore per il Picchio. Sanno che il suo umore spesso dipende dai risultati dell'Ascoli e che ogni weekend è scandito dalle vicende bianconere. Qualcuno si è persino appassionato: "Ormai almeno quattro francesi seguono i risultati dell'Ascoli. Alcuni li ho portati direttamente al Del Duca".

Il ritorno al Del Duca e il sogno della Serie B

Quando gli si chiede il ricordo più bello da tifoso, Maurizio non ha dubbi. Torna indietro nel tempo, a una serata di Coppa Italia sotto una pioggia incessante. L'Ascoli eliminò ai rigori il Milan allenato da Arrigo Sacchi: "Ero in Curva Sud. Al gol decisivo di Destro fu un'esplosione di gioia. Sono momenti che non dimenticherai mai". Tra le cose che gli sono mancate di più in questi anni lontano dallo stadio c'è soprattutto l'inno bianconero. Quelle note per lui continuano a provocare brividi. Ma c'è anche un pensiero più personale: "Mi manca vedere le partite con Gianni. Domani prima del calcio d'inizio lo ricorderò sicuramente".

In vista della finale contro il Brescia, le emozioni si mescolano alla tensione. Maurizio è convinto che l'Ascoli abbia tutte le qualità per conquistare la promozione. Vede una squadra tecnica, organizzata e guidata da un allenatore capace di leggere ogni momento della partita. La fiducia non manca, così come la speranza di vivere una notte indimenticabile. E allora torna spontanea la domanda: vale ancora la pena percorrere tanti chilometri per una partita di calcio? Per Maurizio la risposta arriva senza esitazioni. Prima della partenza qualche dubbio può anche affacciarsi, ma dura poco. Perché una volta rimesso piede nella propria terra, circondato dalla propria gente e dai propri colori, tutto acquista un significato diverso: "Anche in caso di sconfitta sai che ne valeva la pena". Perché il viaggio non è soltanto una trasferta, è un modo per ritrovare se stessi. E se poi al termine della serata dovesse arrivare anche la Serie B, allora il ritorno a casa avrebbe il sapore perfetto.

Perché si può vivere a Parigi, lavorare all'estero e costruire una nuova vita lontano. Ma quando il Picchio chiama, certi legami restano impossibili da spezzare.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Sab 06 giugno 2026 alle 18:15
Autore: Matteo Mattei
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